Tornano le chiusure domenicali nel polo museale veneziano e i dipendenti chiudono il rubinetto: non saranno più disponibili a coprire i buchi per festivi, ferie e malattie alle Gallerie dell'Accademia, alla Ca' d'Oro, a Palazzo, Grimani, al Museo Orientale e Archeologico. E già da domenica prossima la Ca' d'Oro sarà chiusa al pubblico. Lo stato di agitazione è stato proclamato ieri da Cgil, Cisl, Usb e Flp e a scatenare l' ira dei sindacati è stato il fatto che per tenere apertele Gallerie dell'Accademia domenica scorsa sono stati chiamati i lavoratori della Società Venezia Accademia che svolge in appalto il servizio di vigilanza. Mentre i dipendenti aspettano da sette mesi di vedersi pagato il lavoro festivo fatto lo scorso anno. Come dire: soldi per noi non ce ne sono, per gli appalti si trovano. Per questo lunedì hanno disertato la trattativa sul nuovo orario che avrebbe dovuto risolvere i problemi di carenza del personale che da marzo obbligano il Polo museale a navigare a vista. «Non c'entrano nulla le cooperative con i dipendenti - si impunta la soprintendente Giovanna Damiani - Io devo tenere aperto perché altrimenti è interruzione di pubblico servizio. Ma una cosa sono i soldi che può gestire la soprintendenza per le cooperative, altro sono le paghe per i dipendenti, che sono gestite dal ministero. Se non si sanno certe cose, meglio non parlarne . Il bizantinismo burocratico è insomma questo: il polo museale ha disposizione dei fondi per gestire appalti esterni, ma non per il personale interno. Perché non si possono usare per il personale che già c'è, invece di reclutarne di nuovo? La burocrazia statale non lo prevede. Ma prevede che palazzo Grimani possa essere aperto sette giorni su sette con il personale della società che ha curato l'allestimento. I sindacati si sono infuriati quando hanno saputo che, senza essere stati consultati, il lavoro all'Accademia era stato affidato alla cooperativa e hanno dichiarato lo stato d'agitazione. «Non è prevista contrattazione su questa materia, come se dovessi chiedere ai sindacati il permesso di restaurare un quadro», dice a mo' di esempio la soprintendente. D'altra parte i lavoratori non possono mandare al ministero gli esattori per riscuotere i soldi arretrati, né la trattativa sul pagamento delle domeniche per il 2012 Si è sbloccata. Siamo a maggio e a Roma non si è ancora deciso se ci sono i soldi per pagare chi lavora un festivo su due all'anno, 25 domeniche, o se i fondi bastano appena per coprire una domenica su tre.