Negli ultimi anni, gli aerei dall'Europa verso la Cina sono stati stipati di uomini d'affari, attirati dalle infinite opportunità offerte dall'apertura del gigantesco mercato asiatico; un fenomeno noto e studiato, che ha portato numerose aziende occidentali ad aprire fabbriche, sedi, punti vendita, con risultati a volte spettacolari. I milanesi, soprattutto quelli della moda, hanno partecipato in gran copia. L'epicentro di gran parte di questa attività è stata Shanghai, da sempre città aperta, dinamica, con un passato abituato alla presenza degli occidentali, non indifferenti al suo fascino di luogo di lussuria e trasgressione. Non a caso, Shanghai è stata la sede dell'ultima Expo prima di quella milanese del 2o15, per cui ha rappresentato un banco di prova essenziale. Proprio legato a Expo è un progetto culturale italiano che parte in questi giorni nella città, al quale noi milanesi possiamo guardare con orgoglio e interesse. Si tratta della riapertura del padiglione Italia della manifestazione: uno spazio che nel Expo è stato accolto da un notevole successo, con migliaia di ospiti e code chilometriche ogni giorno, per tutti i sei mesi. Una volta terminata Expo, quasi tutti i padiglioni nazionali sono stati smantellati. Non quello italiano: proprio in considerazione dell'ottima accoglienza ricevuta, le nostre rappresentanze ufficiali in Cina hanno chiesto alla municipalità di Shanghai di poterlo lasciare sul posto, trasformandolo in uno spazio espositivo permanente dedicato ai diversi aspetti della cultura italiana. I cinesi hanno accettato, assumendosi l'onere della ristrutturazione: un riguardo che non viene assicurato a chiunque. All'impresa è stato chiamato un pugno di collaboratori italiani, con una forte rappresentanza di Milano: l'intero progetto è seguito dalla Triennale, sotto la guida dell'ex presidente Davide Rampello; l'allestimento è a cura dello Studio Cerri, con la direzione di Alessandro Colombo; una parte dello spazio espositivo è stato preso da Altagamma, la fondazione milanese che raggruppa quasi tutte le principali marche di moda e design, che organizzerà a breve una mostra fotografica sul made in Italy fatta da Studio Forma con immagini ad hoc realizzate da dieci autori italiani. L'idea proposta da questa compagine, intelligentemente sintonizzata con il pubblico cinese, è quella di una presenza di qualità sempre alta, ma assai variegata, capace di alternare sacro e profano: pitture, sculture (una stupefacente riproduzione in grandezza naturale del David di Michelangelo), cinema, musica lirica, ma anche la produzione artigiana, dai gioielli antichi fino al design, e lo stile di vita nazionale, con la sempiterna Ferrari e gli aspetti enogastronomici. Tutto sempre interpretato con grazia e passione, all'insegna di una spettacolarità che non lascia mi spazio alla noia. II padiglione così trasformato apre i battenti in questo mese di maggio; lo spazio dell'ex Expo è ancora abbastanza isolato dal resto della città; vedremo se questo non scoraggerà i cinesi dalle visite. Per ora accontentiamoci di apprezzare l'idea di disporre a Shanghai di un avamposto di italianità. E noi milanesi guardiamo con attenzione all'utilizzo dell'area Expo nel dopo manifestazione: uno dei temi essenziali della questione.