Museo svuotato, sale chiuse. E gli artisti se ne vanno. Nel senso che chiedono di riavere le opere che avevano prestato al Madre. Di cui da tempo si denuncia la lenta, inesorabile agonia nell'assenza di una chiara presa di posizione della Regione che a parole dice che il Madre non chiuderà, e nei fatti non assicura la prosecuzione del progetto culturale partito nel 2005 che ha dotato anche Napoli di un museo di arte contemporanea. Nino Longobardi ed Ernesto Tatafiore hanno ufficialmente chiesto di riavere i lavori esposti in quel secondo piano di Palazzo Donnaregina che ormai è chiuso, dopo il ritiro delle opere dalla collezione permanente da parte degli artisti nazionali ed internazionali: e anche i napoletani (di livello anch'essi nazionale) si adeguano, e il Madre si impoverisce ogni giorno di più. Si polverizza, si disintegra. Svanisce così, ritiro dopo ritiro, il sogno che sembrava diventato realtà di poter contare anche nella nostra città su una sede museale per l'arte contemporanea. «Il secondo piano è chiuso da tempo, che ci facevano le nostre opere in una situazione del genere, che definire anomala è poco?». interrogativo firmato da Tatafiore e Longobardi, la cui dichiarazione di protesta segue quella di Gianni Pisani, preoccupatissimo del destino della sua scultura, «L'incidente.. Per Longobardi e Tatafiore la questione è più semplice dal momento che erano stati gli artisti in persona - e non un terzo, un collezionista - a prestare al Madre le opere, di cui ora si richiede la restituzione, che dovrebbe avvenire nei primi giorni della prossima settimana. Gli artisti sono perplessi e molto preoccupati: «Si sta dilapidando - accusa, sconfortato, Longobardi, sempre più attivo in Spagna, ma con un piede ben saldo nel suo studio di Largo Tarsia - una collezione importante. Eppure Napoli è una città di livello europeo, basta saperla vedere tra le pieghe, con un ruolo significativo nella storia e in quella dell'arte. Ma è città matrigna, come se mangiasse i propri figli: leggevo della preoccupazione di Gianni Pisani, legittima da parte di un grande artista. Come grandi sono stati Carlo Alfano, Augusto Perez: cosa fa la città per ricordarli, per tenerne vivo il ricordo e la considerazione artistica che si sono guadagnati». La polemica Da Kounellis a Hirst, i lavori già ritirati Dal Madre hanno già ritirato le loro opere: Kounellis, Fabre, Pistoletto, Anselmo, Zorio, Baselitz, Lichtenstein, Rauschenberg, Warhol, Hirst, Barney, Gilbert and George, Koons, Barcelò, Fontana, Manzoni, Serra, Naumann, Hofer, Francesco Jodice e Vedova Mazzei. Ci sono ancora, e dovrebbero restare: due opere di Clemente e una di Paladino, donate al Madre, un'opera di Carlo Alfano di proprietà della figlia, una di Penano, di proprietà della Fondazione Maurizio Morra Greco, e l'opera di Gianni Pisani che la rivorrebbe, ma è stata concessa in comodato da un collezionista, ora deceduto.
NAPOLI - Madre, lasciano Tatafiore e Longobardi. Dopo l'allarme di Pisani, i due artisti chiedono il ritiro delle loro opere: Non c'è più un progetto
Il Museo d'Arte Moderna di Napoli (Madre) è stato chiuso e le sale sono state chiuse. Gli artisti che avevano prestato le loro opere al museo hanno richiesto la restituzione delle stesse. Il museo è stato svuotato e si sta polverizzando. Gli artisti hanno firmato una dichiarazione di protesta, in cui chiedono la restituzione delle opere. La questione è più semplice per gli artisti che avevano prestato le opere in persona. La città di Napoli è considerata una città di livello europeo, ma sembra mangiare i suoi figli, come se stesse dilapidando una collezione importante. La polemica coinvolge artisti di livello internazionale, come Kounellis, Hirst e Warhol.
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