Il lastrico di palazzo San Michele, a Bari vecchia, appare danneggiato in più punti. Tanto che le piogge delle scorse settimane potrebbero aver causato infiltrazioni nell'edificio storico che lo scorso anno il Comune ha «regalato» alla Fondazione Petruzzelli, con l'impegno a trasformarlo in una sede di rappresentanza per iniziative culturali. Ma da allora l'immobile è rimasto chiuso, vuoto e abbandonato. E. a dispetto dei lavori urgenti fatti dal Comune, la struttura rischia di deteriorarsi irrimediabilmente. La segnalazione dei residenti della zona è stata raccolta dal consigliere Vito Lacoppola (Fli), che ha preparato un'interrogazione: «La documentazione fotografica dei cittadini - dice - mostra inequivocabilmente che il tetto del palazzo è in pessimo stato di manutenzione, con il rischio che siano stati arrecati danni ai soffitti e alle pareti interne. Per questo chiederò al commissario della Fondazione, Carlo Fuortes, un intervento immediato di messa in sicurezza». Palazzo San Michele fu acquistato a inizio anni 2000 da Pinuccio Tatarella affinché ospitasse l'assessorato alla Cultura. Ma poi il progetto fu abbandonato. E così a fine 2010 il sindaco Michele Emiliano ebbe l'idea di utilizzarlo (insieme a un'altra dimora storica del murattiano, palazzo San Gaetano) per patrimonializzare la Fondazione Petruzzelli: grazie al trasferimento della proprietà (valutato complessivamente 2,1 milioni), l'ente lirico ha potuto mantenere in equilibrio il bilancio del 2010, utilizzando gli immobili a garanzia di un mutuo. Nel momento del trasferimento, era stato detto che i due palazzi - vuoti da sempre - sarebbero stati ristrutturati e destinati a ospitare la sede della Fondazione e affittati per iniziative culturali, così da essere messi a reddito. È finita in modo diverso: in poco più di un anno i due palazzi sono stati sfruttati soltanto dal punto di vista finanziario, ma continuano a rimanere inutilizzati. Per quanto riguarda in particolare palazzo San Michele, poco prima del trasferimento alla Fondazione il Comune ha effettuato un intervento urgente per la rimozione dell'eternit contenuto nelle coperture. Ora gli ulteriori lavori necessari dovrebbero essere affrontati dalla Fondazione, che versa in condizioni precarie tanto da non poter garantire nemmeno gli stipendi: difficile, dunque, che possa farsene carico. Strano che nessuno ci abbia pensato prima.