Intervento immediato per eliminare l'ossidatura. Damiani: adesso cerchiamo un finanziamento VENEZIA «La parziale ossidatura della vernice, con gli effetti di sbiancamento rilevati visivamente, senza che questi avessero alcuna ricaduta sulla superficie pittorica, ha reso necessario procedere ad una nuova verniciatura che ha restituito la migliore leggibilità al dipinto stesso». A parlare è Giovanna Damiani, Soprintendente per il Polo museale di Venezia, che spiega così l'azione blitz che sabato scorso, grazie al meteo finalmente favorevole, ha reso possibile un nuovo intervento sull'«Ultima Cena» del Tintoretto. La tela-capolavoro di Jacopo Robusti, che dopo essere stata esposta la scorsa estate nel Padiglione centrale della Biennale ai Giardini era rientrata nella Chiesa di San Giorgio Maggiore, aveva subito un intervento di restauro che prevedeva la sostituzione del supporto della tela di juta fortemente usurata. Nell'operazione si era danneggiata la vernice ed era subentrato un inaspettato effetto nebbia. Il danneggiamento non ha alterato i colori del Tintoretto, ma l'effetto visivo era evidente: il dipinto cinquecentesco appariva come se avesse avuto davanti un velo bluastro. Sull'opportunità di spostare il capolavoro del Tintoretto da San Giorgio per esporlo alla Biennale più di una voce aveva espresso qualche perplessità, in quanto il cambiamento del microclima per un'opera d'arte che è stata nello stesso luogo per oltre cinquecento anni è sempre ricco di incognite. La Soprintendente invece parla di una operazione importante: «La possibilità di poter disporre di un adeguato contributo da parte della Biennale ha dato l'opportunità straordinaria e insperata di provvedere al complesso smontaggio dell'opera e di poter studiare da vicino lo stato conservativo del dipinto. Anche se non sufficiente per poter eseguire un restauro completo e tutt'ora necessario, si è potuto comunque provvedere ad un intervento di manutenzione e messa in sicurezza del dipinto, procedendo al consolidamento dei bordi, ad una pulitura senza rimozione della vecchia vernice, quella risalente al restauro del 1937, agli interventi di riverniciatura e ritocco, necessari per eliminare i disturbi. La nuova foderatura, inoltre, ha restituito solidità e planarità perfetta al dipinto». Dopo l'intervento di sabato, resta il problema di reperire i soldi per un nuovo importante restauro: «L'opera - conclude Damiani - necessita e attende un restauro pittorico vero e proprio che restituisca l'equilibrio dei toni al cromatismo e luminismo propri della straordinaria tecnica pittorica di Tintoretto e che potrà essere eseguito solo a fronte di un adeguato e consistente finanziamento».