Dall'Aquila a Genova, da Palermo a Castrocaro Terme: i cinque punti di «Niente cultura, niente sviluppo» entrano a far parte dei programmi elettorali A Galatina (Lecce) tutti e quattro gli aspiranti primi cittadini hanno aderito al Manifesto, convinti che la cultura sia la leva per rilanciare l'economia locale Molti candidati sindaco alle prossime elezioni amministrative del 6 e 7 maggio hanno messo la cultura al centro della campagna elettorale, raccogliendo l'appello pubblicato su queste pagine domenica scorsa e facendo propri i cinque punti del Manifesto per la cultura lanciato dal domenicale il 19 febbraio. I futuri amministratori locali che hanno sottoscritto il Manifesto condividono l'idea che investire in cultura sia una via indispensabile per ritrovare la crescita, e che un'azione capillare dal basso sia il metodo migliore per far ripartire lo sviluppo del Paese. L'evidenza della diminuzione di investimenti da parte dello Stato nei beni culturali ha portato i candidati a interrogarsi su quali debbano essere le strategie dedicate allo sviluppo culturale del territorio da promuovere nei prossimi cinque annidi governo locale. La voce cultura occupa i13,4 della spesa corrente degli ottomila comuni italiani. Dalle casse delle amministrazioni comunali, ogni anno, per la sola cultura escono in media 2,4 milioni di euro, che salgono a 22 milioni se si sommano turismo (0,7 del bilancio di spesa), istruzione pubblica (10), territorio e ambiente (17,4). A questo si aggiunge la spesa gestita con le competenze miste, che coinvolge contributi statali, regionali e provinciali pari ad altri 20 milioni di euro (elaborazione Ifel su dati ministero dell'Interno e Istat). Una voce di bilancio non da poco che si merita il giusto spazio nei programmi politici di chi si candida sindaco. E mentre il governo medita sugli investimenti in opere pubbliche e grandi infrastrutture, i candidati che puntano a una poltrona in consiglio comunale investono su quelle che sono le infrastrutture necessarie a ogni processo di sviluppo economico e civile, ovvero la cultura declinata nelle sue molteplici forme. I primi a sottoscrivere il Manifesto, sabato 21 aprile, sono stati i candidati di Verona, in un incontro organizzato da Chiara Stella, delle Madri insieme, che la settimana precedente aveva invitato il responsabile di questo supplemento, Armando Massarenti, a presentare alla città i punti del Manifesto. Dal nordest l'esempio si è diffuso in tutta Italia e in meno di una settimana sono arrivate in redazione adesioni di candidati che hanno firmato il Manifesto e hanno fatto del titolo «Niente cultura, niente sviluppo» un vero e proprio slogan elettorale, inserendo nei loro programmi politici i punti del documento che ha già raccolto migliaia di consensi. Palermo. Per Alessandro Aricò (Fui, Mpa, Api e movimenti civici, Mps, Palermo Avvenire, Chiamalacittà), il punto di partenza dovrà essere l'Università: «Abbiamo pensato di affidare l'assessorato con delega all'Innovazione, alla ricerca e allo sviluppo direttamente all'Ateneo palermitano e non a un singolo docente. I giovani della nostra città saranno ambasciatori della cultura palermitana nel mondo». Secondo Fabrizio Ferrandelli (Ora Palermo lista Ferrandelli, Palermo per Ferrandelli con Vendola, Pd e Riformisti per Palermo), il Manifesto è condivisibile in ogni singolo punto «perché trasforma la cultura da costo in risorsa, in uno strumento, cioè, in grado di promuovere un rinnovato senso di cittadinanza fondato sulla consapevolezza del proprio patrimonio culturale, materiale e immateriale e in grado di attrarre un turismo di qualità, di incentivare la ricerca e l'innovazione e di muovere l'economia cittadina». Il candidato sindaco Tommaso Dragotto (presidente del Movimento Impresa Palermo) afferma che «il lento degrado delle politiche ha di fatto ingessato la valorizzazione dei nostri beni culturali e delle nostre arti teatrali ed è necessaria un'inversione per dare un importante segnale di rivalorizzazione del ruolo che le città sono tenute a svolgere». Per Massimo Costa (Terzo Polo) la cultura è un asset strategico dell'economia: «Sono molti - dice - gli edifici culturali bloccati da cantieri infiniti, cui basterebbe solo un gesto di vera volontà per essere conclusi». L'Aquila. Pierluigi Properzi (Popolo della libertà e dalla lista civica "Domani L'Aqui-la") sostiene che «la cultura e la conoscenza, se gestite attraverso una programmazione di lungo periodo, possono costituire un formidabile stimolo alla crescita della società e dell'economia di una città. Questo vale ancora di più all'Aquila, dove il terremoto di tre anni fa ha distrutto non solo gli edifici ma anche le relazioni e le abitudini, sociali e culturali, dei cittadini». Per Massimo Cialente, sindaco dell'Aquila e candidato per il centrosinistra, «la conoscenza costituisce la base migliore per arrivare a un'autentica e consapevole promozione del patrimonio artistico e culturale del nostro Paese. Una risorsa che, per i più giovani, può e deve trasformarsi in una concreta prospettiva di crescita e di lavoro». Genova. Marco Doria (centrosinistra) parte dalla valorizzazione del patrimonio locale: «Dobbiamo lavorare per la diffusione di una consapevolezza di vivere in un museo a cielo aperto. Pubblico e privato devono collaborare per la promozione di eventi in grado di incentivare da un lato flussi turistici di qualità, e dall'altro la possibilità di fruizione privata dei singoli cittadini». La Spezia. Il sindaco Massimo Federici (candidato per il centrosinistra) del Manifesto condivide impostazione di fondo e proposte conseguenti. «Ne ho tratto spunto anche nella redazione del mio programma - dice -. Senza cultura non c'è sviluppo. Educazione, istruzione, ricerca, conoscenza, cultura sono le chiavi per crescere, creare lavoro, senso di comunità, coesione, civiltà urbana». Mettere la cultura al centro dell'azione di governo locale non è una priorità solo delle grandi città. Anche i piccoli comuni sentono di giocare un ruolo determinante nella tutela, gestione e controllo dell'immenso patrimonio materiale e immateriale del Paese. Tutti i candidati sindaco di Galatina, comune in provincia di Lecce con meno di 30mila abitanti, hanno aderito al Manifesto per la cultura del Sole 24 ore come si legge sul sito www.galatina.it: Cosimo Montagna, Carlo Gervasi, Giancarlo Coluccia e Antonio Pepe hanno riconosciuto nei punti programmatici del Manifesto una sintesi ideale per il rilancio della cultura e dell'economia locale. Luigi Pieraccini, candidato del centrosinistra nel comune di Castrocaro Terme (Forlì-Cesena, 6mila abitanti) infine pone l'accento sulla cultura come valorizzazione del territorio: «L'intera zona racchiude in sé tutte le caratteristiche e le potenzialità per diventare centro di studio, di divulgazione scientifica purché opportunamente valorizzato dall'incontro tra le risorse messe a disposizione dagli enti pubblici e quelle investite dai privati». Questo l'impegno programmatico, che i candidati eletti dovranno tradurre in azione.