Giorgio Orsoni: Sono i soliti foresti che parlano e basta La scena dell'agguato è l'Istituto Veneto di Scienze Lettere e Arti di Venezia. Un serissimo luogo di cultura che però aveva già fatto arrabbiare Massimo Cacciari, per aver assegnato un premio al giornalista del Time che aveva consigliato di affidare Venezia ai manager Disney. Ieri si è replicato. Questa volta al centro del ciclone è finita Venezia col pacchetto completo: dai restauri infiniti alla «svendita» dei palazzi più belli, dai progetti che non partiranno mai a quelli che mancano del tutto. La scena era un convegno sul ruolo del pubblico e del privato nella salvaguardia del patrimonio artistico, a dare fiato alle polveri il console onorario di Francia a Venezia, Gérard-Julien Salvy. Quello, per intendersi, che lo scorso giugno accolse l'ex presidente Chirac all'apertura del Padiglione Francese della Biennale. Gli occhi, in realtà, erano puntati sulla presidente di Italia Nostra Alessandra Mottola Molfino, che infatti ha annunciato il ricorso al Tar di Italia Nostra contro la vendita di Ca' Corner della Regina a Prada: «Non siamo contrari alla cessione ai privati, ma all'esclusione del pubblico dalla fruizione. La base giuridica è l'articolo 9 della Costituzione. Sul Fontego la Sovrintendenza è stata brava, quanto alle maxi affissioni, invece, per noi dovrebbero sparire. E giunto il momento di opporsi». Ma le frasi più forti le ha pronunciate il diplomatico francese, secondo il quale a Venezia è proprio tutto da rifare. Il ponte di Rialto? «E un suk per il quale è ridicolo cercare uno sponsor per i lavori: chi mai ci investirebbe?». Piazza San Marco? «È stata trasformata in un cantiere permanente dove si lavora poco: la gente va via terrorizzata». Per il console Salvy, fondamentalmente, «manca un progetto per la città: si lanciano, ma poi si bloccano. E due anni fa, durante la campagna elettorale per il rinnovo dell'amministrazione, questa cosa è stata chiara: non c'è sviluppo globale». I problemi, per il rappresentante francese, non finiscono qui. «Il turismo dice convinto Salvy è una barbarie e la Sovrintendenza se ne compiace. Le crociere portano soldi? È un mito assoluto, il problema vero è il flusso a cui è sottoposta la città. Gli amministratori e gli operatori della città sono istrioni del nulla e il Carnevale è come l'Oktoberfest di Monaco. Quanto ad Hartsharich dei Musei Civici, faccio fatica a immaginarlo a un pranzo con i grandi curatori dei musei americani». Il console ne ha per tutti, pubblico e privati. Per il pubblico il problema è «l'imperizia dimostrata nella vendita dei monumenti ai privati senza il controllo delle clausole e il rispetto degli accordi, come Palazzo Grassi». E i privati? Male la fondazione Vedova, «che ha distrutto l'atelier di un artista», bene invece Guggenheim e archivio Nono, che sono integrati nella città. Poteva passare come acqua sotto i ponti quest'invettiva che non scalfirà i rapporti coi francesi, grandi finanziatori di Venezia, ma bene non fa? Il sindaco Giorgio Orsoni, che non è nemmeno stato invitato al convegno, allarga le braccia «Manca un progetto per la città? Mi facciano avere il loro. Il Comune è a pochi passi dall'Istituto: sono stupefatto che non si siano nemmeno curati di parlare con chi ha la responsabilità della città. E la solita moda dei "foresti", che amano chiacchierare sulla città e basta. Quanto al suk di Rialto, vedremo: tra qualche giorno si aprirà il bando e si capirà. La nostra Sovrintendenza è particolarmente attenta alla salvaguardia, quelle del console mi sembrano chiacchiere senza fondamento». Ancora più arrabbiato l'ex sindaco, Massimo Cacciari, cui si deve l'accordo con Pinault: «Non so che titolo abbia questo console. La nostra è la miglior Sovrintendenza d'Italia, chi non lo capisce è un povero scemo. Quelli di San Marco sono lavori delicati, non è come restaurare una casa a Parigi, e poi parlano loro con tutto quello che hanno distrutto! Di Palazzo Grassi non mi occupo più, ma nessuno ha svenduto niente. Pinault ha tirato fuori diversi milioni per un restauro perfetto, e Ca' Corner sarebbe ancora un rudere senza Prada. Ben vengano i privati che fanno e vadano a casa i consoli che chiacchierano». Per il ministero dei Beni culturali risponde Franco Miracco, consigliere di Lorenzo Ornaghi: «Il turismo che subiamo a Venezia è il cerone che nasconde una ben più antica decadenza. E riguarda l'incapacità di ripensare il futuro di una città d'arte per poter affrontare in modo adeguato lo tsunami del turismo. Pensare solo al centro storico non ha più senso».