Lo scontro sul progetto per rilevare edifici a rischio in tutta l'area degli scavi Sulle rovine di Pompei in attesa del rinascimento targato Ue si consuma una guerra tra architetti. Una piccola guerra. Gambardella versus Portoghesi. Il primo, Carmine, (classe 1946), preside di Architettura della Seconda Università di Napoli ha querelato per diffamazione il secondo, Paolo (classe 1931), decano degli archistar e membro del Consiglio superiore dei Beni culturali, il massimo organo del ministero. Il 16 novembre dello scorso anno, nel corso di una seduta del Consiglio, Paolo Portoghesi avrebbe definito come una «proposta che è soltanto espressione di questo presenzialismo tipico di persone giovani come Gambardella» l'offerta per lo studio diagnostico del sito archeologico presentata dal preside della Sun. «Chi vive nel mondo dell'architettura - avrebbe poi rincarato Portoghesi - quando sente parlare di questo personaggio non può che esprimere molti dubbi». Gambardella legge il resoconto della seduta del Consiglio su un quotidiano e querela, chiedendo il sequestro dei verbali. «Ma le pare che a 65 anni, uno come me che ha studiato tutta la vita, come dimostra il mio curriculum scientifico, che è stato prorettore ed attualmente è preside di facoltà e presidente di Benecon possa essere definito un "discusso architetto di giovane età"? La verità - spiega il professo reGambardella - è che si è voluta considerare come un progetto alternativo a quello del ministero la mia proposta che era, invece, soltanto un dossier. L'incartamento presentato alla Soprintendente Teresa Elena Cinquantaquattro e da questa poi girato al ministero, racconta il professore, riguardava l'attività di rilievo fatta «dall'alto con nostre sofisticate attrezzature montate sugli aerei della Guardia di Finanza sul sito di Pompei, grazie alla quale abbiamo identificato diverse situazioni di sofferenza». «Si tratta di un dossier - continua Gambardella - nel quale sono illustrate le competenze della nostra università e del Bene-con - grazie alle quali, peraltro, abbiamo vinto la gara internazionale che riguarda la Nativity Church di Betlemme - che avremmo offerto al ministero praticamente a costo zero». Il Consiglio, però, non ha apprezzato. «Ma le pare che se ci fosse stato qualcosa di utile ci saremmo messi a rifarlo? In quel dossier - spiega il presidente Andrea Carandini - non c'era niente che potesse servire a Pompei. Era una documentazione che non avrebbe portato alcun giovamento al lavoro che si sta per fare. A Pompei serve una mappa del rischio fatta con rilievi tridimensionali delle rovine, che non è mai stata fatta e non può essere certo fatta dall'alto con tecniche mirabolanti che non portano a nulla. Quel dossier - taglia corto il decano degli archeologi - era più che altro il book di presentazione di una società».