«Che errore tollerare l'assedio per più di vent'anni» «Le offese al decoro stanno sottraendo alla Capitale il turismo d'élite» Tre volte ministro del turismo, tre volte presidente della Federazione italiana gioco calcio e poi molte altre cose ancora (presidente del Milan, membro del comitato esecutivo, presidente di Mediocredito ancora oggi), Franco Carraro, nato a Padova 73 anni fa, è stato anche sindaco di Roma, proprio fra il 1989 e il 1993. E quindi questa storia dei permessi per i camion bar la conosce bene. Provi a ricordare: come nacque questo pasticcio dal quale non ci siamo ancora liberati? «Eravamo alla vigilia dei Mondiali di calcio del '90. Vennero fatte delle richieste e noi concedemmo le autorizzazioni. Si prevedeva un afflusso eccezionale di visitatori e l'idea era semplice: dare più conforto a queste persone in luoghi lontani dai bar veri e propri. Concettualmente, diciamolo, non era sbagliato». E allora dove fu l'errore? «L'errore fu di non farli chiudere subito dopo i Mondiali, come quelle autorizzazioni stabilivano. L'errore fu di chiudere prima un occhio e poi tutti e due, come spesso accade in questa città». Ma lei non rimase in carica altri tre anni? «Sì, fino all'aprile del '93, e la responsabilità per quei tre anni me la accollo tutta. Ma poi ne sono passati altri diciannove e la situazione non è rimasta la stessa, è peggiorata. Pur con le nuove autorizzazioni, tutti ricorderanno che a quei tempi la presenza di camion bar era sicuramente meno numerosa e invasiva di oggi». Ma che tempi erano? Perché non trovo il tempo di occuparsi dei camion bar? «Eravamo tutti concentrati sul progetto di Roma Capitale che fu approvato in Campidoglio nel giugno dell'anno successivo, sul quale avrebbero lavorato Rutelli e Veltroni fino all'amministrazione di oggi. Erano i tempi in cui il Sindaco - che ero io- presiedeva tutte le sedute di consiglio comunale. E ricordo che prima dell'inizio di ogni seduta mi veniva vicino Franca Prisco, consigliere del Pci, poi diventata senatrice, e mi segnalava con suo grande sdegno la presenza di un pullman gran turismo fermo dalle parti di Piazza Venezia. Oggi fa sorridere, lo so». Oggi Roma è soffocata dai pullman dei turisti. «Ne arrivano sempre di più perché le presenze sono aumentate e anche perché ormai moltissimi viaggiano solo in gruppo. E questa città, in generale, fa ancora poco per il turismo, per sfruttare tutto il suo patrimonio, calcolato dagli studiosi fra il 16 e i120 per cento di tutto il patrimonio storico-archeologico mondiale. Mi ha capito bene? Mondiale. Eppoi mi lasci dire: Roma non intercetta più, anzi, tende a escludere la fascia medio alta del turismo per motivazioni varie e per una soprattutto, perché presta poca attenzione al decoro». E quindi vi dimenticaste dei camion bar... «Diciamo che fummo sopraffatti da un certo sistema purtroppo dominante in questa città: tu concedi un dito, poi si prendono tutte le dita, poi il braccio e quindi tutto il resto, per fasi successive e neanche legalmente. E non dimentichiamo neanche che quelli furono i giorni di Tangentopoli: a Roma ci furono inchieste, arresti. dimissioni a catena, fino all'arrivo del commissario e alla vittoria di Rutelli. E con gli anni tutto l'insieme è progressivamente degenerato». Cosa rimprovera alle giunte che si sono poi succedute? «Sono arrivate amministrazioni di colori diverse, ma tutte hanno mostrato una grande tolleranza verso il fenomeno e francamente non so se sia stata positiva. Come posso spiegarmi meglio? Ecco, un po' di disattenzione». Che futuro sognava per questa città? Che futuro sogna ancora? «Coltivavamo il progetto-sogno dello Sdo, il sistema direzione orientale, per restituire il centro storico ai residenti, ai negozi, al turismo, per portare fuori dal centro i ministeri, le banche, gli uffici. Quel progetto-sogno si è prima ridotto a un sogno e poi neanche a quello: nessuno ne parla più, tutti si sono rassegnati. Ecco, bisognerebbe riprenderlo tra le mani, rileggerselo, coltivarlo ancora. Varrebbe la pena di farlo, proprio ora che anche Milano si sta muovendo: sta mandando fuori perfino le banche da piazza Cordusio».