Faremo mostre di maestri storici, contemporanei e giovani, la prima entro fine anno su Èmile Bernard Ho rinunciato alla presidenza perché non è il mio mestiere, mi impegnerò come responsabile delle esposizioni Il piccolo Guggenheim lombardo in crisi ha ingaggiato Flavio Caroli che però si è già dimesso. Anzi no Sè aperto col botto nel 2010. Cinquemila metri quadri per un progetto di architettura museale innestato su un edificio ex industriale. Calcestruzzo, acciaio, mattoni a vista hanno costruito il guscio di uno spazio algido, pensato per diventare il Guggenheim di Gallarate, piccola Bilbao lombarda. Frutto di un accordo fra lamministrazione di centrodestra, retta dallallora sindaco Nicola Mucci, e il ministero dei Beni culturali di Sandro Bondi, il Maga, acronimo allegro di Muso darte Gallarate, ha iniziato così la sua storia. Con una grande mostra di Modigliani e un programma di esposizioni, fra cui Giacometti lanno dopo, tutte foraggiate da sponsor solidi, come lazienda leader dellintimo Yamamay, che ha creduto nel sogno scucendo, in pubblicità, 170mila euro lanno a sostegno del fondo in dotazione messo sul piatto dal Comune, 750mila per la gestione e 200mila per le mostre. Allinizio è andato tutto bene. Guidato alla presidenza da Angelo Crespi, ex giornalista del "Domenicale" di Marcello DellUtri e consigliere di Bondi, il Maga ha raccolto un bel successo: 40mila ingressi per Modigliani, 22mila per Giacometti, un totale di 100mila in 2 anni di attività. Complice la direzione di Emma Zanella, vestale di un mondo più contemporaneo, che ha mosso il calendario con focus sulle ultime tendenze. Lei, figlia del direttore dellantica Galleria darte moderna, Silvio Zanella, inventore negli anni Cinquanta del Premio Gallarate, ha creduto più di tutti nel progetto. Peccato che con il cambio di amministrazione, la crisi e le restrizioni imposte dal patto di stabilità, il sogno si sia trasformato in un incubo. Soprattutto per i dipendenti che hanno visto una decina di contratti non riconfermati, passati a part-time. Un taglio necessario sostiene il nuovo sindaco Edoardo Guenzani, eletto in una lista civica sostenuta dalla sinistra: «Non vogliamo sfatare un mito, ma far quadrare il bilancio. La precedente gestione ha eroso il capitale con sprechi che paghiamo. La serata di inaugurazione di Modigliani costò 292mila euro. Il bilancio di Giacometti ha visto un passivo di 250mila euro. Al nostro arrivo abbiamo stanziato 260mila euro per far fronte ai debiti. Ora continueremo a garantire i fondi per le spese, ma dobbiamo rivedere i contratti». Lex sindaco Mucci ribatte: «La volontà squisitamente ragionieristica della nuova amministrazione affossa un progetto di crescita culturale del territorio. Il Maga è stato il sogno di una città che ha raccolto la sfida di un museo, rivolto soprattutto ai giovani. I laboratori per bambini (20mila presenze lanno), i corsi per le scuole e i corsi interni di specializzazione dello IED sono unoccasione rara per gli studenti». Angelo Crespi, passato intanto alla presidenza di Palazzo Te a Mantova, giustifica così le spese: «Il posizionamento in ambito internazionale è costoso, ma secondo gli standard che tali operazioni richiedono. I visitatori registrati in due anni fanno invidia a molti musei». A giudizio suo e dellex sindaco tagliare i costi significa tagliare la didattica, con il risultato di ospitare meno bambini, meno famiglie, aprire il bar a spot e rimpicciolire il bookshop: «Un museo non può essere una scatola vuota». Cosa che però il nuovo sindaco sa, e non sembra sprovveduto visto che, chiuso il rapporto con Crespi, ha alzato la cornetta per chiamare il critico Flavio Caroli, dopo averlo visto da Fazio su Rai tre: «È un personaggio dalla forza mediatica su cui puntiamo per accendere i riflettori». Un po Beaubourg un po Grande Fratello, sarà il modello della nuova gestione. Anche se Caroli, dopo aver accettato il ruolo di presidente, tempo un mese ha già dato forfait. «Mi sono dimesso perché non ho le competenze per seguire lamministrazione e voglio impegnarmi in ciò che so fare meglio, la parte scientifica». E, infatti, è di questi giorni la sua nomina a responsabile delle attività espositive, «quello che facevo a Palazzo Reale», con un programma su tre fronti: i maestri storici, i maestri del nostro tempo (Kiefer o Schnabel) e i giovani talenti. «In questo quadro si colloca la mostra di Émile Bernard, anello di congiunzione fra Van Gogh e Gauguin, a cui la Gare dOrsay di Parigi dedicherà unantologica, ma alla quale noi abbiamo pensato prima e che anticiperemo inaugurando entro lanno».