VENEZIA. Paolo Costa convince la sua maggioranza e ottiene l'agognato via libera per chiudere l'operazione Palazzo Grassi. Il Casinò dovrebbe sottoscrivere il 43 per cento delle quote della società, che, con l'8 per cento garantito da Skira e Arteria, consentirà al Comune di acquisirne la maggioranza. C'è però un impegno formale a far sì che in tempi brevi il socio di maggioranza diventi il finanziere e collezionista Guido Angelo Terruzzi, a cui Fiat e Casinò dovrebbero cedere buona parte delle azioni. Terruzzi acquisirebbe infatti il 49 per cento del capitale della Fiat, più una quota delle azioni della Casinò spa, che dovrebbero scendere in prospettiva al 20 per cento, visto che è ancora possibile l'ingresso di nuovi soci privati come Fondazione Cassamarca e Fondazione Venezia e Skira e Arteria potrebbero in prospettiva portare ciascuna al 10 per cento la loro partecipazione (ora entreranno in palazzo Grassi rispettivamente con il 3 e il 5 per cento). La promessa di un rapido ingresso del «re del nichel» che ha già inviato una lettera in cui manifesta l'interesse all'acquisto a una quota anche superiore al 51 per cento di Palazzo Grassi, restaurando anche il vicino teatrino, per esporre qui e in un'ala dell'edificio del Massari la sua preziosa collezione d'arte (in cui brillano i vedutisti veneti settecenteschi) è il grimaldello che ha in pratica convinto la maggioranza di Ca' Farsetti a scardinare la quota apparentemente invalicabile del 30 per cento per l'ingresso del Casinò nella proprietà di Palazzo Grassi. Ds, Rifondazione e Verdi tra gli altri hanno in pratica accettato di elevarla al 43 per cento, fidando sul fatto che la trattativa con Terruzzi vada a buon fine. E' una condizione posta a Costa, a cui la maggioranza obbligatoriamente compatta, per evitare nuovi fuochi polemici ha dato pieno mandato a trattare con il finanziere per condurla in porto rapidamente e i legali delle due parti sarebbero già al lavoro. «Abbiamo comunque rispettato la volontà di mantenere l'impegno del Comune in Palazzo Grassi a un livello modesto ha commentato ieri per i Ds il vicesindaco Michele Mognato perché l'acquisizione della maggioranza della società è solo un passaggio intermedio per poter trattare in posizione di forza con Terruzzi, che è comunque disponibile a lasciare al Casinò e agli altri soci la gestione dell'attività espositiva, costituendo una fondazione a cui legare la sua presenza veneziana. Abbiamo così ottenuto l'obiettivo di salvare Palazzo Grassi e di acquisire un'importante collezione privata alla città. Non voglio, perciò, nemmeno immaginare che la trattativa con Terrazzi possa fallire». Critica invece l'opposizione, con il vicecapogruppo di Forza Italia Michele Zuin: «Questo acquisto mi sembra una follia, perché impegna importanti risorse economiche del Casinò in un'operazione dagli esiti economici molto incerti, quando esse sono fondamentali per la città». Sull'altro fronte, intanto anche la Casinò spa continua la sua opera e anche il Consiglio di amministrazione di ieri si è concluso in modo interlocutorio. Restano, infatti, ancora molti aspetti da chiarire nell'accordo con la Fiat per ciò che riguarda il passaggio di proprietà e altri possibili oneri. Per questo oggi il presidente della Casinò spa e il direttore generale Armando Favaretto che hanno il mandato del Consiglio a trattare si incontreranno con i rappresentanti della Fiat per tentare di mettere definitivamente le carte in tavola e sarà della partita lo stesso sindaco Paolo Costa. Ma ieri sera gli esponenti dell'azienda torinese hanno incontrato anche altri privati ancora interessati a entrare nell'affare Palazzo Grassi. Tutti sperano ardentemente a Ca' Farsetti che l'ingresso in scena di Guido Angelo Terruzzi possa risolvere la situazione, liberando tutta la maggioranza dall'"incubo" Palazzo Grassi per le casse comunali. Ma il primo passo allo scoperto lo fa, intanto, il Comune con la Casinò spa, con un investimento importante nonostante i dubbi espressi da più parti su costi e ricavi del nuovo Palazzo Grassi sperando di non dover restare a lungo con il cerino acceso in mano.