Il ministero deciderà sul commissariamento del museo entro il 12 maggio L'arte contemporanea a Roma viene promossa alla stampa internazionale. Una notizia. Con il Maxxi che rischia di essere commissariato e il Macro ancora in attesa di una fondazione, il settimanale tedesco Die Zeit scrive: «La città ha la volontà di rinnovarsi, fondando la forza sul classico ma dimostrando di sapersi evolvere verso le nuove direzioni». E plausi arrivano anche da New York Times. Uno stimolo per il ministro ai Beni culturali che entro il 12 maggio dovrà decidere sul futuro del museo del XXI secolo. Ornaghi dopo i lunghi ritardi della fondazione nell'approvare il bilancio, ha avviato il 13 aprile scorso la procedura di commissariamento che ha sollevato un coro di polemiche. Il Collegio romano sovvenziona la struttura con due milioni di euro l'anno. Ma non appena digeriti i contributi straordinari legati allo start up, il sostegno si è rivelato insufficiente per la gestione della struttura di via Guido Reni, disegnata dall'architetto Zaha Hadid (che chiese una parcella stellare) e costata alla Stato 150 milioni di euro. Ne servirebbero quattro di milioni e non ci sono. «Da un anno il ministero - spiega Ornaghi - chiede al Maxxi di trovare partner economici, come dice lo statuto. E purtroppo non ci sono state novità significative. Quanto ai contributi di Arcus -aggiunge - erano solo per l'avvio e non possono diventare permanenti». Intanto vengono valutate le controdeduzioni presentate dal Maxxi: più di quaranta pagine di documenti con allegati al seguito su cui c'è tempo per riflettere una decina di giorni. «Tutto ancora da verificare, ma se servirà il commissario - conclude il ministro - non sarà Resca». Escluso il direttore generale per la Valorizzazione, resta comunque il punto interrogativo su quali siano i piani per il museo. Il nuovo responsabile dovrebbe occuparsi di far cassa e al tempo stesso di un progetto adeguato, in linea con il ministro. Ed è questo uno dei motivi per cui le voci si soffermano anche su Emmanuele Emanuele, che Ornaghi ha già nominato suo rappresentante nel cda della Biennale e che ha sostenuto durante uno scambio infuocato con il presidente Baratta. D'altro canto Emanuele, sulla cui liquidità in denaro si favoleggia, ha manifestato più volte il desiderio di voler irrobustire il suo ruolo all'interno del circuito artistico. Si parlò di un suo interessamento al Macro, ma anche del progetto di liquidare l'azienda Palaexpò per trasformarla in una fondazione, strettamente legata alla Fondazione Roma di cui è presidente, intendendo gestirla probabilmente insieme con Arthemisia, la società di riferimento per le mostre di via del Corso. Si tratta soltanto di indiscrezioni, maturate al caldo di un ozioso ponte d'inizio maggio, in cui tutto è fermo, tranne il conto alla rovescia. L'unica certezza è che chiunque arriverà sul trono (si continua a parlare del segretario generale del Mibac Pasqua Recchia e del finanziere-musicologo Micheli), o che ci resterà (Baldi e Grossi, rispettivamente presidente e vice della fondazione), dovrà entro breve scongiurare il disastro. Mentre, per Emanuele, che si affretta a smentire, la nomina potrebbe rappresentare un pirotecnico viaggio nel futuro. Il presidente di Palaexpò, dove entrò nel 2009 versando quattro milioni di euro, colleziona capolavori dell'antico, è ai vertici dell'azienda che con le sue due sedi (Palazzo e Scuderie) spazia dal Tintoretto alle avanguardie del Guggenheim, ed è padrone di casa al Museo Roma: una volta commissario potrebbe ampliare il suo raggio d'azione fino al contemporaneo.
Maxxi, per le nomine una vigilia agitata
Il ministero dei Beni culturali dovrà decidere entro il 12 maggio se commissariare il Museo del XXI secolo (Maxxi) a causa dei problemi finanziari. Il museo ha richiesto partner economici, ma non sono stati trovati. Il direttore generale per la Valorizzazione, Resca, è stato escluso dalla nomina di commissario. Il ministro Ornaghi ha nominato Emmanuele Emanuele, presidente della Fondazione Roma, come rappresentante nel cda della Biennale, ma si parlano di un suo interesse per il ruolo di commissario del Maxxi. Emanuele ha anche espresso interesse per il progetto di liquidare l'azienda Palaexpò e trasformarla in una fondazione.
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