PALERMO. Il Satiro danzante fa le valigie e per otto mesi va in Giappone, ma quegli abissi del Canale di Sicilia che lo hanno ospitato per duemila anni sono pronti a dare alla luce altri tesori. Ne è convinto il soprintendente del mare in Sicilia Sebastiano Tusa, ne danno conferma i sonar che rilevano nel punto top-secret del ritrovamento altri elementi tutti da scoprire. Per andare alla caccia - chissà - delle Menadi che secondo alcune tesi accompagnavano il Satiro in un unico gruppo scultoreo, bisogna aspettare solo che i presidenti della Repubblica italiano e tunisino firmino un accordo di collaborazione, visto che la nuova convenzione dell'Unesco ob-bliga alla collaborazione tra i Paesi rivieraschi. «Per il resto - dice Tusa - noi siamo pronti a partire, mollo fiduciosi di trovare altri reperti». Il soprintendente spiega infatti che «con ogni probabilità la nave che trasportava il Satiro era piena di altri oggetti d'arte e apparteneva a un rigattiere, uno dei tanti che tra il II secolo avanti Cristo e il II dopo Cristo vivevano del fiorente commercio antiquario tra la Grecia già conquistata e le colonie africane, la Sicilia e la stessa Roma». Verso una di queste tre destinazioni veleggiava le sfortunata nave, facendo la rotta del Canale di Sicilia pur di evitare lo Stretto con le sue temibili Scilla e Cariddi. Precauzione che non bastò a far affondare sia l'equipaggio che il carico. Adesso per ragioni di tempo ma magari pure per un pizzico di scaramanzia, il tesoro di Mazara del Vallo viaggerà in aereo - partenza da Fiumicino il 13 febbraio - riservandosi soltanto, due giorni prima, una breve trasferta via mare da Palermo a Civitavecchia. In Giappone lo aspettano come una star, complice pure la massiccia campagna di stampa dal quotidiano del Sol Levante Yomiuri, che sui suoi quattordici milioni di copie vendute al giorno ha parlato della statua bronzea come di un capolavoro assoluto. Sarà protagonista alla mostra che si apre il 19 febbraio al Museo nazionale di Tokyo e poi, dal 25 marzo, diventerà l'ambasciatore del Belpaese all'Expo universale di Aichi nel Padiglione Italia, dedicato proprio all'Arte di vivere. Apparirà dentro a una perla dischiusa, in una scenografia azzurra come quel mare da cui arriva. E già, per rappresentare lo stile, il gusto, la creatività italiana nell'anno 2005 è stato scelto quel Satiro realizzato duemila anni fa, figlio dell'estasi dionisiaca e del godimento. Quella statua che, seppur monca e reduce da una permanenza di due millenni in mare, è ancora capace di trasmettere dinamismo, leggerezza, gioia. Ci sarà davvero la mano del supremo Prassitele dietro questo miracolo? «Di sicuro - dice l'assessore regionale ai Beni culturali, Alessandro Pagano è un tesoro che qualifica la nostra isola in modo straordinario, capace di evocare l'immagine di una Sicilia gioiosa, produttiva, orgogliosa, preziosa, in grado di produrre cose irripetibili. Non è un caso che l'Italia, che possiede il 66 per cento dei beni culturali nel mondo, l'abbia scelto per rappresentare se stessa, un riconoscimento che non è arrivato neanche per i Bronzi di Riace». Così adesso l'assessore è convinto che «il Satiro da patrimonio della Sicilia e dell'Italia diventerà patrimonio universale, figlio com'è di tante energie positive, da quelle degli onesti pescatori che l'hanno ritrovato all'amore dei restauratori che l'hanno restituito alla vita». Già, i restauratori. Pochi sanno che per acconsentire al viaggio, gli esperti dell'Istituto centrale per il restauro di Roma hanno realizzato un intervento-pilota mai effettuato prima, utilizzando gli stessi materiali della scocca della Ferrari. Infatti, insieme al giubbotto avveniristico in fibre di carbonio e rinforzi assiali in kevlar che il Satiro indosserà durante il viaggio, è stato inventato un sistema di sostegno interno che pesa solo trenta chili, una sorta di imbottitura che ha consentito l'eliminazione del complesso sistema di tubi in acciaio inossidabile da oltre un quintale. Un sistema che è fisso e non richiede - come prima avveniva - delicatissime operazioni di montaggio e smontaggio di tubi e viti, che sarebbero state troppo pericolose in trasferta. «Un'impresa titanica - sintetizza Giorgio Accardo, dell'equipe dell'Istituto -, dall'Italia non è mai uscito un reperto di questo pregio e di questa fragilità». Lui, il Satiro, serrato nel suo giubbotto, si prepara a sorridere e ad accennare un passo di danza anche in Giappone. Sereno ed enigmatico come un Buddha.