Renato Nicolini ex assessore cultura del Comune di Roma Veltroni ha scritto su Repubblica, per celebrare i primi dieci anni dell'Auditorium, che «la cultura a Roma è come un virus», si respira con l'aria. Aggiungerei che oggi è però considerata un vibrione, il virus del colera... Ci sono voluti tre decenni per costruire a Roma (dalle giunte Argan-Petroselli a Rutelli-Veltroni) un sistema culturale degno di una capitale, composto da elementi effimeri (estate romana-notti bianche-festa del cinema-festival delle letterature), da elementi di servizio (il sistema delle biblioteche comunali integrato dai teatri di cintura), dal nuovo Auditorium, e da un nutrito gruppo di istituzioni per l'arte contemporanea (Galleria Nazionale d'Arte Moderna con possibile recupero dell'Ala Cosenza, Museo di via Crispi, Palazzo delle Esposizioni e Scuderie del Quirinale, Macro, Macro Testaccio, Maxxi)... Sembra ci si sia messi d'impegno a distruggerlo nel tempo più breve possibile... Il Maxxi, dopo essere stato espulso dal Ministero dei Beni Culturali con la soppressione dell'innovativa direzione per il Paesaggio, l'Architettura e l'Arte Contemporanea, e trasformato forzosamente in Fondazione privata, con una dotazione di spesa statale di due milioni di euro annui, ridicola sia se la confrontiamo ai 160 milioni di euro di costo del museo di Zaha Hadid, sia se la paragoniamo a quelle del Centre Pompidou e della rete dei grandi musei americani privati le sette sorelle dell'arte secondo Bonito Oliva - con cui dovrebbe competere nel mondo, viene addirittura commissariato, almeno nelle intenzioni del ministro Ornaghi... Ancora più grave quanto sta avvenendo per la Festa del Cinema, dove escono dal calcolo i molti milioni finora investiti e sembra scoppiata una miope gara dell'austerità, dove è importante spendere «di meno» di chi c'è stato prima, che compromette la competitività del Festival. Eppure, nel mondo globale, la competizione tra le città (Bilbao insegna) non si vince spengendo improvvisamente tutte le luci... Tanto peggio tanto meglio? Sembra quasi che, infastidita dalla nomina di Marco Müller, la sinistra da ex comunista si sia trasformata in tafazzista, perché tace o lascia intendere «l'avevo detto io, era meglio lasciare tutto com'era». Nelle indiscrezioni filtrate sul progetto di Müller, mi sembravano particolarmente interessante i collegamenti previsti con l'area archeologica centrale. Credo sia interesse generale non farli morire, assieme alla possibilità di rilanciare l'«idea per Roma» di Petroselli e Cederna, di avere al centro della città non il traffico e gli uffici, ma un parco archeologico frequentato culturalmente dal Campidoglio all'Appia Antica... Magari appoggiato al rilancio del sistema delle Università pubbliche, degli scambi culturali internazionali, delle strutture per la produzione cinematografica, etc. etc.
Maxxi, Festa del Cinema Un sistema in demolizione
Renato Nicolini, ex assessore cultura del Comune di Roma, ha scritto un articolo su Repubblica per celebrare i primi dieci anni dell'Auditorium. Nicolini afferma che la cultura a Roma è come un virus, ma oggi è considerata un "vibrione" del colera. Ha elencato i vari elementi che compongono il sistema culturale di Roma, tra cui il nuovo Auditorium, le biblioteche comunali, i teatri di cintura e le istituzioni per l'arte contemporanea. Tuttavia, Nicolini è preoccupato per il futuro della cultura a Roma, in particolare per il Maxxi, che è stato trasformato in una fondazione privata con una dotazione di spesa statale ridotta.
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