MENTRE ancora si attende l'inaugurazione della linea 5, la M1, la linea più vecchia di Milano, è arrivata a Mendrisio, Svizzera. La biblioteca dell'Accademia di Architettura, fondata nel '96 dal ticinese Mario Botta, ha infatti acquisito l'archivio di Luigi Zaretti, ingegnere responsabile a cavallo degli anni '50 e '60 della realizzazione del primo tratto della metropolitana rossa tra Lotto e Sesto. Faldoni pieni di schizzi, rilievi, mappe, calcoli, dove stavano anche 269 scatti in bianconero della città sventrata, una testimonianza inestimabile del grande cantiere a cielo aperto che le vie di Milano all'ombra del Duomo furono tra il 1958 e il 1962. Si tratta di immagini di autori e agenzie diverse messe insieme da Zaretti per documentare i "suoi" laboriosi scavi e che la figlia, con la mediazione di un antiquario, ha voluto cedere un anno fa all'Accademia per una cifra simbolica. Alcune delle fotografie saranno esposte nella biblioteca per una mostra (aperta fino a dicembre) curata da Francesca Ambrosio e Angela Windholz e inaugurata martedì da una conferenza di Gianni Biondillo intitolata con giusto spirito "Un filo rosso nella storia di Milano". L'intero archivio di immagini si può invece consultare sul sito metromilano.biblio.arc.usi.ch, restaurato, scannerizzato e ordinato secondo la stesso percorso seguito cinquant'anni fa dai lavori sulla mappa di Milano. Una città che a Mendrisio hanno particolarmente a cuore. La fondazione Archivio del Moderno, istituzione votata alla ricerca nata in seno all'Accademia, tra i più di 40 fondi messi insieme, vanta un cospicuo nucleo milanese e lombardo. C'è la Milano neoclassica nel fondo Luigi Canonica, la Milano del '900 nei nomi di Giulio Minoletti, Giandomenico Belottie del brutalista Vittoriano Viganò, tutta l'attività di stampatore di Giorgio Upiglio, i progetti di architettura e design di Marco Zanuso. C'è anche un fondo che segue la realizzazione del monumento per i caduti di piazza della Loggia a Brescia, opera di Ignazio Gardella. «Il Canton Ticino è una Lombardia svizzera» chiosa Letizia Tedeschi, direttrice dell'Archivio. «Siamo in una terra di confine che con Milano da secoli si scambia risorse: la famiglia di Canonica è ticinese, gli eredi vivono nei pressi di Lugano». E le altre acquisizioni e donazioni? «Dipende dai casi, ad esempio quello di Zanuso è stato un dono augurale a Mario Botta che risale alla fondazione dell'Accademia, in generale pensiamo esista un legame profondo tra il Politecnico di Zurigo e quello di Milano». Il fil rouge degli scatti fuggiti da Milano resta bellissimo anche se lontano, con scene memorabili. Come quella del 1959 in cui il monumento di Garibaldi in Piazza Cairoli viene smontato per far posto al tunnel (tornerà al suo posto nel '64). O la serie dedicata a Piazza del Duomo, in cui i lavori della Milano del futuro (notare la Galleria "puntellata" per sicurezza) si imbattono nelle rovine dell'antica Santa Tecla o in un mosaico romano.