I punti programmatici del nostro «Manifesto per la cultura» sono condivisi da associazioni, fondazioni, istituzioni educative e culturali che ora spingono sulle amministrazioni locali Politica e cultura si sono sempre guardate con sospetto, soprattutto in tempi di crisi economica. Entrambe concentrate sui bilanci che non quadrano, in lotta per le ridotte disponibilità finanziarie, oggi trovano un modo per parlarsi con meno diffidenza. Con il Manifesto perla cultura del Sole 14 Ore, amministrazioni locali e associazioni territoriali recuperano un obiettivo comune: le città devono tornare a essere quel laboratorio di cultura, creatività e sviluppo che furono durante la ricostruzione del secondo dopoguerra. Candidati sindaco e associazioni locali, in campagna elettorale, si sono ritrovati a condividere i punti programmatici del Manifesto per la cultura lanciato i119 febbraio scorso. Domenica 29 aprile, in queste pagine, abbiamo riportato una selezione delle adesioni dei candidati alle amministrative di oggi: da Verona a Palermo, da Genova all'Aquila i sindaci hanno sottoscritto i cinque punti del Manifesto «Niente cultura, niente sviluppo» facendoli diventare parte integrante dei loro programmi elettorali In molte città, l'incoraggiamento a presidiare i grandi capisaldi su cui si basa il Manifesto (una costituente perla cultura; strategie di lungo periodo; cooperazione tra ministeri; l'arte a scuola e la cultura scientifica; merito, complementarietà pubblico-privato, sgravi ed equità fiscale) è partito dal basso. Associazioni, fondazioni, istituzioni educative, realtà culturali hanno preso posizione per spingere gli amministratori a mettere la cultura al centro dell'azione politica. Una volta adottato il Manifesto, le associazioni hanno chiamato a raccolta i rappresentanti del governo locale chiedendo l'impegno per una politica più lungimirante nel valorizzare il patrimonio storico artistico del territorio, proponendosi come incubatori di iniziative e progetti finalizzati allo sviluppo di una cultura in grado di rimettere in moto il Paese. Sta forse cambiando lo scenario? Certamente sono nate sinergie tra istituzioni e cittadini che, se ben coltivate, potranno dare il via a un'azione di sistema globale e articolata che impieghi tutti gli strumenti finanziari a disposizione, pubblici e privati, nazionali e non, e mobiliti tutti i soggetti e gli attori economici, sociali, istituzionali e culturali per tornare a crescere. Tra le numerosissime iniziative e adesioni che sono arrivate in redazione ne abbiamo selezionate alcune e nel giorno del voto amministrativo e del silenzio della politica, abbiamo deciso di dare voce ai rappresentanti di quelle realtà che credono nella cultura e si impegnano a livello locale per difenderla e promuoverla. Singole voci in rappresentanza di un coro che parla tutti i dialetti d'Italia. Web. Parte dal portale economico www. piueconomiacampania.it l'iniziativa di sottoporre la sottoscrizione del Manifesto ai candidati sindaco del Comune campano di Solofra. «Abbiamo invitato i sindaci a un confronto pubblico sul tema della cultura - dicono dalla redazione - perché riteniamo sia un essenziale motore per lo sviluppo delle province campane, in particolare le zone interne, ricche di riferimenti e giacimenti culturali di prestigio». Scienza. A Verona sono stati l'Accademia di Agricoltura Scienze e Lettere e l'associazione Madri insieme a proporre i cinque punti del Manifesto ai candidati. «Siamo convinti - dice il presidente dell'Accademia, Galeazzo Sciarretta - che al giorno d'oggi se la cultura umanistica è un lodevole lusso, quella scientifica è un'imprescindibile necessità per lo sviluppo». Cultura umanistica. Docenti universitari, insegnanti, letterati, studenti. Le adesioni sono a centinaia e altrettante le iniziative e i dibattiti promossi negli atenei e nelle scuole a cui sono stati invitati gli amministratori locali. Al di fuori delle istituzioni esistono anche numerose realtà "private" che fanno della promozione della cultura l'attività principale. Tra queste l'associazione Eleatica che, con la Fondazione Alario per Elea-Velia Onlus, ha aderito al Manifesto «auspicando per il futuro una più intensa e fattiva collaborazione con le amministrazioni locali del Cilento, con enti pubblici e privati e con tutti i cittadini, al fine di realizzare quella "rivoluzione copernicana nel rapporto tra cultura e sviluppo" in grado di portare vero sviluppo in terra cilentana». Sociale. La cultura inizia tra le mura domestiche. Un compito primario che non va demandato alla scuola o alle istituzioni. Tutti devono avere un ruolo attivo nel crescere gli adulti di domani. Ne sono convinti i genitori dell'Agesc che per voce della presidente nazionale Maria Grazia Colombo affermano: «L'interesse per la cultura, quella vera, ti spalanca al mondo e non ti lascia mai in pace». Musica. La Federazione Cemat riassume diverse istanze provenienti dal mondo della musica che, dicono, aspetta da anni di avere una base di condivisione di alcuni principi legati alla creatività, ricerca artistica, sviluppo delle nuove carriere. «Oggi - dice la presidente Gisella Belgeri - è chiaro che il talento serve e deve esser riconosciuto e supportato, non per il bene degli artisti ma per il Paese». Teatro. Dalla Calabria una voce di speranza. Dora Ricca del Teatro dell'Aquario dice: «Abbiamo aderito al Manifesto perché da oltre trent'anni lavoriamo per la rinascita culturale e civile della nostra terra. Ci facciamo portavoce con gli amministratori locali della richiesta di una maggiore attenzione nei confronti della cultura e di un miglior impiego del denaro pubblico». Cooperative. Dalla Legacoop Toscana arriva la profonda convinzione della necessità di strategie di lungo periodo nella cultura, di un riassetto istituzionale delle competenze, di un più convinto slancio delle politiche di integrazione fra pubblico e privato, oltre che alle misure per agevolare gli investimenti in cultura. Associazione governi locali. Legautonomie, l'associazione nazionale di governi locali, aderisce al Manifesto «Per una costituente della cultura» e se ne fa promotore presso gli amministratori locali, perché, dice il presidente nazionale Marco Filippeschi, «i Comuni devono pensare in modo nuovo alle politiche culturali, generatrici di crescita anche economica. Si deve creare un sistema, agile, con nuove forme di gestione oggi possibili, anche in virtù del contenuto del Codice dei Beni, con una propensione per coinvolgere i privati, non solo per chiedere risorse, ma per acquisire metodi operativi».