Nel labirinto dell'arte predata. INTRIGO INTERNAZIONALE. Scavi abusivi, mediatori in Svizzera, collezionisti, mercanti e case d'aste. Un Lelio Orsi del sedicesimo secolo, un'erma con Giano bifronte del primo secolo dopo Cristo, tre pagine miniate fra il 1400 e il 1500 rubate a Pistoia e nell'Abbazia di Monte Oliveto nel senese, due vasi uno attico e uno apulo del V e IV secolo prima di Cristo, uno con ancora i segni dello spillone (che è lo strumento di ricerca dei tombaroli). No, non non siamo nelle sale di esposizione di Christie's o di Sotheby's, le notissime case d'asta di New York. O, meglio, da Christie's e da Sotheby's questi preziosi oggetti ci sono transitati e sono stati anche battuti. Il delicato "Leda e il Cigno" di Lelio Orsi, che come si sa nacque e morì a Novellara, in provincia di Reggio Emilia, fu venduto nel gennaio 2008 per oltre un milione e mezzo di dollari, salvo essere poi sequestrato dalla Homeland Security Investigation su segnalazione dei Carabinieri italiani. SIAMO INVECE nell'Ambasciata italiana di Washington. E il padrone di casa, l'ambasciatore Gaudio Bisogniero, presiede, con il ministro Janet Napolitano ospite d'onore, una cerimonia tanto rara quanto simbolica: quel quadro, quella statua, quelle ceramiche, quei manoscritti esposti nell'auditorium verranno restituiti all'Italia. Ne erano usciti illegalmente molti anni prima. E la storia che li riguarda è incredibile, romanzesca nei suoi aspetti criminosi, un intreccio internazionale che collega i contrabbandieri d'arte italiani con i riciclatori svizzeri, con le grandi case d'aste di New York, con ricchissimi collezionisti americani, con i segugi del generale Pasquale Muggeo, comandante dei Carabinieri TPC (Tutela Patrimonio Culturale), anche lui presente alla restituzione, con i detectives dello US Immigration and Custom Enforcement, che è una divisione del Department of Homeland Security, il ministero creato da George W. Bush dopo gli attentati dell' 11 settembre 2001 e ora guidato da Janet Napolitano. LA STORIA. Nel 2009 i Carabinieri vengono a sapere che due ceramiche bimillenarie, una pelike attica a figure rosse ed una situla apula erano state poste in vendita a New York, la prima per 80 mila dollari, la seconda per 40 mila. Conducono controlli incrociati fra banche dati e indagini e ne scoprono la provenienza: siti archeologici italiani dai quali evidentemente erano state asportate. Dall'Italia finiscono in Svizzera, dove emerge il nome di un certo Gianfranco Becchina, agricoltore per definizione, mercante d'arte, ex emigrato che negli anni si è costruito un impero alberghiero. LE TRACCE proseguono. Passano per una galleria di Beverly Hills, California. A questo punto i marescialli della Tutela si studiano i cataloghi delle case d'asta e si accorgono che le ceramiche vi figurano come oggetti senza un passato, presumibilmente frutto come poi si è appurato di scavi clandestini. Allenano i colleghi americani e questi effettuano il sequestro presso Christie's. La situla scavata in Puglia era stata preventivamente rintracciata presso la Summa Gal-lery di Los Angeles, uno dei cui soci era Robert Hecht, il venditore del vaso di Eufronio con la Morte di Sarpedonte al Metropolitan di New York (la prima antichità pagata da un museo un milione di dollari nel 1972). Il vaso fu poi restituito all'Italia e oggi si trova nel Museo di Villa Giulia. ANCHE LA SECONDA indagine coinvolge Becchina, che un comunicato ufficiale dell'US Immigra-tion and Custom Enforcement descrive come segue: «cittadino italiano presumibilmente associato con la criminalità italiana e concorrente con l'organizz»zione di contrabbando che fa capo a Giacomo Medici». Riguarda il Giano bifronte venduto da Christie's per 26.250 dollari e sequestrato nel 2011 dagli americani. Da notare che nella stessa asta erano stati battuti molti altri pezzi di provenienza "sospetta" (secondo gli inquirenti) che avevano fruttato 8 milioni di dollari. Una terza indagine riguarda il dipinto di Lelio Orsi, importato dall'Italia, senza permesso, nel 2006 e messo all'asta da Sotheby's nel 2008. E' un olio su rame. Fu venduto per 1,6 milioni di dollari, ma l'acquirente una volta a conoscenza dell'indagine della polizia italiana rescisse il contratto. L'anno scorso il sequestro delle autorità americane. Una quarta indagine infine, sulle tre pagine miniate su carta pergamena. Erano state strappate da due libri, uno nella Chiesa di San Paolo di Pistoia nel 1990 e l'altro nell'Abbazia di Monte Oliveto Maggiore di Asciano (Siena) nel 1975. Erano state offerte in vendita su Internet da un collezionista di libri antichi dell'Oregon. Il quale informato del furto si fece parte diligente nella restituzione dei preziosi manoscritti.