Una ricostruzione tutta in salita. In un intervento in parlamento, Fabrizio Barca, ministro per la coesione territoriale, incaricato dal premier Monti di accelerare le iniziative per la ricostruzione post terremoto all'Aquila, presenta una ricognizione delle risorse finanziarie stanziate: circa 10,6 miliardi, di cui la quasi totalità è di fonte pubblica. Dei 7,7 miliardi di euro destinati alla ricostruzione di edifici privati e pubblici ne risultano erogati 0,7. Serve pia informazione e coordinamento, dice Barca. Che annuncia un provvedimento per una ricostruzione modello Friuli-Venezia Giulia. Una ricostruzione tutta in salita. E la principale colpa non è dei finanziamenti ma delle procedure. L'accusa trapela tra le righe di un intervento in parlamento di Fabrizio Barca, ministro per la coesione territoriale, incaricato dal premier Monti di accelerare le iniziative per la ricostruzione all'Aquila. Chiamato in causa da un'interrogazione al senato a prima firma di Elio Lannutti, Italia dei valori, sullo stato dell'arte dei lavori a tre anni dal sisma, Barca presenta una ricognizione innanzi tutto delle risorse finanziarie che ammontano a circa 10,6 miliardi, di cui la quasi totalità, 10,5 mld, è di fonte pubblica. Finanziamenti privati e donazioni non hanno raccolto grandi sostenitori. I primi 2,9 miliardi erano destinati all'emergenza e sono stati spesi. Degli altri 7,7 miliardi destinati a ricostruire edifici privati e pubblici, ne risultano erogati 0,7. I beni di interesse culturale danneggiati sono circa1400, di cui 900 i soli edifici religiosi. A marzo scorso risultavano ultimati i lavori per 119 chiese. Una situazione per niente incoraggiante. Negli incontri avuti con le autorità locali, Barca ha fissato la road map delle prossime azioni: entro la fine dell'estate inizierà la ricostruzione delle periferie e sempre entro l'estate dovranno essere presentati i piani per la ricostruzione del entro storico. Tempo stimato per ultimare i lavori, almeno 10 anni. E non è una questione di risorse, ha in più occasioni ribadito Barca, ma di come si è gestito il sistema, di come le autorità hanno interagito tra loro: «Gli enti locali devono dialogare di più» . Nei ritardi nel rilascio dei permessi per la ricostruzione, per esempio, responsabilità sono imputabili anche ai professionisti che avevano fatto incetta di progetti rallentando così l'iter. Per evitare storture nel sistema, con l'ordinanza di marzo del presidente del consiglio dei ministri è stata istituto un sistema on line per consentire a tutti i cittadini di accedere alle informazioni, soprattutto a quelle inerenti lo stato dei procedimenti amministrativi che li riguardano. Uno schema di raccolta dati è stato invece inviato alle amministrazione per capire come programmare i lavori e quale sarà il fabbisogno ulteriore di risorse da coprire. Si lavorerà poi, dice Barca nella risposta al senato, «a un provvedimento normativo che disciplini l'amministrazione ordinaria della ricostruzione facendo tesoro delle esperienze dei grandi terremoti recenti del Friuli-Venezia Giulia e di Umbria e Marche». Insomma, il cantiere della ricostruzione è ancora alle fondamenta e andrà ridisciplinato. Nell'interrogazione dell'Idv, si sollevavano anche dubbi sull'incarico di vicecommissario delegato per la ricostruzione dei beni culturali assegnato dal precedente governo ad Antonio Cicchetti, definito «manager dai multiformi impegni pubblici e privati». I dubbi sono riferiti al fatto «che lo stesso è già stato condannato dalla Corte dei conti per la malagestione dell'istituto Perdonanza», spiega Lannutti. Ma il problema è stato risolto all'origine dall'ordinanza del consiglio dei ministri che ha mantenuto in vita la struttura commissariale ma l'ha fortemente semplificata, eliminando i due incarichi da vicecommissario. Le funzioni sono state trasferite all'ufficio coordinamento ricostruzione.
L'Aquila. Dei 7,7 mld per la ricostruzione ne sono stati sinora utilizzati soltanto 0,7
Il ministro per la coesione territoriale, Fabrizio Barca, ha presentato una ricognizione delle risorse finanziarie stanziate per la ricostruzione post terremoto all'Aquila. I fondi ammontano a circa 10,6 miliardi, di cui la quasi totalità è di fonte pubblica. I finanziamenti privati e le donazioni non hanno raccolto grandi sostenitori. I primi 2,9 miliardi erano destinati all'emergenza e sono stati spesi. Degli altri 7,7 miliardi destinati a ricostruire edifici privati e pubblici, ne risultano erogati 0,7. I beni di interesse culturale danneggiati sono circa 1400, di cui 900 i soli edifici religiosi.
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