Da più di vent'anni la "Fondazione Antonio Ratti" è un punto di riferimento per l'arte italiana e internazionale, fucina di idee, luogo di formazione e ricerca di nuovi linguaggi per l'arte contemporanea. Sta giungendo al termine il progetto iniziato nel 2010, "La Kunsthalle più bella del mondo", curato dal direttore Marco De Michelis: un ciclo di incontri (finora se ne sono svolti venticinque) per preparare il terreno ed infine elaborare un programma per un Centro delle Arti Contemporanee che si vorrebbe proprio a Como. Non poteva mancare, come penultimo ospite, stasera alle ore 18 a Villa Sucota, via per Cernobbio 19, Michelangelo Pistoletto, artista di fama internazionale che dell'ideale di condivisione dell'arte ha fatto la sua ricerca di sempre tanto che a Biella, sua città natale, ha creato "Cittadellarte", Fondazione che vuole "produrre un cambiamento etico e sostenibile attraverso l'intervento artistico in ogni settore". Dodici Uffizi, adibiti a temi come Politica, Economia e Spiritualità, compongono la grande area industriale recuperata da un lanificio del diciannovesimo secolo. Un progetto quello di Como, che non può che suscitare la curiosità dell'artista per cui l'unica salvezza dell'arte è la partecipazione aperta dove diversi enti non competano ma «corrano insieme uniti da prospettive comuni» con la visione di un'opera d'arte addirittura non più creazione individuale. Michelangelo Pistoletto, perché aprire Centri delle Arti Contemporanee anche in province defilate dai grandi palcoscenici dell'arte? Il centro del mondo, per l'arte, è dove succedono delle cose. Non è un luogo prestabilito. Londra o New York lo sono perché lì si creano delle occasioni. Io stesso ho fondato Cittadellarte a Biella, luogo appartato e non travolto dai venti, a volte distruttivi, delle grandi metropoli. L'esigenza di luoghi di condivisione dell'arte è una linea guida della sua ricerca. Sono giunto al concetto di condivisione attraverso la mia opera 'Divisione e Moltiplicazione". Sono partito da uno specchio incorniciato. L'ho tagliato in due e spostato le metà che, riflettendosi una nell'altra, hanno iniziato a moltiplicarsi all'infinito. Mi sono reso conto che la moltiplicazione è conseguenza e, come per le cellule, il principio è la divisione. Lo stesso avviene sul piano sociale. Il nostro sistema basato sulla moltiplicazione non può che portare ad accumulo ed esclusione. La con-divisione invece include e crea partecipazione. Lo specchio è un fondamento della sua arte. Rintracciabile fin dai primi quadri in cui usava neri o argenti riflettenti. Il mio lavoro è stato dall'inizio ricerca di identità. Cercando di capire chi sono io sono riuscito a capire cos'è il mondo quando ho trasformato il quadro in specchio. Dentro lo specchio ci siamo tutti: individui che si specchiano e nello stesso tempo si incontrano. Dagli anni 60 produco quadri specchianti. Ora esco dallo specchio insieme alla società, per trasformarla. II suo concetto di partecipazione si è spinto fino ad affermare che tutti possono essere artisti. È il concetto di "segno-arte". Non è solo l'artista professionista che può cambiare le cose. Dobbiamo costruire questo mondo insieme. Qual è il futuro per l'arte contemporanea? La situazione è catastrofica, precipitiamo insieme ai nostri musei e ad un modo vecchio di vedere l'arte. Se vogliamo parlare di futuro dobbiamo unire le proposte. L'anno prossimo inauguro al Louvre una mostra dal titolo "Anno Uno. Paradiso terrestre". C'è bisogno di una rinascita. Quali affinità tra la sua Cittadellarte e la Kunsthalle che si sta pensando a Como? La necessità di un luogo dove non si espongono solo i risultati di ieri ma anche il laboratorio di oggi. Dove agiscano gli artisti ma anche le persone della società, partecipando alle opere e non soltanto ammirandole.