Gli abitanti delle isole Tremiti insorgono: vogliamo che resti lì dove è affondata ISOLE TREMITI. «La storia depositata in fondo al mare non si tocca. Anche perché se il destino ha voluto così, è bene che la storia rimanga a far bella mostra di sé alle Tremiti, proprio come ha voluto il fato». «Ormai ci stanno saccheggiando». Ieri all'arcipelago diomedeo era questo il tenore dei discorsi alla vista dei tecnici della ditta incaricata di rimuovere il relitto. Adesso ci si mette anche il relitto di una delle due navi usate dai Mille di Garibaldi, per andare da Quarto a Marsala, nel 1860, a fare la storia d'Italia. Il relitto è nei fondali di Cala degli Inglesi a San Domino, da quasi 150 anni. Precisamente dal 1864. E lo vorrebbero portare in un museo a Caprera, dove Garibaldi morì. L'ok allo spostamento sarebbe arrivato nei giorni scorsi dalla presidenza del consiglio dei ministri e ministero dell'Ambiente. «Ci stanno spogliando di tutto" tuona Peppino Calabrese, storico ex sindaco. che chiederà subito l'intervento del commissario prefettizio». E spiega: «Con la rimozione della nave l'ecosistema marino potrebbe essere danneggiato. In più dopo anni lì, finalmente, stanno, come dire, nidificando le cernie». Anche Luca Grifa, 34 anni, noleggiatore di gommoni a San Domino e sub, è dello stesso parere: «Certo che sono contrario. Io quel relitto lo conosco bene, ci vado sempre. È l'attrazione dei sub. Vorrebbero portar via, secondo il progetto, il bilanciere di prua e lo scafo-ancora. Il terzo pezzo invece, che è la ruota del vapore, no, lo vorrebbero lasciar li». La nave che giace nei fondali di Cala degli Inglesi, fu scoperta ufficialmente nel 2005, ma alle Tremiti era «il segreto di pulcinella» perché tutti ne parlavano. «Infatti quel posto veniva e viene chiamato da sempre la «punta del vapore» rivela ancora Calabrese «proprio perché si vociferava che lì sotto ci fosse una nave». Da quasi 150 anni un frammento della storia d'Italia giace sui fondali delle Tremiti. Precisamente da quando nella notte tra il 12 marzo ed i113 marzo 1864, il Lombardo urtò una secca affiorante di San Domino ed affondò. Era un classico pirovapore, ossia una nave (o piroscafo) a ruota, che dopo aver fatto parte insieme al «Piemonte» della flottiglia con la quale Garibaldi fece la storia d'Italia, affondò ad un passo da San Domino, mentre trasportava detenuti, diretti proprio alla colonia penale tremitese. Ad una profondità tra gli 8 e di 15 metri (il grosso del relitto), mentre una piccola parte è sprofondata a 25 metri, secondo uno studio della MarlinTremiti. Tortuosa la storia dell'imbarcazione: dopo essere stata semi affondata nel porto siciliano da parte dei cannoni borbonici, il piroscafo venne recuperato e restaurato, tanto da venire impiegato dalla Marina di Guerra Sarda, che lo adoperò per trasportare truppe e detenuti fino alla data del suo affondamento. Il punto esatto è sul lato nord ovest dell'isola di San Domino.