Intervento a tempo di record a San Giorgio per eliminare l'ossidazione della vernice LA SOPRINTENDENTE: «Prestito provvidenziale, ma ora un restauro vero» VENEZIA. Parlare di "Miracolo a San Giorgio", visto che l'esito positivo della vicenda del Tintoretto "sbiadito" era atteso e annunciato, rischierebbe di apparire eccessivo e forse anche inutilmente ironico. Diciamo che la segnalazione del nostro giornale, e l'imminente visita del Patriarca Francesco Moraglia alla comunità benedettina dell'isola, ha consigliato la Soprintendenza di accelerare l'intervento di recupero: con risultati, a detta della stessa Soprintendenza ma anche del responsabile dell'Abbazia, Carmelo Grosso, «pienamente soddisfacenti». Ma la lettera con cui la Soprintendente Giovanna Damiani ha annunciato il successo dell'intervento anti-ossidazione (lettera intitolata significativamente "le parole i fatti") va anche oltre, proponendosi come risposta puntuale a coloro che avevano preso spunto dall'"incidente" per criticare la politica dei prestiti delle opere d'arte. Se infatti «il compromesso stato di conservazione di quest'opera» e «lo stato di degrado della tela di supporto secondaria e il precario stato che essa garantiva alla conservazione della pellicola pittorica» erano «noti da tempo alla Soprintendenza», la mancanza di risorse finanziarie adeguate «aveva impedito di procedere alla verifica, sul retro della tela, delle reali condizioni di questo secondo supporto, rappresentato da una tela di rifodero incollata, in passato, sul retro di quella originale allo scopo di rinforzarla. La scarsa qualità di questa seconda tela e il lungo tempo intercorso da quell'antico intervento avevano provocato un pericoloso allentamento del tensionamento dell'insieme con forti rischi per la superficie dipinta». Solo «la possibilità di poter disporre di un adeguato contributo da parte della Biennale (per il prestito dell'Ultima Cena, esposta ai Giardini, ndr) ha dato l'opportunità straordinaria e insperata di provvedere al complesso smontaggio dell'opera e di poter studiare da vicino lo stato conservativo del dipinto». Si è quindi proceduto al consolidamento dei bordi, ad una pulitura senza rimozione della vernice risalente al restauro del 1937, agli interventi di ritocco, eseguiti sopra di essa, necessari per eliminare i disturbi». Tutto questo ha provocato, come da noi scritto, «la parziale ossidatura della vernice, con gli effetti di sbiancamento rilevati visivamente senza che questi avessero alcuna ricaduta sulla superficie pittorica, monitorata costantemente», ma «una nuova verniciatura (eseguita nei giorni scorsi, ndr) ha restituito la migliore leggibilità al dipinto stesso». Ora si attendono tempi migliori per procedere a un restauro che vada oltre l'ordinaria manutenzione, «e restituisca l'equilibrio dei toni al cromatismo e luminismo propri della tecnica pittorica di Tintoretto e che potrà essere eseguito solo a fronte di un adeguato e consistente finanziamento».