Attaianese: «Non abbiamo le risorse necessarie per gestire la struttura» Il Ninfeo Ponari e i reperti archeologici che custodisce potrebbero essere ceduti alla Sovrintendenza ai beni culturali. Nel corso della settimana della cultura, il Ministero e quindi lo staff del Museo archeologico "Gianfilippo Carettoni" ha permesso l'apertura straordinaria del sito al pubblico per un evento che ha consentito di scoprire da vicino le tecniche di restauro utilizzate per riportare alla luce gli affreschi e l'intonaco a conchiglie e lapislazzuli, ma anche i pavimenti in marmi e tessere musive. Proprio nel corso della visita guidata tra le vestigia della struttura risalente al I secolo avanti Cristo, il direttore del Museo archeologico, Silvano Tanzilli, aveva lanciato un appello all'Università degli studi di Cassino e del Lazio meridionale affinché garantisse l'apertura al pubblico di un vero gioiello ancora tutto da scoprire. La richiesta è determinata dal fatto che il Ninfeo Ponari è di proprietà dell' Ateneo cassinate dal momento che gli eredi della famiglia Ponari ritennero di affidarlo in ottime mani cedendolo all'Accademia. Ma nel corso degli anni, il complesso archeologico è caduto in una forma di oblio. Alcuni interventi di scavi sono stati realizzati in sinergia tra l'Ateneo e la Sovrintendenza ma senza riuscire a rendere fruibile l'area. Soltanto qualche mese fa, l'Università ha richiesto l'intervento del Ministero per realizzare un'opera di consolidamento della struttura che rischiava di cedere sotto il peso della massa terrosa sovrastante. Ed è proprio durante i lavori per la messa in sicurezza che gli archeologi della sovrintendenza si sono imbattuti in una scoperta sensazionale: nella fascia attigua al Ninfeo sono state rinvenute tracce di una villa romana di stile pompeiano confermando le ipotesi che la struttura fosse un'area di svago di pertinenza di una domus. Il passo successivo dovrebbe essere quello di svolgere un'attività di scavi mirata con l'autorizzazione dell'Ateneo, ma il rettore Ciro Attaianese ha spiazzato tutti per l'ennesima volta: «Non abbiamo la possibilità di reperire risorse per riportare agli antichi splendori il Ninfeo e quindi abbiamo avviato delle trattative per cedere la struttura alla Sovrintendenza». L'attenzione dell'Università nei confronti di questa preziosa eredità ricevuta è sempre stata compromessa dalle scarse risorse: «Il nostro bilancio - ha spiegato il rettore - non ci consente di dare slancio a questo tipo di attività e anche i lavori di consolidamento in corso sono stati affidati alla Sovrintendenza. Lavori effettuati su segnalazione dei cittadini». Eppure, Cassino che vanta un patrimonio archeologico ancora da scoprire non ha un dipartimento di archeologia: «Non ne abbiamo la possibilità, per anni - ha proseguito il Magnifico - è stato attivo il corso di studi in Beni culturali ma nostro malgrado siamo stati costretti a chiuderlo, in ottemperanza alle direttive vigenti dal momento che avevamo meno di trenta iscritti. Purtroppo sono argomenti di nicchia. Tuttavia abbiamo un segmento di ricerca, composto da studiosi formati anche dall'Università di Cassino e del Lazio meridionale che stanno effettuando lavori di scavi in tutta Italia e addirittura in Sudan con il coordinamento della professoressa Vincentelli».