Lo scrittore Gianluigi Ricuperati interviene nel dibattito suscitato dal nostro Manifesto per la cultura, proponendo un Paradiso Fiscale per la Cultura. La proposta è quella di creare un porto franco in ogni città con tasse ridotte per incentivare la rigenerazione del tessuto culturale. Intanto, in vista del prossimo turno elettorale, Dall'Aquila a Genova, da Palermo a Castrocaro Terme: i cinque punti di «Niente cultura, niente sviluppo» entrano a far parte dei programmi elettorali. Ne dà conto Silvia Bernardi che riporta come già a Galatina (Lecce) tutti e quattro gli aspiranti primi cittadini hanno aderito al Manifesto, convinti che la cultura sia la leva per rilanciare l'economia locale. Un esempio per gli altri. Creare un porto franco in ogni città con tasse ridotte per incentivare la rigenerazione del tessuto culturale E infine, lo sapete, lo sappiamo, lo so, per esperienza diretta e cognizione indiretta: Questo Stato è un inferno fiscale, che brutalizza l'iniziativa individuale, tende trappole al merito intellettuale, illude i meno dotati e umilia i più dotati. Quelle che seguono sono alcune tracce per provare a sostituire l'inferno con il suo opposto, rigenerare dall'interno il tessuto della produzione culturale: trasformare l'Italia in un Paradiso Fiscale della Conoscenza. (disclaimer: si parlerà di soldi, ma niente ansie, la sostenibilità finanziaria è un valore: i debiti non si annullano e il Denaro è un dio che non gioca a dadi. Quindi: si parlerà di soldi, per potersi permettere di parlare di idee). 1. Il centro di ogni trasformazione possibile non sarà solo l'università, ma le istituzioni culturali, attenzione: non altri cento musei, notoriamente bulimici di risorse, ma un nuovo tipo di istituzione culturale. Luoghi con poco hardware e molto software, in cui la cultura venga esperita come un divertimento serio; in cui i cittadini possano fruire di educazione permanente; in cui le menti più interessanti di ogni disciplina godano del necessario sostegno economico per competere con i loro omologhi globali. 2. L'idea è: far nascere qualcosa del genere in tutte le città italiane. 3. La prima mossa è che il perimetro fisico di ciascuna istituzione sia dichiarato "zona fiscalmente protetta", una specie di porto franco. 4. La seconda mossa: aziende, corporations, soggetti privati di qualunque genere, verrebbero invitati a porre la propria sede legale all'interno dell'istituzione in cambio di una tassazione ultrafavorevole. Tali introiti garantirebbero un flusso di denaro costante e "senza legami" all'istituzione prescelta. 5. Per "denaro senza legami" intendo: privo di obbligazioni di qualsiasi genere e forma. Non parlo di sponsorship. Né di marketing: da noi, poco avvezzi alla corretta distanza tra sapere e mercato, la cultura sponsorizzata funziona male. 6. Tali istituzioni, così conformate - patrimonializzate, per esempio: perché la cultura senza patrimoni propri è sempre alla mercè della politica - costituirebbero un modello di efficacia e rilevanza (per non parlare del dialogo tra le discipline): immaginate un luogo, magari un bel pezzo di archeologia industriale, in cui risiedono i migliori autori di teatro al mondo perché lì sono pagati per "pensare" meglio che altrove, perché l'ambiente anno dopo anno diventa più sensibile e convalidante. 7. Guardate dove siete, umanisti 304050enni: in un paese dove il peso del nostro corpo è destinato gradualmente a diminuire: le case editrici, i media tradizionali e la ricerca "media" ridurranno i ranghi (non è detto che sia un male assoluto: alla crescita sconsiderata di titoli è seguita una elefantiasi occupazionale: e se i mestieri culturali fossero quantitativamente meno, ma qualitativamente migliori?). Ora, immaginate un luogo in cui l'umanesimo trovi ancora un significato nella capacità di connettere tutto, in un tempo dominato da ingegneri digitali che vedono solo ciò che stanno facendo: le istituzioni di cui parlo creerebbero lavoro cognitivo senza un limite prefissato nel campo dell'educazione permanente, della ricerca non accademica, della mediazione culturale diffusa. Immaginate che il Paradiso Fiscale della Conoscenza, così visionario e giuridicamente irrealizzabile (a meno di non intervenire sul testo costituzionale), sia invece messo seriamente in pratica: che ciascuna di queste istituzioni diventi una wombland, secondo la definizione del grande Buckminster Fuller, una zona-ventre feconda di crescita intellettuale, civile, sociale, e - diciamolo - economica. Immaginate luoghi insieme di sperimentazione alta e condivisione ampia, nei quali si accorci la miccia che separa le élites intellettuali e i cittadini: nei quali prosperi il meglio di quella "cultura non stabilizzata" di cui parla Freeman Dyson nella recensione di Physics on the Fringe: Smoke Rings, Circlons and Alternative Theories of Everything, l'ultimo magnifico libro di Margaret Wertheim, sulla NY Review of Books del 20 marzo: «Gli amateurs della scienza offrono uno spettro di visioni radicalmente diverso da quello offerto dall'establishment accademico». Ecco che i profili degli amateurs, quand'anche siano scienziati, coincidono alla perfezione con l'idea di umanista che ho prospettato sopra. E ora occhi aperti: in Italia. 2012, stallo, inerzia. Non riuscite nemmeno più a immaginare, forse: volete solo sapere. Eccovi accontentati, a proposito di visioni irrealizzabili. Sapete, vero, che la parola conoscenza non è menzionata neppure una volta nella nostra Costituzione?
Sul Manifesto per la cultura. Paradisi fiscali della conoscenza
Gianluigi Ricuperati propone un Paradiso Fiscale per la Cultura, creando un porto franco in ogni città italiana con tasse ridotte per incentivare la rigenerazione del tessuto culturale. Le istituzioni culturali dovrebbero essere trasformate in luoghi con poco hardware e molto software, dove la cultura venga esperita come un divertimento serio. Le aziende e le corporation dovrebbero essere invitati a porre la propria sede legale all'interno di queste istituzioni in cambio di una tassazione ultrafavorevole. Il progetto mira a creare un modello di efficacia e rilevanza per le istituzioni culturali, immaginando un luogo in cui risiedono i migliori autori di teatro al mondo.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo