In un momento oscurantista in cui sono alla ribalta le lauree conseguite da Renzo Bossi a Tirana o il diploma di Belsito all'università telematica John Kennedy di Milano, ci si chiede scoraggiati che fine abbia fatto chi ha la responsabilità dei processi culturali nel nostro Paese. Dopo molti anni di letargo, speravamo in un rimbalzo dal governo dei tecnici, con la squadra dei professori molto più attenta alla valorizzazione del nostro patrimonio culturale. E invece, come diceva Andrea Carandini in una recente intervista a Sette, dopo l'asse Tremonti-Lega che era addirittura anti-cultura, da questa compagine governativa non si è sentita in materia una sola parola. Il tema non è in agenda e il governo sembra snobbarlo. Peccato perché alcuni ministri, come Passera o Gnudi, in precedenti abiti civili, avevano manifestato una precisa sensibilità, che oggi però sembra evaporata. Intanto i musei di arte contemporanea sono in coma irreversibile: il Maxxi a due anni dall'apertura è a minaccia di commissariamento, Palazzo Riso a Palermo è sull'orlo della chiusura, il Madre a Napoli non sa di che lacrime piangere. Molti dei 14 teatri lirici, se fossero organizzazioni vincolate all'economicità, dovrebbero portare i libri in tribunale. Gli operatori dello spettacolo dal vivo attendono una legge che gli ultimi tre Ministri della Cultura hanno promesso e mai attuato. Nella classifica annuale appena diffusa dei migliori 5o ristoranti stellati al mondo, gli chef italiani si sono dimezzati (da 6 a 3), mentre Francia, Inghilterra e Spagna incassano un discreto bottino. E se l'arte visiva si dispera, anche il cinema non sta troppo bene: al ricevimento di venerdì al Quirinale per i David di Donatello, nessun sorriso tra attori e produttori paragonabile a quello di Jean Dujardin, capitano della jeune vague francese, dopo aver conquistato a Hollywood 5 oscar con The Artist. Peccato tutto ciò, perché proprio in un momento di crisi arti e cultura hanno la capacità profetica di anticipare le evoluzioni della comunità, di trasformare la testa dei cittadini, di sfruttare la forza del genius loci nei distretti territoriali. Falsificando così il teorema che esse siano un buco che risucchia le risorse scarse. La cultura non solo appaga, ma soprattutto paga.