I Lions Club hanno lanciato la proposta per farli diventare Patrimonio dell'Umanità tutelati dall'Unesco BOLOGNA patrimonio universale, per la sua storia, il suo patrimonio culturale e artistico. Soprattutto per i suoi 42 chilometri di portici, che rappresentano un valore anche democratico. Questa la proposta, anche una sfida, lanciata venerdì sera, nei prestigiosi locali del Circolo ufficiali dell'Esercito, in via Marsala, dal presidente del Lions Club Irnerio, Giuseppe Della Balda, nel corso di una serata che ha visto protagoniste due donne: Edith Tamagnini, ambasciatore della Repubblica di San Marino presso l'Unesco, e Patrizia Gabellini, assessore all'urbanistica, ambiente, qualità urbana e città storica del Comune. Numerosi e prestigiosi gli ospiti: l'ambasciatore d'Italia a San Marino, Giorgio Marini; il vice governatore del Distretto Lions, Antonio Bolognesi; i componenti della commissione Unesco di Bologna, Cirianni e Crea; il segretario di Bologna Artistica e Storica, Paltrinieri; il colonnello Alfonso Manzo, comandante provinciale carabinieri di Bologna; il colonnello Buscaroli, direttore del circolo ufficiali, il console onorario del Messicol a Bologna, Paolo Zavoli. Il presidente Della Balda, che ha fatto dell'idea di candidare Bologna a Patrimonio dell'Unesco la ragione principale de1 mandato annuale alla guida del Lions Irnerio, ha assicurato all'assessore Gabellini il sostegno dei soci: «Saremo i muli che trascineranno il suo carro», ha insistito. E il vice governatore Bolognesi, che sarà governatore nel 2012-2013, ha garantito l'impegno di tutto il mondo lionistico, che in Bologna conta 33 club. LA CONDIZIONE Bisogna ricominciare dal degrado. L'assessore: «Bologna è bellissima» NEL 2006 ci fu il tentativo di una associazione privata di candidare Bologna a Patrimonio dell'Unesco per il Portico di San Luca, con i suoi 666 archi per 3,5 chilometri di lunghezza. Questo giornale, allora, dette il suo sostegno all'iniziativa, consapevole delle difficoltà di arrivare all'obbiettivo, cioè all'iscrizione nella Lista del Patrimonio dell'Umanità. Sono trascorsi sei anni ed ecco un'altra iniziativa, di più ampio respiro e consistenza: portare Bologna nell'Unesco per tutti i 42 chilometri di portici del suo territorio. Un patrimonio singolare e unico al mondo. ASSOLUTAMENTE straordinario se inserito in una realtà culturale, sociale, urbanistica e artistica che ne fanno una delle «città più belle d'Europa», come dice con orgoglio l'assessore Patrizia Gabellini. L'idea é del presidente Giuseppe Della Balda e dei suoi soci nel Lions Club Irnerio, proposta da settimane all'attenzione del Comune e ufficializzato l'altra sera nel corso di una serata conviviale dedicata a questo progetto, al quale lavoreranno i lions bolognesi nei prossimi anni. Con una consulente d'eccezione, Edith Tamagnini, ambasciatrice di San Marino presso l'Unesco, appassionata e colta signora che ha condotto la Repubblica del Titano allo storico e prestigioso traguardo di entrare nel Patrimonio dell'Umanità per i centri storici di San Marino, Borgo Maggiore e Monte Titano il 7 luglio 2008. COME ha spiegato Edith Tamagnini, che non nasconde la passione per la nostra città che frequenta dal tempo dell'Università, Bologna possiede uno splendido patrimonio che l'ha già portata a essere Capitale della cultura europea nel 2000 ed essere dichiarata dall'Unesco Città creativa della Musica nel 2006. Ed oggi può legittimamente candidare i suoi portici «guardiani senza tempo», li definisce la signora ambasciatrice di stupendi palazzi della nobiltà rinascimentale e barocca. Uno sguardo al portico del Pavaglione, con i suoi 739 metri, da sempre uno dei luoghi più frequentati, e amati, di Bologna, sede dal 1838 della biblioteca comunale. Ed ecco il portico della Certosa, disegnato da Ercole Gasperini nel 1811, con le sculture del Gibelli e del Putti, del quale si può ammirare in San Michele in Bosco la splendida biblioteca edificata nel 1517 e affrescata da Amico Aspertini. E il già citato portico di San Luca, oggetto in questo periodo di attenzione e di restauri. C'e poi la storia di Bologna, con il peso di quattro millenni di un territorio le cui radici affondano nel II secolo a.C., addirittura con resti di edifici risalenti all'età del ferro. NEL VI SECOLO importante città etrusca, poi occupata da galli e romani, al massimo dello splendore nel XIII secolo. Città cosmopolita, con l'Università più antica del mondo, frequentata da personaggi straordinari, artisti e scrittori di fama imperitura, come Goethe e Sthendal. INSOMMA, per Edith Tamagnini, ormai esperta delle procedure per arrivare al cuore dell'Unesco, ce n'è abbastanza per conferire a Bologna questa laurea mondiale. Che significa, come è per San Marino, come per Matera dopo la valorizzazione dei suoi Sassi (osservazione di Patrizia Gabellini), entrare in un circuito mondiale di attenzione, che significa anche ritorni in termini di visitatori, di turismo e quindi di economia. Come allora e come sempre, il Carlino è evidentemente al fianco di tutte le iniziative e di tutte le persone che lavorano per lo sviluppo della città. Ed oggi la prima battaglia da intraprendere per agevolare la candidatura é quella di ripulire le strade e i muri da tutto quanto la deturpa: rimuovere il degrado, far avanzare il decoro. Una battaglia assieme al commissario Cancellieri e all'associazione dei commercianti (Ascom) questo giornale la condusse due anni orsono per rimuovere i graffiti. L'AMMINISTRAZIONE Merola aveva assicurato sostegno a questa battaglia, che è una priorità: se possibile, la città è ancor più peggiorata. Tamagnini prende applausi quando dice: «I graffiti, le scritte abusive, le mura imbrattate non sono ammissibili. Non c'é tolleranza per coloro che non rispettano la storia, l'arte, l'architettura. La democrazia si valorizza facendo rispettare le regole». D'accordo Gabellini, che tuttavia non nasconde le difficoltà, anche di carattere economico, per avviare una procedura così complessa e impegnativa. E' vero: ma è forse arrivato il tempo di avviare un grande dibattito sulla e nella città, mobilitare gli intellettuali (storici, urbanisti, architetti, artisti) e stringere un nuovo patto di convivenza, di solidarietà e condivisione nella città comune. Con la valorizzazione della sinergia pubblico-privato: le risorse verranno di conseguenza. La candidatura di Bologna a Patrimonio dell'Umanità può essere il volano di questo nuovo patto per Bologna.