L'OSSERVATORIO DI CARTA Si FOTOGRAFA LE SPESE DEGLI ITALIANI NELLE VAZANZE DI PASQUA: MOVIMENTI IN CALO IN ITALIA, CRESCONO SOLO QUELLI ALL'ESTERO GRAZIE AI VOLI LOW COST. E DA NOI UNA GRAN PARTE DEI BUDGET FAMILIARI SONO FINITI IN BENZINA. MEGLIO DI TUTTI LE REGIONI DEL NORD EST Partire. Magari a risparmio, ma partire. Anche questa Pasqua molti italiani non hanno rinunciato al loro weekend di vacanza. E la necessità di fare economia non li ha trattenuti in Italia, anzi: con l'opportunità di un volo low cost una meta a portata di macchina sono più dell'anno scorso quelli che hanno scelto l'estero, un campanello d'allarme per i nostri operatori turistici. A farlo suonare è l'osservatorio CartaSi sulle spese per le vacanze, che ha monitorato i pagamenti fatti dagli italiani con moneta elettronica nella settimana di Pasqua e nelle tre precedenti. Il flusso totale quest'anno è stato di 2,3 miliardi, cresciuto del 4,6 rispetto a Pasqua 2011. Dato parziale, su cui incidono la propensione e la possibilità di usare le carte di credito o prepagate. «Ma depurato spiega Francesco Pallavicino, direttore marketing di CartaSi - dalla variazione delle tessere in circolazione. E il trend è netto: i soldi spesi sul territorio italiano salgono dell'1,6. In termini reali, considerata l'inflazione, virano in negativo. Mentre esplodono i pagamenti oltre confine, più 13,8». La fetta nazionale resta ancora la più grande: 1,7 miliardi contro i 600 milioni di quella estera. Le cifre sul tipo di spese però sono ben poco patriottiche. In Italia aumentano quasi solo i pagamenti per il carburante ( 13,9), su cui influiscono i continui rincari alla pompa. Mentre oltreconfine, dove pure il costo del pieno si fa sentire ( 43,6), crescono in doppia cifra anche le spese per biglietti aerei ( 18,7), alberghi ( 18,3) e ristoranti ( 10,6). E' stata una Pasqua anticipata rispetto all'anno scorso e questo ha permesso ai patiti della neve di godersi un ultimo fine settimana sulle piste. Così dietro alle solite destinazioni, le grandi città di Regno Unito, Francia e Germania, i Paesi dove più si sono dilatate le spese degli italiani sono Svizzera ( 14,1) e Austria ( 9,1). Sintomo che molti, sci in macchina, hanno attraversato i valichi alpini, a tutto discapito delle nostre montagne. «È stata una Pasqua sottotono», conferma Elisabetta Dotto, albergatrice di Cortina. Nelle Dolomiti il nocciolo duro dei turisti invernali, tra il 70 e 1'80, è costituito da italiani. «Due su dieci quest'anno non sono venuti - continua - è stato l'anno delle cancellazioni». Colpa della poca neve, ma anche, pensano a Cortina, della pubblicità negativa causata dalla retata natalizia della Finanza. E i prezzi? «Su quelli siamo in linea con Austria e Svizzera», risponde Dotto. «Le prime due regioni di provenienza dei nostri clienti sono Lazio ed Emilia Romagna. Loro sono mancati, mentre sono cresciutigli arrivi dalle zone più vicine, specie il Veneto». Proprio le Venezie, nel confronto tra Pasqua 2011 e 2012, si rivelano le regioni italiane che più hanno incrementato le spese turistiche con carta. Stabile il Sud, crescita modesta ( 3,7) per il Centro. I flussi più importanti si sono registrati al Nord, più a Nord-Est ( 9,1) che a Nord Ovest ( 4,6), con il Friuli al 9,8, il Veneto al 9,2 e il Trentino Alto Adige addirittura al 14,1. Sono anche le regioni dove è stata più evidente la propensione a scegliere l'estero. In Italia i settori di spesa, se si esclude benzina e agenzie viaggio, mostrano tutti un trend negativo. Reggono gli alberghi (-0,6), soffrono i ristoranti (-2,3). «A Roma c'è stata una sensibile diminuzione dei turisti italiani», dice Nazzareno Sacchi, presidente della Fipe, la Federazione dei Pubblici Esercenti, nella Capitale. «Ma abbiamo compensato con l'aumento degli stranieri. Un vero rovesciamento: di norma a Pasqua gli italiani sono il 60-70, quest'anno si sono fermati al 40». E se perora il fatturato ha retto, considerata l a propensione al consumo in caduta il timore è che «a fine anno possa diminuire del 10-15». Per gli operatori la strategia sembra obbligata: puntare sui turisti stranieri. Negli ultimi mesi però la crisi economica si è inasprita un po' ovunque, incidendo sulla capacità di spesa dei vicini europei. Secondo Francesco Pallavicino di CartaSi «per tutto il 2011 l'aumento dei pagamenti elettronici dall'estero ha bilanciato il calo dell'Italia. Ma in questo inizio di 2012 ha cominciato a diminuire». Con poche eccezioni. La Germania, da cui arriva un quinto delle spese turistiche straniere. E i Brics, gli emergenti, la cui quota è cresciuta fino al 7,2 del totale, con punte per Russia e Cina. Nel lungo periodo gli affari si faranno con loro, al momento però incidono poco. Quest'estate a far quadrare i conti del turismo saranno ancora gli italiani con qualche risparmio da parte, sempre che abbiano voglia dello "stesso mare". O i tedeschi, se preferiranno le nostre spiagge a quelle di Grecia e Turchia. I viaggiatori dei Dragone snobbano ancora II Bel Paese C'erano una volta i turisti americani, cresciuti sognando Roma. CI saranno un giorno, nel 2020,100 milioni di cinesi in viaggio. Verso l'Italia? Forse. Nel 2011 I visti turistici rilasciati a Pechino sono stati 126m11a, In crescita dell'86. Ma un numero ancora basso. Perché la metà del cinesi, per viaggiare, si Informa in rete, fronte su cui l'Italia b motto In ritardo. E la retorica del Paese con 1'80 del beni cutturali mondiali non basta. I cittadini del Dragone cercano anche, e forse più, i grandi marchi del lusso. Outlet e negozi In Italia non mancano, ma I voli tra I due Paesi sono pochi e in molti hotel II mandarino è lingua sconosciuta. Anche la promozione In Cina è carente con le varie regioni che si muovono in solitaria, senza fare sistema.