«Vogliono trasformare l'antico borgo murato in un abito di Arlecchino» PICO - L'antico borgo murato di Pico Farnese, paese natale di uno dei maggiori scrittori del 900, Tommaso Landolfi rischia di essere soffocato e stravolto sotto una fitta coltre di colori. Il sindaco e la Giunta, in spregio ai piani paesaggistici regionali, hanno deciso di cambiare volto al paese facendo dipingere a colori accesi le case che compongono la prima cinta del borgo murato. Se Tommaso Landolfi fosse ancora vivo, inorridirebbe di fronte a tanta incultura e, sbalordito dalla visione notturna del suo paesino in veste di arlecchino, scriverebbe un articolo sferzante. Magari nello stile grottesco di Nicolaj Gogol da lui così ben tradotto, come Aleksandr Puskin. Comunque sarebbe certamente dalla parte dei cittadini inascoltati. Le proteste del comitato Pro Centro Storico, guidato dal parroco don Roberto Sardelli, sono state infatti lasciate cadere nel vuoto dagli amministratori che vedono nelle mura colorate il rilancio di questo centro già "guastato" dalla linea Gustav. Un piano del colore assurdo già bocciato e respinto dal Ministero per i Beni Culturali a Urbino, dopo che il grande storico Jacques Le Goff lo aveva definito une monstrueuse sottise", una mostruosa scemenza. «Noi del Comitato per la Bellezza, - rappresentato da Vittorio Emiliani, Luigi Manconi, Vezio De Lucia, Paolo Berdini, Pino Coscetta - appoggiamo la protesta del Comitato cittadino di Pico Farnese: i borghi antichi rappresentano, col paesaggio, la nostra identità, una ricchezza strategica da difendere e tutelare con cura. La loro miglior difesa è quindi rappresentata dai più attenti e scientifici restauri conservativi. Ogni paese, anche il più piccolo, deve lottare, come Pico Farnese, per mantenere la propria identità culturale e le sue forme originarie. La buona conservazione è un investimento sul futuro. La difesa dei piccoli centri storici, come quella dall'eccessivo consumo di suolo e di paesaggio, deve essere il parametro per misurare capacità gestionali e lungimiranza degli amministratori locali. Appare grottesca la decisione del Comune di voler dare il via ad un intervento che, se portato a termine senza tener conto delle varianti richieste, restituirà ai cittadini un paese arlecchino, completamente avulso dal contesto storico e paesaggistico locale. Lo stesso Piano Regolatore Generale del Comune prevede, giustamente, le regole da seguire nei restauri delle case: "...nei lavori di rinzaffo e di stuccatura, lasciare la pietra a faccia vista". Come dire che sindaco e giunta di Pico Farnese predicano bene e razzolano male. « Il variopinto progetto - conclude il Comitato per la Bellezza - che si vuole portare avanti, contravvenendo la regoletta imposta ai comuni cittadini di "rinzaffo e rispetto della pietra a faccia vista", prevede la totale intonacatura delle case e il successivo passaggio di variegate tinteggiature dal rosso al rosa dal grigio al verde passando per tutte le scale di colore intermedie». Il Comitato cittadino di Pico Farnese, in buona sostanza, chiede al Comune di rispettare il Piano regolatore che si è dato e di seguire le linee tracciate dallo stesso ingegner Carlotti, che, nel dettare le regole da seguire sugli interventi nel centro storico, recitano: "...l'intervento sul Centro Storico sia congruente alla memoria e ai caratteri tipologici (...) cui ogni manufatto edilizio deve uniformarsi". Per salvare Pico Farnese non ci vuole molto. Basta che il Comune si adegui alle regole che si è dato. «Alle soprintendenze competenti chiediamo con forza il più pronto e deciso degli interventi a difesa di questo centro storico legato oltretutto alla memoria ancora viva di un grande scrittore come Tommaso Landolfi».