FASTO E DECLINO DEL SETTECENTO BAGHERIA CELEBRA LE SUE VILLE COSÌ PALAZZO ABATELLIS DIVENTÒ GALLERIA DARTE In uno schizzo il maestro veneziano presenta la soluzione per collocare il Trionfo della morte addossato al muro del presbiterio della cappella e inondato dalla luce della cupola la storia, le architetture fastose, il declino, i parchi aggrediti dal cemento. È iniziato a Palazzo Butera il seminario sulle ville settecentesche di Bagheria, questanno dedicato al Palazzo Butera-Branciforte, organizzato dallassociazione SiciliAntica, con il patrocinio del Comune di Bagheria. La prima conferenza, tenuta dallo storico Antonino Morreale, è stata dedicata al tema "Il territorio di Bagheria prima del Branciforte". Il prossimo appuntamento è sabato con larchitetto Sabina Montana che parlerà su "Villa Butera-Branciforte: storia ed evoluzione architettonica". Sabato 19 larchitetto Domenico Sorci, interverrà su "Ledilizia minore a servizio della villa" a cui farà seguito sabato 26 la conferenza dellarchitetto Matteo Scognamiglio dal titolo "Il restauro del complesso monumentale". Il seminario prosegue il 9 giugno con "La Certosa nascita, declino, restauro", incontro tenuto dallarchitetto Laura Marcellino, a cui farà seguito, il 15 giugno, la relazione del tecnico comunale Carlo Tripoli che parlerà de "Il parco perduto". Lultimo incontro si terrà sabato 30 giugno con lintervento della studiosa dArte Rosanna Balistreri che affronterà il tema "Larte esoterica a Palazzo Butera". N el 1953 Giorgio Vigni, allora Soprintendente alle Gallerie della Sicilia, incaricò Carlo Scarpa dellallestimento della nuova Galleria di Palazzo Abatellis, che avrebbe sdoppiato le collezioni sino ad allora custodite nel Museo Nazionale del convento dellOlivella. Larchitettura di Matteo Carnalivari stava allora ancora riemergendo con la sua nitida partitura da una plurisecolare vicenda di manomissioni e superfetazioni, e i lavori di restauro avevano dovuto fare i conti con le distruzioni provocate dei bombardamenti. Per il maestro veneziano, quegli inizi degli anni Cinquanta erano densi di impegni in un settore, come quello della museografia, a cui la tensione culturale del dopoguerra aveva dato nuovo impulso: concentrati in meno di due lustri, si trovano infatti gli interventi per la prime sale degli Uffizi, per il Museo Correr a Venezia, per Palazzo Abatellis e, subito dopo, per il Museo di Castelvecchio a Verona, oltre che una serie di allestimenti espositivi tra cui quello della grande mostra dedicata da Messina ad Antonello nel 1953. La scelta di Vigni riconnetteva quindi il dibattito su musei e architettura in Sicilia allinterno di un contesto ricco di echi e suggestioni internazionali, su cui interverrà Paola Marini, direttrice dei Musei di Castelvecchio, in un incontro chesi è tenuto ieri a Palazzo Abatellis. Per loccasione saranno esposti anche alcuni dei disegni che Scarpa realizzò nella fase di studio dellallestimento. Quello tra Vigni e Scarpa non fu sempre un rapporto semplice: raffinatissimo interprete della luce e dei materiali, attento alla punteggiatura dei supporti e degli elementi darredo secondo la lezione che gli proveniva dagli echi della Secessione viennese diffusi nel clima culturale lagunare di inizio Novecento, Scarpa poteva subordinare alla lettura dambiente dellopera darte la stessa filologia del restauro, se lo riteneva opportuno, a maggior ragione quando il testo architettonico era, come in quel caso, un palinsesto intricato in cui era impossibile ritrovare semplicemente la costruzione originaria. Scarpa, insomma, giocava magistralmente dazzardo con continui coup de théâtre, e per far questo aveva bisogno di giostrare la partitura degli spazi su pochi, calibratissimi manufatti che potessero coagulare il sentimento dellambiente architettonico. I disegni e gli schizzi conservati a Palazzo Abatellis costituiscono in questo una testimonianza esemplare: studi di dettagli della fabbrica antica e di supporti allestitivi, prospettive delle sale, indicazioni precise della collocazione delle opere. Un vero e proprio storyboard in cui prende forma il racconto dellarchitettura e della storia dellarte che il museo mette in scena. In un disegno indirizzato a Vigni, per esempio, presenta quella che poi sarà la soluzione definitiva per il Trionfo della Morte, collocato addossato al muro del presbiterio della cappella, inondato dalla luce della cupola diffusa da un velario: «Ecco il risultato, ti pare possibile?», scrive a macchina; e poi, a mano, aggiunge: «A me sì!». È attuale, oggi, linsegnamento di Scarpa, così impregnato di pura visibilità novecentesca? Accusato negli anni di una concezione estetizzante dellopera darte a discapito della sua storicità, il modello scarpiano è certamente la cifra irripetibile di un maestro che poteva permettersi, come a Palazzo Abatellis, una sequenza spettacolare di prospettive in cui lopera si stagliava come unepifania: il profilo di Eleonora dAragona inquadrato dalle aperture sul fondo del pannello colorato, il gioco sfalsato delle croci dipinte nel grande salone al primo piano, la sottile evocazione dambiente che si coagula intorno alla "Annunciata" di Antonello sistemata di sbieco, lastrazione di geometrie della scala di gradini esagonali, oggi impercorribile per motivi di sicurezza (Scarpa laveva voluta priva di corrimano!), che dalla sala delle sculture sbuca sullo scalone principale permettendo una inusuale prospettiva dallalto sul materiale lapideo esposto. In una cultura locale spesso ossessionata da un filologia che non di rado opera per rifacimenti ipotetici, una operazione come quella condotta da Scarpa leggendo larchitettura tardoquattrocentesca avendo come guida la finalità museale sarebbe oggi impossibile, come dimostrano del resto alcune soluzioni recenti che per eccesso di timore sono risultate anodine, come la Galleria darte moderna o la stessa ala nuova della Galleria regionale. Ci sarà modo di dibattere presto, del rapporto tra musei e architetture storiche, con le prossime riaperture palermitane di palazzo Branciforte, da Gae Aulenti restaurato a nuova sede della Fondazione Banco di Sicilia, e del Museo Archeologico il cui restauro è stato condotto dalla Soprintendenza.