MILANO - Squilla molto in queste ore il telefono del sindaco di Venezia Paolo Costa e, assicura lui, spesso la chiamata viene dall'altra parte delle Alpi, n Casinò di Venezia, controllato dall'amministrazione municipale di centro-sinistra, ha concluso venerdì l'acquisto dagli Agnelli del 100 della società che detiene Palazzo Grassi e ne gestisce le attività di promozione artistica. Ma Costa sì definisce un solo «traghettatore». Per lui la sfida più delicata è guidare verso l'approdo a un assetto fra nuovi soci, poco importa se solo italiani o anche esteri. Quel che conta di più è che il palazzo re-sti,grazie alla «golden share» (o voto decisivo) in mano al Comune, il centro culturale d'eccellenza voluto nel 1984 da Giovanni Agnelli. «C'è un impegno con i vecchi proprietari e sarà mantenuto da quest'anno», assicura Costa. Eppure la partita è tutt'altra che scontata e non priva di rischi, n Casinò di Venezia ha firmato l'acquisizione dell'intera società per 28,9 milioni di euro solo dopo che Guido Angelo Terrazzi, l'ex «re del nichel», si era impegnato a rilevarne successivamente una quota fra il 51 e il 100. Costa conferma quest'opzione: «L'offerta presenta due opportunità: Terrazzi è anche un grande collezionista d'arte e i suoi Canaletto, Guardi o Sironi possono diventare una risorsa per Palazzo Grassi». Accanto all'anziano plurimilionario, il Casinò manterrebbe una quota e, prevede il sindaco, «il Comune avrà una partecipazione diretta fra il 3 e il 5». Quote di minoranza andranno anche all'editore Skirà e a Arteria, la società di trasporti d'arte. Ancor più complesso Si presenta il mosaico degli eventuali nuovi soci (oltre Terrazzi e gli altri) da includere in quel che Costa immagina come un «patto parasociale» per la gestione di Palazzo Grassi. Su eventuali offerte il primo cittadino ulivista non si sbilancia. Senza lasciarsi, sfuggire nomi, fa capire che dall'Italia varie fondazioni bancarie avrebbero bussato al Casinò di Venezia. E anche dall'estero Costa ammette di aver ricevuto manifestazioni d'interesse. «Non cercheremo di lucrare con un'asta internazionale», frena subito il sindaco. Poi però aggiunge: «Potrebbe essere più importante che chi fosse interessato a una quota di Palazzo Grassi, s'impegnasse a garantire anche un flusso regolare di sponsorizzazioni delle mostre negli anni». In Laguna sì parla addirittura di un interessamento del bretone Francois Pinault. Vicinissimo a Jacques Chirac facoltoso protagonista nella grande distribuzione in Francia, presente in Italia con la Fnac, Pinault ama la pittura al punto di aver affidato all'ex ministro della Cultura Jean-Jacques Aillagon la sua fondazione d'arte contemporanea. Da lì potrebbero arrivare per Palazzo Grassi sponsorizzazioni, secondo alcuni, per un milione di euro l'anno. Per Costa, un altra ipotesi per chiudere il cerchio di un'operazione affascinante quanto delicata.