IMUSEI fiorentini perdono appeal. Lo dicono i dati relativi all' ultima Settimana della cultura, che si è svolta dal 14 al 22 aprile scorsi. Rispetto all' analogo appuntamento organizzato dal Mibac lo scorso anno sempre nel mese di aprile le gallerie statali, per l' occasione aperte a ingresso gratuito, hanno subito un calo di visitatori pari quasi all' 8 per cento. Ne parliamo con la soprintendente al Polo museale Cristina Acidini. SOPRINTENDENTE Acidini, cosa è successo? «Nei nove giorni della Settimana della cultura, dal 14 al 22 aprile, gli ingressi ai musei statali fiorentini, nell' occasione visitabili gratuitamente, sono stati 239 mila. Un numero consistente in termini assoluti, ma che indica un calo del 7,82 per cento rispetto allo stesso appuntamento dello scorso anno, dal9 al 17 aprile 2011. Ci sono stati sbalzi significativi: gli Uffizi, per esempio, hanno registrato un 4,53 per cento, con 2.689 visitatori in più. Stessa cosa per la Palatina e per la Galleria d' arte moderna di Palazzo Pitti, dove è in corso la grande mostra sul Giappone, con un 6,26 per cento corrispondentea 2.300 presenze. All' Accademia, però, c' è stata un' incredibile diminuzione del 17 per cento degli ingressi. E così anche per Galleria del costume, Argenti, San Marco, Palazzo Davanzati, le Cappelle Medicee. Oltre ai giardini, Boboli e le Ville Medicee, che quasi certamente hanno risentito del maltempo. Mi sembrano dati significativi sui cui riflettere proprio perché, essendo riferiti a visite a ingresso gratuito, non riflettono una variazione di costo, ma di attrattiva». Che tipo di riflessione crede sia necessaria? «Abbiamo incrociato i dati sui musei con quelli sull' affluenza media di turisti in città nello stesso periodo. Ed è venuto fuori che le presenze, rispetto allo scorso anno, sono stabili. A cambiare, però, è la provenienza dei visitatori: mentre gli europei, in particolare francesi e spagnoli, diminuiscono sensibilmente, sono in forte aumento coloro che arrivano da più lontano. Dal Giappone, ma soprattutto dai cosiddetti "Bric": brasiliani, russi e tantissimi cinesi. Forse è il caso di cominciare ad attrezzarsi davanti alle nuove sfide che questo turismo emergente impone, affinando meccanismi comunicativi e promozionali. Come è stato fatto, per esempio, nel mondo dello shopping». Cosa succede con gli italiani? «I dati forniti dagli operatori turistici prendono in considerazione i pernottamenti, non i cosiddetti "escursionisti", ovvero coloro che vengono in città per una sola giornata e arrivano, generalmente, da zone che distano da Firenze due ore, due ore e mezzo al massimo. Una chiave di lettura del fenomeno, dunque, potrebbe essere che il turismo di chi viene da lontano e resta qualche giorno tiene, mentre quello locale diminuisce. Credo che questo possa essere interpretato come la spia di una situazione di crisi, in cui una gita dalla mattina alla sera, tra spese di trasporto e ristorazione, è percepita come un programma troppo costoso, non più alla portata di tutti. Anche su questo aspetto penso sia utile una riflessione. Certo, si tratta di segnali che non possono essere considerati portatori di verità assolute: ci sono molte variabili da tenere in considerazione e che possono fare la differenza, come le condizioni meteorologiche o le gite scolastiche. Ma credo sia importante fare il punto della situazione con le istituzioni e gli operatori coinvolti: un' occasione sarà "Art and Tourism", la prima fiera dedicata al turismo culturale organizzata dalla Regione, che si svolgerà alla Fortezza da Basso dal 18 al 20 maggio». E per quanto riguarda i fiorentini? «Noi siamo qui per tutti. Per i turisti, ma soprattutto per i nostri concittadini: il nostro compito è fare in modo che traggano vantaggio dalle tante opportunità offerte dalla città. Da un punto di vista culturale, ma anche di crescita personale e di benessere: credo che il Paese in cui l' accesso ai musei è costante e gratificante sia un Paese in cui si vive meglio. Gli aperitivi sulla terrazza degli Uffizi, introdotti la settimana scorsa, vanno in questa direzione, così come la Notte bianca o le aperture serali durante l' anno. Una delle nostre priorità, come sempre, è quella di incoraggiare l' affluenza a musei meno scontati come il Bargello, San Marco, Palazzo Davanzati o lo stesso Palazzo Pitti, spesso considerato attraente solo per Boboli. Non si tratta di fare miracoli: Uffizie Accademia avranno sempre un ruolo trainante, ma di far conoscere nuove opportunità».