D'accordo, ci saranno le archistar Zaha Hadid e Norman Foster, Peter Eisenman e Renzo Piano, e persino il dissidente cinese Ai Weiwei, ma il nome più atteso, ieri all'affollatissima conferenza stampa romana per la presentazione della prossima Biennale Architettura, non è stato pronunciato. Si aspettava infatti la nomina del responsabile del padiglione italiano, un'assenza che a meno di quattro mesi dal via dell'esposizione veneziana (con l'allestimento del padiglione nazionale più esteso, coi suoi 2800 metri quadri) comincia a preoccupare. Prevenendo probabili domande scomode il presidente Paolo Baratta, in assenza di rappresentanti del ministero dei Beni Culturali, ha replicato sinteticamente che «Il Mibac ha chiesto a una decina di architetti di presentare un'idea progettuale. Tali proposte sono in fase di valutazione. A brevissimo, questione di giorni, il Mibac comunicherà il nome della persona che curerà il padiglione italiano, la quale potrà subito partire a realizzare il progetto»: un "prodotto chiavi in mano", in altre parole, che potrà essere realizzato rapidamente. I grandi nomi li abbiamo citadi (ci saranno anche Rem Koolhaas e Alvaro Siza, Kazuyo Seijma e l'italiano Cino Zucchi), ma il curatore della Mostra, David Chipperfield, ha chiarito di non voler puntare sulle archi-star (invitate da Baratta a «lasciare il Narciso a casa») perché «la vera star è l'architettura, di cui questa mostra "vuole essere una celebrazione"». Il motto "Common Ground" indica l'obiettivo di trovare un terreno comune tra l'architettura e la società in tempo di crisi, interrogandosi sull'organizzazio-ne dello spazio che condividiamo, raccontandosi anche come collettività e svelando al pubblico «le collaborazioni e i rapporti che li legano fra loro» ma anche «le preoccupazioni, le idee con le quali si devono misurare». Tra presidente e curatore c'è comunanza di accenni. Baratta guardando all'Italia parla di «grave discrasia» rispetto all'architettura («Abbiamo la più importante mostra internazionale ma non sappiamo esprimere una domanda di qualità così come avviene col buon mangiare, il bel vestire, l'arredamento, il design»), Chipperfield allarga l'orizzonte al quadro internazionale, ma anche lui denuncia un «rapporto della professione con la società che non funziona». Da qui, spiega, l'impostazione data alla mostra: «Ora l'architettura deve dimostrare le sue preoccupazioni non le sue glorie». Tanto più che se è vero che guardando «alle singole opere sembra che l'architettura sia in ottima salute», tutto il resto non è che brilli («Siamo un Paese nel quale i costruttori si vantano di non spendere nulla per la progettazione», rilancia il presidente. «Il titolo è piaciuto moltissimo a tutti - ha raccontato poi il curatore - poi in tanti mi hanno chiamato per dirmi che non sapevano che fare». Su uno schermo alle sue spalle scorrevano le immagini dei progetti e delle installazioni in mostra. In tutto sono 58 con la partecipazione di 103 fra architetti, artisti, fotografi; 55 le partecipazioni nazionali, presenti per la prima volta Angola, Repubblica del Kosovo, Kuwait, Perù e Turchia. Chipperfield ribadisce l'aspetto della collaborazione: «All'inizio gli invitati erano una ventina, a tutti ho chiesto di segnalarmi altri, adesso i partecipanti sono più di cento». La crisi, certo, farà da sfondo. L'architetto inglese la cita più volte, anche se poi sottolinea che «compito della Biennale non è risolvere i problemi, piuttosto far emergere questioni». Ne parla anche Baratta, notando tra l'altro che i costi della mostra non sono stati adeguati all'inflazione. Stesso budget degli anni passati, 6,8 milioni, per il 60 assicurati dalle entrate della Biennale. Non è solo questione di soldi «è una crisi politico istituzionale più vasta», dice Baratta, da cui si esce solo con «una volontà corale di riacchiappare il proprio destino». Intanto la Mostra di Architettura punta ad aumentare i suoi visitatori, la scorsa edizione furono 170 mila, quest'anno si punta a «200 mila». Un accordo con le università (Biennale Session) convolgerà gli studenti (già 36 le adesioni, da tutto il mondo), e saranno riproposte l'attività di Educational per le scuole e le "Conversazioni sull'architettura", per confermare il ruolo della Biennale come istituzione aperta alla conoscenza e alla ricerca.