Il social network, nato un anno fa, è uno strumento formidabile anche per le istituzioni culturali: esemplari i casi del Metropolitan e della New York Public Library Musei, biblioteche e archivi posseggono una mole imponente di materiale iconografico, di cui detengono i diritti di riproduzione. In genere ne sono gelosi: ogni anno vengono iniziate innumerevoli azioni legali a tutela del copyright delle istituzioni culturali italiane. La tutela delle immagini, però, costituisce un limite alla loro diffusione e valorizzazione. Seguendo una linea opposta, alcune istituzioni hanno scelto di pubblicare integralmente i propri archivi sul web, rinunciando alla possibilità di revenue a favore di una più ampia circolazione delle opere. Già nel 2008 lo Smithsonian Institution, per esempio, aveva pubblicato su Flickr una selezione di seimila fotografie, consentendo un ampio numero di utilizzi attraverso la licenza Creative Commons: gli utenti possono addirittura scaricare le foto in alta risoluzione e modificarle (senza finalità di lucro). Rendere le proprie collezioni reperibili e accessibili significa attirare visitatori (online o offline) verso il museo: un'attività perfettamente in linea con gli obiettivi di valorizzazione del patrimonio che ogni istituzione culturale dovrebbe perseguire. Continuando su questa linea, lo Smithsonian ha iniziato a far qualcosa di più: da qualche settimana condivide le proprie immagini anche tramite Pinterest, un social network nato circa un anno fa, che consente ai propri utenti (persone, aziende o istituzioni) di collezionare e organizzare immagini, raccogliendole in bacheche o board. Le immagini possono essere liberamente condivise o commentate. Gli utenti usano le Pinboard per collezionare le foto delle scarpe che vorrebbero, degli abiti da sposa, delle composizioni tipografiche che li attirano. Le aziende lo usano per raccogliere feedback da parte dei clienti o, semplicemente, per rendere disponibili le foto del proprio prodotto. Rispetto alla pubblicazione sul proprio sito, c'è un vantaggio evidente: è possibile creare collezioni istantanee, trasversali e che contengono materiale altrui. Collezionare una serie di oggetti e dare loro un titolo costituisce, di per sé, un'attività degna di nota e assolutamente familiare nel mondo dell'arte: si chiama curatela. Forse siamo più abituati ad associare questa attività al nome di Hans-Ulrich Obrist che al distributore di cibo bio Whole Foods. Eppure il concetto è esattamente lo stesso: Whole Foods raccoglie immagini di verdure "notevoli", le mette insieme con Pinterest, dà un titolo pop alla collezione e raggiunge un pubblico di 12mila appassionati. Nonostante la base di utenti sia ancora relativamente limitata (10 milioni di utenti, prevalentemente donne in età tra i 25 e i 44 anni), Pinterest costituisce un'occasione da non sottovalutare anche per le istituzioni culturali. L'utilizzo più semplice è quello che ne fa, per esempio, il Museo d'arte di Indianapolis (pinterest.comimamuseumcon-temporary-art): pubblica una parte delle proprie collezioni, ordinate per argomento o per periodo storico, descritte e didascalizzate con dovizia di particolari. Il Chicago History Museum (pinterest.comchicagomuseummuseum-store) ha scelto invece un approccio più commerciale: usa la piattaforma per promuovere gli oggetti in vendita presso il bookshop museale: gli utenti cui piace la statuetta in plastica di Abramo Lincoln saranno felici di ripubblicarla nella propria collezione o di salvarla come promemoria per un acquisto futuro. Il Metropolitan Museum, attraverso un progetto speciale per gli adolescenti (pinte-rest.commmateensrenaissance-fashion-then-now), prova a fare qualcosa di più: cerca di stimolare la riflessione del pubblico più giovane sulle opere del Rinascimento, incentivando gli utenti a commentare e capire i quadri. E ancora, la New York Public Library (pinterest.comArtPictureNYPL) usa lo strumento in due modi ancora differenti, anche se entrambi implicano un approccio curatoriale. Da una parte attira l'interesse con dei contenuti "pop", che siano fotogrammi di film in cui appaiono dei libri o copertine accattivanti. Dall'altra, per incentivare la lettura, suggerendo dei libri. Purtroppo per ora i musei italiani non si sono distinti nell'utilizzo di questo social network. Da segnalare il caso di Palazzo Madama, ma con risultati modesti. Gli utenti della rete sono certo più avanti delle istituzioni: una semplice ricerca con la parola chiave "museum" o "book" restituisce centinaia di risultati, ordinati, descritti e di alta qualità. Alcuni creano il proprio museo ideale, raccogliendo le opere preferite, complete di commenti, riferimenti e citazioni. È la vera forza di Pinterest: chiunque può essere curatore.
Collezioni on line. Pinterest e si è tutti curatori
Il social network Pinterest è stato utilizzato da alcune istituzioni culturali per pubblicare le proprie collezioni e valorizzare il patrimonio. L'istituzione Smithsonian Institution ha iniziato a condividere le proprie immagini anche tramite Pinterest, utilizzando la licenza Creative Commons per consentire l'utilizzo e la modifica delle foto. Altri musei, come il Metropolitan Museum e la New York Public Library, hanno anche utilizzato la piattaforma per promuovere le proprie collezioni e attirare visitatori. Tuttavia, i musei italiani non hanno ancora utilizzato Pinterest in modo significativo. Gli utenti della rete, invece, hanno creato il proprio museo ideale raccogliendo le opere preferite e condividendole su Pinterest.
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