Stefano Baia Curioni già componente del comitato scientifico Centro Te Le vicende recenti di Palazzo Te, nella loro mestizia, illuminano alcune perniciose zoppie della nostra vita civica. Per questo può valere la pena di tentare una breve ricostruzione dei fatti degli ultimi anni. La nomina a Palazzo Te di un comitato scientifico presieduto da Salvatore Settis, in cui sono stati chiamati alcuni importanti studiosi ed esperti europei, è avvenuta nel quadro di un disegno di rilancio della città di Mantova basato sul ruolo della cultura come volano di sviluppo economico e di crescita civile (progetto in buona parte enucleato da un rapporto redatto a suo tempo dallo stesso Settis). Le ipotesi sottostanti alla nomina - e condizioni per il successo dell'operazione - erano: 1. che le attività culturali fossero riconosciute come una priorità per le politiche pubbliche della città e quindi tutelate decentemente sul fronte delle risorse; 2. che Palazzo Te divenisse uno dei principali luoghi di riferimento per il coordinamento delle attività espositive della città. Per questo motivo nel comitato sedevano i rappresentanti delle diverse istituzioni culturali mantovane; 3. che Palazzo Te in quanto "antenna internazionale" del sistema culturale mantovano (a fianco del Festivaletteratura) svolgesse un ruolo di attrazione attraverso la produzione e la co-produzione di attività espositive di alto profilo creando una forte integrazione tra le competenze locali, il comitato scientifico e le componenti gestionali ed operative del centro. Credo che gli esiti della vicenda debbano essere esaminati chiedendosi in primo luogo che sorte abbiano avuto queste ipotesi: a me pare che esse siano state tutte disattese, per diversi motivi, la cui responsabilità via a trasversalmente alle Giunte che si sono susseguite nel tempo. E, perché no, anche ad alcune scelte fatte dall'istituzione Palazzo Te. Il Comitato Scientifico sia nella gestione Settis, che in quella di Elkann, si è trovato come un motore potente e pieno di buone intenzioni, collocato su un telaio molto debole. Si sarebbe potuto rinforzare il telaio? In teoria sì, ma forse non nella realtà cittadina di oggi. E non parlo di risorse economiche, ma piuttosto di visioni civiche e politiche. Credo sia questo il punto su cui trarre, rinunciando ad ogni sterile polemica, il possibile insegnamento: in questo progetto si è passati da un sogno a cui sono mancate scelte concrete ad una concretezza singolarmente priva di visioni. È mancata un' ecologia della cultura e i tagli hanno fatto il resto. È la storia triste di un'occasione persa - un maggiore coordinamento tra istituzioni avrebbe garantito più coesione ed efficacia: avrebbe protetto la qualità anche nella crisi - ma è soprattutto un motivo di riflessione civica che speriamo possa servire per il futuro. La dignità di un paese è rivelata dal modo in cui esso si prende cura delle proprie istituzioni culturali. E lo stesso vale per le città e per le loro comunità.