Meno di un mese di polemiche, conti al setaccio, incontri stampa infuocati, accuse e controaccuse e la storia del MAXXI si è rivoluzionata. In meno di 24 ore nell'avveniristico museo progettato dall'archistar Zaha Hadid sono saltati i vertici per le dimissioni del Presidente Pio Baldi, del suo vice Roberto Grossi, del consigliere di amministrazione Stefano Zecchi. Ed è arrivato il commissario straordinario, nominato dal ministro per i Beni Culturali Ornaghi. E l'architetto Antonia Pasqua Recchia, segretario generale del dicastero del Collegio Romano. Una scelta ovvia. Il contenzioso per il MAXXI derivava dai no dello Stato alla richiesta di finanziamenti oltre i due milioni di euro. E dalla constatazione, secondo il Mibac, di un buco di undici milioni, rimandata al mittente da Baldi. L'altro appunto del ministero, l'incapacità del MAXXI, che è una Fondazione, di attrarre sponsor e nuovi soci. Per questo tre settimane fa Ornaghi ha chiesto al Museo del Ventunesimo Secolo - in via Guido Reni, nel cuore del quartiere Flaminio - di presentare il bilancio di previsione del 2012, in assenza del quale il pretenzioso contenitore dell'arte contemporanea avrebbe subito il commissariamento. I vertici del museo hanno risposto con le cifre: i biglietti venduti coprono la metà delle spese, il sostegno dello Stato si è troppo ridotto dagli iniziali sei milioni, una struttura costata 160 milioni e inaugurata due anni fa non può camminare già da sola, cospicui finanziamenti pubblici hanno i musei di tutto il mondo. Ma il niet del Ministero e la pressione alla quale si è sentito sottoposto hanno indotto Pio Baldi, che alla gestazione e nascita del MAXXI aveva assistito passo passo, a inviare una lettera di dimissioni ad Ornaghi. «Si è interrotto il rapporto di fiducia», la motivazione del presidente. A ruota ieri mattina hanno dato forfait gli altri due membri del Cda. Il ministero non ha battuto ciglio: nella controra è arrivata la nomina della Recchia, un nome che piace anche all'agguerrito sindacato interno, Uilbac. Un incarico breve, ha subito specificato, soltanto quattro mesi, eventualmente rinnovabili: «Mi insedierò il prima possibile. Da Ornaghi ho avuto il mandato di fare di tutto perché il MAXXI continui, mantenga la sua programmazione e il suo posizionamento internazionale». La sua priorità sarà studiare carte e bilanci e fare chiarezza sui conti. La Fondazione lamenta infatti - imputandola appunto ai tagli ministeriali - la mancanza di tre milioni di euro per chiudere il bilancio di previsione 2012. Recchia dovrà verificare quanti soldi sono alla fine necessari per mantenere in piedi e attiva la struttura. Non si tratterà comunque solo di fare le pulci ai conti del MAXXI e di provvedere ad ulteriori tagli e risparmi. Tra le prerogative del commissario c'è anche quella di rivedere lo statuto e di mettere in evidenza eventuali criticità (ad esempio la quota fissata per l'ingresso dei soci, ma anche il fatto che attualmente le figure di presidente e ad coincidono) per poi proporre al ministro eventuali modifiche. E non è detto che proprio un'eventuale revisione dello statuto non aiuti anche a sciogliere il nodo di una fondazione ancora a corto di soci. Ma davvero Baldi è una vittima? Rilievi vengono dal suo Cda, nella persona di Zecchi. «E stato bravissimo nella gestione economica», dice il professore di Estetica. Ma poi punta il dito su un altro tasto dolente, quello della programmazione e della gestione culturale del museo nato per diventare il polo nazionale del contemporaneo e competere con gli altri giganti internazionali del settore, dalla Tate di Londra al Reina Sophia di Madrid. «C'è stata mancanza di fantasia e di creatività, poca dinamicità». Sotto accusa anche i direttori, Anna Mattirolo e Margherita Guccione: «Serviva una figura di respiro internazionale, si sarebbe dovuto fare un concorso. Invece è stato un po' come mandare avanti il Freccia Rossa con un motore a carbone». La «rivoluzione» comunque è destinata a moltiplicare le polemiche. Il Pd con Emilia De Biasi, della commissione Cultura della Camera, ha depositato subito un question-time per fare luce sul caso. «Sono incomprensibili le motivazioni che hanno portato alle dimissioni del presidente Pio Baldi e di tutto il consiglio di amministrazione», sostiene chiamando Ornaghi al question time. Il museo «non ha bisogno di un commissario né di un nuovo direttore ma dell'impegno del Mibac», commenta il responsabile cultura del Pd, Matteo Orfini. Lapidaria Giulia Rodano, responsabile cultura dell' Idv: «Si pongono le condizioni per abbandonare il MAXXI a se stesso fino a data da destinarsi». La Uil, come detto, approva la scelta di Recchia e apprezza la durata limitata del commissariamento. Ma avverte: «Niente pezze a colori, serve un piano industriale e culturale».
Il Tempo
10 Maggio 2012
✓ Entità verificate
ROMA - Rivoluzione MAXXI. Una donna commissario
LI
Lidia Lombardi
Il Tempo
Il presidente del MAXXI, Pio Baldi, e il suo consiglio di amministrazione hanno presentato le dimissioni dopo una serie di polemiche e contenziosi con il Ministero per i Beni Culturali. Il commissario straordinario nominato dal ministro Ornaghi ha iniziato a lavorare per risolvere i problemi finanziari del museo. La Fondazione del MAXXI lamenta la mancanza di fondi per chiudere il bilancio di previsione 2012. Il commissario Recchia dovrà studiare le carte e i bilanci del museo e fare chiarezza sui conti.
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