Patrimoni da difendere - Accorato appello di Gian Antonio Stella, ospite del Teatro Sociale, per la tutela del paesaggio e dei beni storici «Comaschi, ridate il lago alla vostra città». Si è appellato così, Gian Antonio Stella, ai tanti nostri concittadini che hanno affollato il Teatro Sociale giovedì sera per ascoltarlo narrare il suo viaggio attraverso le "brutture" d'Italia. Giornalista e opinionista del "Corriere della Sera" e, soprattutto, "fustigatore", assieme al collega Sergio Rizzo, del malcostume italico in materia di gestione del paesaggio, del patrimonio artistico e culturale in genere, del territorio in tutte le sue forme ed accezioni, dei simboli stessi di questa nazione e della sua storia, Stella era ospite del ciclo "Primavere di Como" del quotidiano "La Provincia". Con il collega Sergio Rizzo ha scritto Vandali, e proprio sulle pagine - e sulle immagini di questo libro il giornalista veneto ha basato la sua narrazione, che ha voluto intitolare "Assalto alle bellezze d'Italia". «La vera questione è la cultura, e la sua degenerazione. È dalla perdita del senso del bello, e dall'affermarsi di una civiltà del brutto, attenta solo al rendimento economico, che nascono i problemi». Como non fa eccezione. Cosa pensa, Stella, di una città che sta maltrattando il suo lago e allo stesso tempo è capace di organizzare, ormai da un decennio, mostre che attirano, ogni anno, decine di migliaia di visitatori non solo da tutta Italia ma anche dai Paesi vicini e perfino dal Giappone, dagli Usa e dal resto del mondo? «Anche a Como e sul Lario sono state compiute tante nefandezze: i vandali hanno portato le loro devastazioni anche qui», ha detto Stella. A cominciare dalla palizzata che per la quinta estate, ormai, separa Como da quel lago da cui è nata «e del quale deve riappropriarsi». Ma l'elenco non è certo limitato a quello. «Bisogna riportare il lago nella città, senza dimenticare, però, di concentrarsi anche su tutto quanto questa città ha di bello, non solo il lago». Stella ha voluto mettere in chiaro che il problema va ben oltre il grande monumento, la villa d'epoca, il giardino storico, ma investe anche l'intero patrimonio edilizio e architettonico, anche quello apparentemente meno nobile, l'assetto urbanistico di una città, grande o piccola che sia, il singolo edificio, residenziale o commerciale. Insomma, la "cultura del brutto" che vince, a Como come nel resto del Paese. «In Veneto e in Lombardia siamo arrivati, rispettivamente, all'11 e al 14 per cento di territorio urbanizzato: togliendo le montagne e i laghi, significa che la gran parte di queste due regioni è coperta da costruzioni». Non solo, ma ci sono comuni che lo sviluppo economico ha trasformato da comunità umane in zone industriali e artigianali che si susseguono l'una dopo l'altra, sovrastando di gran lunga gli insediamenti abitati. «E adesso vogliono anche mettere le mani sul territorio tra Mantova e Verona, ancora in buona parte integro, in quella che loro chiamano "riqualificazione"». Tutto questo non è solo una questione estetica, e nemmeno di differenza di opinione sulle modalità dello sviluppo di una comunità e di un territorio, ma al contrario investe ogni aspetto della società, «perché laddove vince il brutto vince la criminalità organizzata. Mafia e camorra amano il brutto, perché chi è abituato a vivere in mezzo a brutture e scempi paesaggistici, ambientali, architettonici, è destinato a essere preda facile per il crimine». Senza dimenticare il valore della cultura, del bello, quali produttori di benessere se non di vera e propria ricchezza. «Bilbao ha investito molto nella realizzazione del Museo Guggenheim, ma in soli sette anni hanno ricavato 18 volte quanto speso». Per non parlare del Louvre: il più grande museo al mondo - «Diretto da una giovane ragazza di 34 anni lombardo-veneta!» - da solo ogni anno incassa una volta e mezzo l'intero settore museale e della cultura del nostro Paese. Un paragone da far impallidire. Un successo che ha spinto le autorità francesi a "inventarsi" una sorta di Louvre 2 da realizzare a Lens, una "Sesto San Giovanni" transalpina, ma «dove ora sorgerà un nuovo centro espositivo: 1,2 miliardi di investimento, dai 7 agli 8 miliardi di ritorno economico previsti». Mentre in Italia Como maltratta il suo lago e a Pompei viene distrutto il teatro romano. Franco Cavalleri
Gian Antonio Stella: Anche a Como hanno colpito i vandali
Gian Antonio Stella, giornalista e opinionista, ha parlato al Teatro Sociale di Como per parlare della tutela del paesaggio e dei beni storici della città. Ha detto che la vera questione è la cultura e la sua degenerazione, che ha portato alla perdita del senso del bello e all'affermarsi di una civiltà del brutto. Stella ha criticato la città di Como per aver maltrattato il suo lago e per aver perso il senso del bello, e ha chiesto di riportare il lago nella città. Ha anche parlato della cultura del brutto che vince in Italia e ha citato esempi di città come Bilbao e il Louvre, che hanno investito molto nella tutela del patrimonio culturale e hanno ottenuto grandi risultati economici.
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