C'è un museo in Italia che rischia di essere trasformato in un set da serial televisivo. Può accadere a Reggio Emilia se i Civici Musei saranno sottoposti a un singolare intervento di ristrutturazione. Eppure non si tratta di un'istituzione trascurabile ma di un complesso che ospita importanti collezioni storiche di tipo naturalistico, archeologico e artistico. C'è la collezione zoologica, mineralogica e paleontologica di Lazzaro Spallanzani, che fu acquisita dal Comune nel 1799. Dall'Illuminismo si passa a un laboratorio positivista con la sezione creata e ordinata nella seconda metà dell'Ottocento dall'archeologo Gaetano Chierici, uno dei fondatori della Paletnologia italiana, modello per altre realtà nazionali ed europee. C'è poi la collezione di Storia Naturale, ci sono le raccolte archeologiche di preistoria, protostoria e romane (Museo Territoriale Romano), a cui seguono la Galleria Fontanesi, il Museo d'Arte Industriale e le raccolte d'Arte Moderna. Che i Civici Musei reggiani, ospitati in un convento francescano trecentesco più volte rimaneggiato, abbiano bisogno di ristrutturazione nessuno lo discute. Già nel 2003, peraltro, la precedente Amministrazione comunale diede un incarico per un progetto di recupero e ristrutturazione del l'edificio al fine di valorizzare il patrimonio. Ebbero anche inizio i lavori con un forte investimento di denaro pubblico, ma poi tutto si fermò. Con l'insediamento della Giunta Delrio (Pd) quel progetto è stato giudicato inadatto e abbandonato a favore di un nuovo incarico, che è stato assegnato all'architetto Italo Rota. Innanzitutto va detto che il progetto di Rota non solo non è stato condiviso con la cittadinanza ma non è neppure supportato da un comitato scientifico né risulta un coinvolgimento dei conservatori. E non si tratta di un intervento leggero. Quello che prevede è un totale stravolgimento del museo, dei percorsi, dell'ordinamento delle raccolte e della stessa idea di museo: non più luogo di cultura, di trasmissione di saperi e di conoscenza dell'arte, della storia e della natura, ma luogo di "impatti emotivi"attraverso una spettacolarizzazione delle modalità di presentazione delle collezioni. Un progetto di riallestimento che ha un bel costo: non meno di 8.350.000 euro. A dicembre dell'anno scorso l'amministrazione comunale ha annunciato che il progetto si realizzerà comunque, malgrado la gravità della crisi economica. A nulla sono serviti gli appelli al confronto. E del tutto insoddisfacenti si sono rivelati gli incontri con l'assessore alla Cultura sollecitati da gruppi di docenti universitari, esperti in museografia, architetti , ricercatori, insegnanti. È seguita quindi una lettera aperta al Sindaco Delrio in cui gli si chiede di ripensare il progetto. Che propone soluzioni stravaganti come un ammasso di funghi in acciaio specchiante (del costo di 660.000 euro) all'ingresso dei Musei, oppure la trasformazione di alcuni ambienti in un antro oscuro, una sorta di caverna primordiale rivestita di una resina scura a imitazione dell'asfalto da cui far emergere oggetti simbolo come una grande balena conservata fin dal 600, dunque una balena asfaltata. "Retrograda" e "conservatrice" è stata definita la posizione di chi a Reggio Emilia non apprezza le spettacolari soluzioni proposte dall'architetto Rota. Eppure quello che si chiede non è altro che una maggiore attenzione alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio e della memoria storica. La città sostengono i critici del progetto non ha bisogno di simboli come acquari con gambe umane che nuotano, vetrine con reperti neolitici a fianco di manichini dalle sembianze umane con testa della pecora Dolly, simboli di un'umanità futuribile e altre cose dello stesso genere. Non c'è dubbio che investire nella cultura significa anche individuare percorsi nuovi, ma la strada non può essere quella delle facili "trasgressioni" e "provocazioni". Chi a Reggio Emilia si oppone al progetto di Rota chiede al Comune di investire piuttosto nelle raccolte pubbliche proprio per quello che i Musei non hanno avuto in questi anni. Di fronte a certe proposte, paradossalmente, si fa "nuovo" e "altro" il linguaggio del vecchio museo. Ecco allora un altro rischio insito in un progetto del genere: quello di bloccare una profonda riflessione sul rinnovamento dei musei, una questione aperta e non solo per Reggio Emilia. Ma c'è, infine, una domanda che non si può non fare: sono proprio sicuri gli amministratori che ci sia bisogno di una stravaganza per i musei di Reggio Emilia? una città, ricordiamolo, che può vantare scelte di politica culturale che hanno permesso per esempio la creazione delle scuole del l'infanzia più belle del mondo, una biblioteca che ha raccolto e conserva la memoria locale in tutti i suoi aspetti (manoscritti, incisioni, fotografie, archivi dei partiti politici, manifesti, eccetera), un Teatro che dialoga continuamente con un folto pubblico. È troppo invocare, augurarsi una pausa di riflessione e un confronto aperto?
REGGIO EMILIA - Troppi funghi davanti al Museo
I Civici Musei di Reggio Emilia, un complesso storico che ospita importanti collezioni naturalistiche, archeologiche e artistiche, rischia di essere trasformato in un set da serial televisivo. Il progetto, proposto dall'architetto Italo Rota, prevede una spettacolarizzazione delle collezioni e un totale stravolgimento del museo. Il progetto è stato finanziato con 8.350.000 euro e prevede la creazione di ambienti unici e spettacolari, come un ammasso di funghi in acciaio specchiante o una balena asfaltata.
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