Innocenzo Cipolletta Coordinatore del Comitato scientifico di Venezia e il Nord-Est capitale europea dello Cultura nel 2019 Dopo il boom economico iniziato negli anni '70 l'area nord orientale del Paese punta sul binomio Economia-Cultura per rilanciare la crescita Nel 2019 toccherà all'Italia ospitare la capitale europea della Cultura, assieme alla Bulgaria. Molte sono le città e le aree territoriali che stanno pensando a candidarsi, segno della ricchezza della cultura nel nostro Paese. Un segno che va in controtendenza in un Paese dove i fondi pubblici perla cultura vengono continuamente ridotti e dove l'impegno privato non viene sostenuto fiscalmente. Dobbiamo fare in modo che questa gara riaccenda l'interesse per gli investimenti nella cultura e per la salvaguardia dei beni culturali. La gara parte da subito e vede Venezia e il Nord-Est già molto impegnato a rappresentare il Paese. È stato costituito il Comitato promotore con i rappresentanti di tutto il territorio (Comune e Provincia di Venezia, Regione Veneta, Provincia autonoma di Trento, Provincia autonoma di Bolzano, Regione Friuli-Venezia Giulia), un Consiglio direttivo, un Comitato scientifico, un direttore per la proposta di programma. È stato deciso che si punterà sul tema del rapporto tra cultura ed economia: un tema rilevante in una fase lunga di bassa crescita, con aumenti della disoccupazione e riduzioni della spesa pubblica. Proprio le necessità di riduzione della spesa pubblica stanno colpendo in modo sconsiderato la spesa perla salvaguardia e lo sviluppo della cultura nel nostro Paese. Un controsenso se si pensa che la cultura è alla base dello sviluppo che l'Italia ha avuto in questi ultimi 6o anni. Il cosiddetto miracolo economico non aveva nulla di miracoloso. Era lo sforzo quotidiano di milioni di persone che hanno saputo accedere alla modernità perché provvisti di una cultura che aveva consentito loro anche di superare gli anni bui del fascismo e dell'autarchia. Se andiamo a vedere l'ultima parte del miracolo economico, che è costituita dalla crescita forte e consistente del nostro Nord-Est, a partire dagli anni 70, si capisce perché abbiamo scelto il tema del rapporto cultura-economia per rappresentare Venezia e il Nord-Est capitale europea della Cultura nel 2019. Senza la cultura di questo territorio non si sarebbe assistito alla sua crescita e al suo sviluppo recente. Il Nord-Est non è la negazione della cultura, come qualche osservatore frettoloso e interessato ha voluto rilevare. Al contrario lo sviluppo di questo territorio è il prodotto di una cultura laboriosa e capace di creare qualità, una cultura distribuita su tutto il territorio, fatto di città e di campagne che sono cresciute assieme, non sempre in modo armonico, ma con una forte radi-cazione territoriale. Investire nella cultura significa anche investire nella nostra capacità di crescita. Questo è il messaggio che la candidatura di questo territorio vuole lanciare. E se lo sviluppo viene dalla cultura, allora dobbiamo insistere e anche evidenziare alcuni progetti che faranno sorgere attività economiche dalla cultura. Per questo punteremo sul rapporto forte tra università, ricerca, imprese e attività culturali, da cui possono nascere sistemi produttivi capaci di risolvere problemi di conservazione, di produzione delle attività culturali e di competere sui mercati con tecnologie nuove. D'altro canto già il nostro Paese svolge attività sofisticate di restauro dei beni culturali, proprio in virtù delle competenze acquisite sui nostri tesori. E questa è un'attività che nessuno ci può copiare e sulla quale possiamo competere con tutti gli altri Paesi. Venezia e il Nord-Est parteciperanno alla gara per vincere. Anche altre città competeranno con la stessa volontà. E questo sarà già un bello sforzo che non deve andare perduto. Il vincitore si potrà fare carico di portare avanti anche alcuni progetti di quanti non saranno selezionati. Ma soprattutto il ministero dei Beni culturali dovrà non disperdere questi sforzi generosi e valorizzare a pieno quanto di buono emergerà da questa competizione, dove l'Italia deve presentarsi al meglio, posto che le attese verso il nostro Paese sono certamente elevate e non possiamo deluderle.