Guido Meloni, 52 anni, è professore di Diritto amministrativo alla Luiss e ordinario di Diritto Pubblico all'università del Molise. Professor Meloni, i camion bar e le bancarelle nelle aree di pregio di Roma sono davvero intoccabili? «Direi proprio di no». Ma una legge regionale sembra legare le mani a tutte le amministrazioni, imponendo il principio di equivalenza: vale a dire, se mi togli una postazione me ne devi garantire un'altra di pari valore. «Lo so, ma è anche vero che nei giorni scorsi la soprintendenza ha scritto al Comune ordinandogli di liberare l'area del Colosseo e dei Fori Imperiali. Nel provvedimento la soprintendente Mariarosaria Barbera dispone la rimozione di tutti i punti vendita della piazza del Colosseo e di altre nelle vicinanze non indicando altre collocazioni. E' un documento a tutela di un patrimonio demaniale che quindi legittima e rafforza l'eventuale intervento del Comune. Fa valere una competenza statale e pretende che l'amministrazione comunale intervenga». Alcune postazioni, però, non hanno nemmeno il parere delle Soprintendenze. «E qui cade il principio di equivalenza perché è sicuramente un vizio formale non da poco che andrebbe studiato nei particolari perché potrebbe rivelarsi sostanziale. Bisogna leggere con attenzione sia le delibere del 1988, del 1989 e quella temporanea del 1990 e capire quale era davvero l'intenzione delle soprintendenze quando hanno dato i loro pareri. Va letto il documento per capire anche il tenore, se è chiaro che si riferisse alla delibera temporanea». Ma l'assenza del parere della soprintendente non fa decadere l'autorizzazione per quelle postazioni? «Ripeto, i vizi ci sono. Ed è certamente anomalo che per vent'anni nessuno l'abbia impugnata».