Bertinelli, il sindaco senza lustrini che ha vinto con il 59 «Governerò Pistoia con realismo, ambizione e radicalità» PISTOIA Un sindaco senza lustrini, allergico agli slogan e alle facili parole d'ordine, restio anche a rilasciare un'intervista. Che ha vinto al primo turno a mani basse con il 59 dei voti, a dispetto delle roventi polemiche pre voto che avevano portato 180 militanti del Pd a lasciare il partito. Samuele Bertinelli, 35 anni, dipendente di una libreria, è il nuovo sindaco di Pistoia ed è l'uomo che forse incarna meglio il nuovo Pd che non vacilla di fronte all'ondata di antipolitica. Bersaniano convinto, Bertinelli già a 22 anni era in consiglio comunale e ha vinto le elezioni con un programma di fatto in forte discontinuità con il passato, anche se in campagna elettorale si è guardato bene da sbandierarlo. Bertinelli, com'è riuscito il Pd a resistere al terremoto dell'antipolitica? «Perché in Toscana il Pd è figlio di una tradizione di buon governo che si sostanzia in buona qualità dei servizi, forte coesione sociale e bassa pressione fiscale. A livello nazionale, il Pd ha dimostrato di saper fare delle scelte anche difficili e di esercitare al tempo stesso un ruolo di attenzione all'equità sociale. Insomma, ci siamo configurati come l'unica forza di governo residua». Come giudica il crollo del Pdl e le difficoltà del Terzo polo? «Come un fatto negativo, perché il bipolarismo è entrato a fare parte della coscienza dei cittadini italiani, ma il Pdl non ha mai saputo proporre una visione realistica del futuro della Toscana. Non basta combattere battaglie puramente ideologiche». Nel suo programma sembra prevalere la discontinuità. Perché? «Io mi sono impegnato per presentare un progetto serio di governo della città con realismo, ambizione e anche con radicalità». In che senso radicalità? «Definisco radicalità il chiamare le cose con il loro nome, senza usare un linguaggio edulcorato. Dicendo dei sì e dei no molto chiari». Ad esempio? «Un no chiaro sarà quello al consumo di nuovo territorio e all'utilizzo degli oneri di urbanizzazione per finanziare la spesa corrente, non assecondando una crescita ipertrofica del settore immobiliare per nutrire i bilanci comunali. Il sì netto è quello all'equità sociale, radicalmente intesa. A Pistoia abbiamo dei servizi all'infanzia di straordinaria importanza, ma per ogni bambino c'è da pagare una retta mensile di 420 euro, un costo che già per una famiglia monoreddito diventa proibitivo. Per questo dico che una famiglia che ha i requisiti adeguati può avere anche il nido gratis e questo comporta che chi ha di più deve pagare di più e che la lotta all'evasione deve essere sempre più forte, anche evolvendo i modelli Isee. Se un genitore chiede una riduzione della retta e poi porta il bambino al nido con la Mercedes non potrà più chiedere un'esenzione per vent'anni». Risanamento strutturale del bilancio, equità e minori risorse difficilmente vanno d'accordo, non le pare? «La politica serve proprio a fare delle scelte, cominciando a dare l'esempio per prima. Avrò una giunta con solo 5 assessori, taglierò le indennità di sindaco e giunta del 20 e tutti i benefit diretti e indiretti. Interverremo sulla struttura del Comune riducendo i dirigenti e soprattutto andremo a trovare molte risorse nelle partecipate. In 82 partecipazioni dirette e indirette abbiamo un patrimonio stimabile in un'ottantina di milioni: ha senso mantenere una presenza solo in quelle aziende che si occupano dei servizi essenziali per i cittadini». Insomma, un sindaco senza lustrini? «Voglio dare valore alle cose che valgono. La politica deve smettere di parlare di se stessa; deve essere uno strumento per risolvere i problemi della gente, altrimenti serve solo a chi la fa».