Restituiti a Washington, con grande enfasi, ancora altri oggetti d'arte e cultura portati via dall'Italia (rubati, o scavati ed esportati illegalmente), ed individuati, anche grazie alla loro poderosa banca-dati (oltre tre milioni di reperti memorizzati, la più vasta al mondo) dai carabinieri del Comando per la tutela culturale. Sono Leda e il cigno, un raro dipinto su rame di Lelio Orsi (1508 - 87); un'erma con Giano bifronte del I sec. d.C.; tre pagine miniate tra il 1400 e il 1500, rubate a Pistoia e nell'abbazia di Monte Oliveto Maggiore, nel Senese; e due vasi, uno attico e uno apulo, del V e IV secolo a.C.. I carabinieri hanno avuto un grande aiuto dalla dogana americana; e la restituzione, per la prima volta, è avvenuta con una cerimonia all'ambasciata italiana a Washington, presenti colei che negli Usa vale il ministro dell'Interno, Janet Napolitano, il direttore delle dogane e Pasquale Muggeo, capo dei carabinieri dell'arte. Al telefono dalla capitale d'oltreoceano, il generale dice: «La solennità voluta dagli americani sottolinea l'inversione di una tendenza: gli Usa non intendono più essere un luogo di comodo rifugio per l'arte indebitamente sottratta». Ecco il quadro pagato 1,5 milioni di dollari a un'asta del 2008, che il sindaco di Novellara (città di Orsi) tentò invano di aggiudicarsi e ora reclama, ma che era uscito illegalmente dal Paese (fu anche individuata una banda di 12 persone): una Leda e il cigno dolcissimi, con un bellissimo blu nel cielo; il Giano venduto da un canadese a un'asta Christie's del 2009 per 28 mila dollari, però scavato di frodo; una pelike attica a figure rosse e un vaso apulo frutto di analoghi scavi clandestini, e battuti a New York neppure tre anni fa. I marescialli della tutela, si sa, sono i più attenti lettori del cataloghi d'asta: li hanno identificati come oggetti senza un passato, venuti dal buio degli scavi clandestini. L'asta in cui è stato aggiudicato il Giano, a Rockefeller Plaza, non era andata esente da altri pezzi, anche greci, assai discussi; ma aveva fruttato oltre otto milioni di dollari. Christie's aveva venduto anche i due vasi più antichi, uno ancora con i segni dello spillone» usato dai tombaroli: un giovane suona un flauto seduto, davanti a una donna drappeggiata; quello scavato in Puglia, una situla del Pittore di Dublino, ha reso 40 mila dollari: mostra tante figure, e proviene dalla Summa Gallery di Los Angeles, legata a Bruce McNall, socio di Robert Hecht, il venditore del vaso di Eufronio con La morte di Sarpendonte al Metropolitan di New York (la prima antichità pagata un milione di dollari da un museo nel 1972), ormai tornato in Italia e oggi grande attrattiva del Museo di Villa Giulia. Gli oggetti non saranno subito rimpatriati: si uniranno ad un altro carico, tra una decina di giorni: forse oggetti, magari ottenuti da Edoardo Almagià, che Princeton vorrebbe restituire ai carabinieri, cui si devono tante trattative internazionali, come queste, assai fruttuose. Perché la Grande Razzia, un milione e mezzo di reperti sottratti dal 1970, non è finita; e mostra ancora tantissimi effetti.