VENEZIA. «La gestione della società sarà strutturalmente in perdita». Non sono parole del critici all'operazione di acquisto di Palazzo Grassi da parte della Casinò Spa, portata a termine sabato con la firma del preliminare con la Fiat; bensì parole dello stesso presidente dell'azienda comunale, Giorgio Piantini, contenute in un documento «riservato» inviato al Comune qualche tempo fa. Uno studio top secret che conteneva dati e previsioni sul futuro dell'attività di gestione del palazzo. Intanto, dopo la firma del contratto, cresce la polemica: i primi a essere irritati sono i Ds. Dice Baratello: «Se hanno firmato secondo quel che riportano i giornali, il sindaco Costa se ne deve andare a casa». Duris-simo Brunetta (Fi): «Un maledetto imbroglio, un lascito avvelenato di Costa alla città, che costerà tantissimo alla sinistra e in particolare ai Ds». ESCLUSIVO. Il dossier inviato al Comune da Giorgio Piantìni rivela le perplessità sulla gestione economica della società appena acquistata «Palazzo Grassi, gestione in perdita» A rivelarlo in un documento riservato è lo stesso presidente del Casinò «La gestione della società sarà strutturalmente in perdita». Non sono parole dei critici all'operazione di acquisto di Palazzo Grassi da parte della Casinò spa, portata a termine sabato con la firma del preliminare con la Fiat. Ma dello stesso presidente dell'azienda comunale Giorgio Piantini, contenute in un documento «Riservato» inviato al Comune qualche tempo fa. Uno studio che conteneva dati e previsioni sul futuro dell'attività di gestione del Palazzo di San Samuele e doveva servire da base tecnica per dare il via al contestato acquisto. Da cui emergono particolari interessanti, secretati dalla Casinò spa. «Dati, informazioni e opinioni sono strettamente confidenziali», si legge nella parte finale del documento. Ovvero «non potranno essere pubblicati, riprodotti, copiati o comunicati a nessuno senza la preventiva autorizzazione scritta». Forse un motivo per tanta segretezza sta nell'incertezza dell'intera operazione e nei molti dubbi che la stessa Casinò spa sembra far presente con il documento. La perdita annua è stimata dagli acquirenti in 2 milioni 326.450 euro, di cui 790 mila per le mostre (a fronte dei 2 milioni 613 mila spesi dalla Fiat per organizzare una sola mostra di civiltà) e un milione 536.450 euro per i costi di gestione. «L'equilibrio di bilancio sarà possibile», si legge, «solo a condizione che siano garantiti con continuità negli anni, adeguati contributi da parte degli sponsor». Ma non basta. Perché la gestione, avvertono i tecnici del Casinò «dovrà essere caratterizzata da un costante e attento monitoraggio delle attività dei centri di costo e dell'andamento dei ricavi». L'ammontare del deficit dipenderà infine «dalla capacità del suo management di confermare le previsioni formulate». CONTRADDIZIONI. Un'affermazione che contraddice però quanto affermato in premessa Bl dello stesso documento. «Le proiezioni economiche contenute nel presente documento sono basate su circostanze ed eventi non ancora realizzatisi, stime ed ipotesi soggettive e discrezionali fornite dal management del Casinò e da personale altamente qualificato individuato dal Comune di Venezia. Pertanto come ogni stima e congettura, non vi può essere alcuna certezza che i risultati attesi verranno effettivamente realizzati». Dunque? Cosa è cambiato nel frattempo dal momento che ora la Spa si è impegnata ad acquistare l'intero pacchetto azionario dalla Fiat salvo valutarne la cessione in seguito di una parte delle quote per 28 milioni e 900 mila euro? Nello stesso studio la Casinò spa giudicava l'operazione «imprescindibile dalla sostenibilità economica della stessa e quindi dalla possibilità di ottenere risultati di sostanziale pareggio. Anche in considerazione del fatto che le perdite di gestione non coperte andranno a gravare sulla collettività veneziana». E concludeva: «Sia l'acquisizione della partecipazione non potranno prescindere dall'ottenimento di una revisione in senso più favorevole al Casinò del rapporto di convenzione con il Comune». VALUTAZIONI. Dubbi che non scalfiscono la determinazione della giunta ad andare avanti. «Le considerazioni che ci proponi», risponde l'assessore Armando Peres a Piantini, «si riferiscono alla gestione Fiat, cioè al passato. Situazione che ovviamente non intendiamo riproporre per il futuro. Le nostre va-lutazioni non si basano su ipotesi di fantasia, ma su nostre esperienze nel medesimo campo su scala internazionale. Per i costi di gestione di 2 milioni d euro si prevede di trovare alcuni sponsor. Pertanto consideriamo possibile e veritiero il raggiungimento del pareggio di esercizio». Ottimista è anche il direttore dei Musei civici Giandomenico Romanelli. «Come vedi i conti tornano», scrive anch'egli a Piantini, «e ci confortano rispetto alla correttezza e attendibilità del nostro piano». .E piano, redatto dagli assessori Peres e Orsoni e dallo stesso Romanelli, illustra il progetto culturale per il nuovo Palazzo Grassi e i tagli possibili La Spa andrà trasformata in Fondazione, «per poter attrarre erogazioni liberali da parte di imprese come il Moma di New York o il museo di San Francisco». Oltre al presidente e al Consiglio (compenso previsto non oltre i 100 mila euro), ci saranno un amministratore delegato, un direttore artistico e comitato scientifico. La gestione artistica dovrà essere «in perfetta sintonia e coordinamento con il sistema mussale cittadino e la Biennale, e sarà necessaria una forte condivisione di intenti». LA GESTIONE. La gestione del palazzo «andrà affidata a 10-12 persone, con sinergie con il sistema comunale e contratti con le università. Mostre, convegni e rassegne che secondo il Comune avranno alla fine un disavanzo di «poco più di 2 milioni di euro». Per bilanciare lo «squilibrio economico si conta sui grandi sponsor (un milione e mezzo di euro l'anno) e 400 mila euro offerti da otto imprese in cambio del marchio sulle attività di Palazzo Grassi. Dunque, un'operazione che nasce in perdita. Anche se la Fiat si è impegnata a coprire il disavanzo fino al 2004. Necessaria, secondo il Comune, a evitare «l'enorme danno, anche economico che deriverebbe dalla cessazione dell'attività di Palazzo Grassi o la sua cessione per nuove e improprie attività. Una tesi che non convince anche molti esponenti del centrosinistra. E che ha spinto le opposizioni a presentare in Procura e alla Corte dei Conti un nutrito dossier.
Palazzo Grassi da non comprare
La gestione della società Palazzo Grassi sarà strutturalmente in perdita. La società sarà gestita da 10-12 persone, con sinergie con il sistema comunale e contratti con le università. Le mostre, convegni e rassegne avranno un disavanzo di poco più di 2 milioni di euro. Per bilanciare lo squilibrio economico si contano sui grandi sponsor (un milione e mezzo di euro l'anno) e 400 mila euro offerti da otto imprese in cambio del marchio sulle attività di Palazzo Grassi. La Fiat si è impegnata a coprire il disavanzo fino al 2004. La gestione della società sarà caratterizzata da un costante e attento monitoraggio delle attività dei centri di costo e dell'andamento dei ricavi.
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