Scoperto all'Accademia di Carrara un gesso mai catalogato CARRARA La veste sembra ancora fluttuare. Le pieghe e il morbido fiocco sul fianco hanno sfidato il tempo. Così come la coroncina sui capelli, che, con grazia, trattiene i riccioli scomposti sulla fronte. C'è tutta la delicatezza del maestro, Antonio Canova, in questo gesso, alto poco più di un metro e datato 1810, che l'Accademia di Belle Arti di Carrara ha ritrovato, nel suo magazzino, stipato insieme ad altre 200 opere. Fino ad oggi era sfuggito alle catalogazioni, anche all'ultima, quella del 1981. E' un capolavoro valutato due milioni di euro: il titolo dell'opera è "Danzatrice con le mani sui fianchi". La «seconda ballerina», come l'hanno subito chiamata, con affetto in città, dove tutti aspettano di vederla in mostra, da giovedì prossimo, proprio nell'Aula Magna dell'Istituto di Belle Arti, nell'ambito della grande esposizione "Il tempo di Elisa: il mito e la bellezza". Di ballerine di Canova, infatti, ce n'è un'altra, fino ad oggi l'unica nota: è la Danzatrice col dito al mento. Ma in un documento del 1964 si parlava di due danseuse: un mistero risolto meno di un anno fa quando, fra i tesori stipati nel laboratori di scultura, poco distante dall'Accademia, è venuta finalmente alla luce la danzatrice. O meglio è stata riscoperta e, subito offerta alla città. Il viaggio di questa figurina in gesso è stato lungo e complicato; ne porta i segni sul corpo e sul volto. Le braccia, al momento non ci sono: «Ma non è escluso - dice il presidente dell'Istituto di Belle Arti Simone Caffaz - che possano essere recuperate nell'ambito di un più complesso restauro». Non ha nemmeno un pezzo di naso. Ma questo non toglie nulla al suo fascino. Del resto ne ha passate davvero parecchie: prima (fino al 1995) è stata conservata in uno scantinato umido alla Lugnola, poco lontano dal centro cittadino, dove poi sorse il mercato coperto. Finì poi nel laboratorio di scultura a Monterosso (questa volta in zona ospedale) e, grazie ad una serie di scaffali acquistati a un'asta giudiziaria dal precedente direttore dell'Istituto, Marco Baudinelli, conservata un po' meglio. Ma sempre insieme a più di duecento opere. Forse proprio la ricchezza di questo patrimonio, ancora senza casa, ha reso difficile individuare questo gioiello. Ma adesso l'Accademia ha intrapreso un percorso di valorizzazione della sua preziosa gipsoteca. Anche attraverso una campagna: «Adotta un gesso dell'Accademia) che il presidente Simone Caffaz lancerà dal prossimo anno, rivolta soprattutto agli industriali del marmo, per tutta una serie di restauri mirati e sponsorizzati. «Le risorse a disposizione per l'arte sono sempre meno - afferma Caffaz - Ma non vogliamo perdere i nostri tesori, questa nostra gipsoteca che è tra le più importanti del mondo. Stiamo ancora cercando una casa che possa contenerli tutti insieme: ormai ne parleremo con al futura amministrazione». Ma, intanto, chi vorrà ammirare alcuni dei capolavori del Canova, potrà farlo nella mostra in programma dal prossimo giovedì (10 maggio) fino alla fine di settembre all'interno dell'Accademia. Nella rassegna "Il tempo di Elisa" di gessi del Canova ne sono esposti sette. Oltre alla, ritrovata Danzatrice con le mani sui fianchi, sono esposti: Letizia Ramolino Bonaparte, Autoritratto, Monumento a Vittorio Alfieri, Venere e Adone. Venere Italica, e la Danzatrice col dito al mento.