Non si placano le polemiche sull'altopiano dell'Alfina relativamente al progetto di realizzare una centrale a biomasse presentato dalla società "Tuscia Bio Energie Srl". In attesa che gli enti interessati a valutare la fattibilità del progetto si riuniscano nella commissione di servizio, in quanto nell'ultima seduta mancavano, Ministero, Soprintendenza e Arpa, in dibattito non manca di presentare sorprese. Prima era stata la Tuscia Bio Energie Srl a difendersi evidenziando come strumentali molte delle contrarietà che venivano espresse alla realizzazione della centrale. Poi è stata la volta del comune di Acquapendente che ha risposto all'azienda evidenziando l'incompatibilità del progetto da realizzarsi sull'altopiano. A muoversi sulla stessa posizione è il Comitato interregionale per la salvaguardia e la valorizzazione dell'Alfina. "La realtà è che bisogna usare sempre il metodo del buon senso, anche se spesso (lo capiamo) difetta quando si parla di affari - sottolinea Vittorio Fagioli, responsabile del Cisa -. E sulle biomasse sono in ballo molti milioni di euro di incentivi. E allora si preferiscono le minacce, che già sono dimostrazione di debolezza. E il buonsenso dice che in quel sito esiste da oltre un anno un vincolo imposto dal Ministero dei beni culturali, che norme tecniche di vario genere impediscono la sua realizzazione, che i sindaci ed il territorio sono contrari, avendo scelto da tempo un altro modello di sviluppo per il territorio. Ed inoltre nel Paese da tempo stanno sorgendo molti interrogativi (e molti comitati di cittadini contro) rispetto al poter definire gli impianti a bio-gas ecologicamente sostenibili, mostrando essi una efficienza energetica ridicola, una convenienza economica traballante ed un impatto sulla economia dei luoghi e sulla salute tutt'altro che positivo. L'efficienza energetica del biogas, per esempio, secondo il parametro Eroei (Energy returned on energy invested) è intorno al 3, ovvero tale è il ricavo energetico rispetto all'energia consumata". Secondo il rappresentante del comitato, dunque: "L'azienda si metta l'anima in pace. Evidentemente ognuno di noi vede le cose dal suo punto di vista, è naturale, ma nei sistemi civili (e democratici) è dal confronto che nascono le soluzioni e se uno vede solo un punto di vista, perché portatore di un proprio interesse, ci sono altri punti di vista ed anche altri interessi che vanno considerati. L'importante, e l'avvocato Labate sarà sicuramente d'accordo con noi, è che il confronto sia sereno perché al mondo tutti vorremmo che le cose andassero come più ci piace e ci interessa, specie quando c'è da guadagnare, ma è anche vero che le economie sono veramente tali solo quando non sottraggono le economie altrui o, cosa più importante dal punto di vista politico locale, non ledono l'altrui qualità della vita o deturpino i beni comuni". Ovviamente il Cisa non ci sta a essere stati definito "fantomatico" e chiude dicendo: "Consigliamo all'azienda di documentarsi in merito, essendo il comitato stato protagonista (e lo è tutt'ora) di esemplari e vincenti battaglie per la difesa dell'Alfina, avendo anche il sostegno di decine di associazioni di cui molte a carattere nazionale (Amici della terra, Italia nostra, Wwf, Cittadinanza attiva, Accademia Kronos, solo per citarne alcune)"
VITERBO - Biomasse sull'altopiano dell'Alfina Si mobilita anche il comitato di tutela
La Tuscia Bio Energie Srl ha presentato un progetto per realizzare una centrale a biomasse sull'altopiano dell'Alfina. Tuttavia, gli enti interessati a valutare la fattibilità del progetto non si sono riuniti nella commissione di servizio, causando polemiche. Il comune di Acquapendente e il Comitato interregionale per la salvaguardia e la valorizzazione dell'Alfina hanno espresso contrarietà al progetto. Il Cisa ha difeso il progetto, ma ha anche sottolineato le incompatibilità con il vincolo imposto dal Ministero dei beni culturali e le esigenze del territorio.
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