La presidente: «Non ha un progetto per la città». Il sindaco: «Sparano sentenze e se ne vanno». Polemica rinnovata tra Italia Nostra e il sindaco Giorgio Orsoni sull'«uso» di Venezia. Teatro del botta e risposta - a distanza - palazzo Franchetti, sede dell'Istituto veneto di Scienze, lettere e Arti. «Non c'è un progetto su questa città», ha ribadito la presidente di Italia Nostra Alessandra Mottola Molfino. «Potevano venirmelo a dire oppure invitarmi», replica Orsoni, «preferisco discutere nel merito delle questioni. Qui arrivano, sparano la loro sentenza e poi se ne tornano a casa. Non va bene». Ieri all'Istituto Veneto di Scienze, Lettere e Arti primo convegno nell'ambito degli Incontri Europei dei Beni Culturali intitolato «Pubblico e Privato, partecipazione e corresponsabilità nella salvaguardia del patrimonio artistico e culturale» in collaborazione con l'Institut National du Patrimoine. Sono intervenuti il presidente della Biennale di Venezia Paolo Baratta, la presidente di Italia Nostra Alessandra Mottola Molfino e, in videoconferenza, il Presidente della Fondazione Roma Arte e Musei, Emmanuele F. M. Emanuele; tra i francesi il console di Francia a Venezia Gérard Julien Salvy, l'amministratore generale del Louvre Hervé Barbaret e Luis Lacforge. Dopo la pioggia di critiche da parte di Italia Nostra sulla mancanza di un progetto culturale a lungo termine su Venezia, è stato il momento delle sentenze del console Salvy che ha definito gli amministratori «istrioni del nulla». Lidia Fersuoch, Italia Nostra sezione Venezia, ha parlato del ricorso che è stato fatto dall'associazione al Tar sull'acquisto di Ca' Corner della Regina da parte di Prada, una mossa che la dice lunga sulla battaglia ormai dichiarata contro la privatizzazione, dimostrata già per il Fondaco dei Tedeschi. «A Venezia non si può aspirare solo a fare i baristi o i venditori di ricordini - afferma Lidia Fersuoch - Bisogna tenere conto anche su quanta cultura si potrebbe investire, come dimostra il Vega». Paolo Baratta ha fotografato la crisi, ma ha cercato di dare una chiave di lettura per superarla. Prendendo come esempio il recupero dell'Arsenale Baratta ha mostrato un esempio positivo in cui pubblico e privato si uniscono per cercare di restituire a uno spazio antico una funzione moderna, senza rovinarne l'identità. «Il Ministero dei Beni Culturali ha 200 milioni di euro da investire per gli interventi sul patrimonio, il che equivale a 3 euro per cittadino». Baratta ha ricordato gli incentivi fiscali che possono aiutare la collaborazione tra i due soggetti: «Il privato non deve essere chiamato solo in caso di soccorso - ha concluso - ma bisogna restaurare la dignità del cittadino mecenate».