L'artista «preoccupato» invita i colleghi a chiedere le restituzioni Dubbi. «Si corre il rischio di svuotare la struttura Non capisco i silenzi delle istituzioni» Dal suo studio al corso Vittorio Emanuele, a Palazzo dei principi di Montemiletto («Neanche Picasso aveva uno studio così bello e grande...») il maestro è preoccupato: la situazione del Madre, che galleggia - nonostante la presenza attiva di Pierpaolo Forte, presidente della Fondazione Donnaregina - nell'indifferenza istituzionale e che manifesta tutti i segni di una lenta agonia, gli fa temere per il destino delle opere ancora in uso al museo di via Settembrini. Tra le quali c'è la sua, «L'incidente», una scultura del 1964, presentata in numerose sedi prestigiose, e dal 2005 affidata in prestito al Madre grazie al collezionista e imprenditore milanese Gianni Manzo. Gianni Pisani, tra gli artisti di eccellenza del panorama nazionale, è sconfortato. «Che fine faranno - si chiede, accorato - i lavori in mostra al Madre? Non si capisce niente di quel che potrà accadere in una situazione del genere, che porta di fatto ad una inesorabile chiusura del museo». Teme per la sua opera, oil discorso è più generale? «Sono sincero, temo per la mia opera. Però altrettanto preoccupato per il destino di lavori di altri artisti che stimo, napoletani e non. Tanto che...». Tanto che pensa di rivolgere loro l'invito a darsi da fare per cercare di riavere le loro opere? «Sì, ci ho pensato, ma la restituzione di opere non è facile dal momento che ci sono atti dei prestatori che hanno affidato le nostre opere - la mia e quella di Tatafiore, Persico, De Stefano, Di Fiore - al Madre. Quindi penso che le opere possano essere richieste dai prestatori, non da noi artisti». E allora? «E allora penso sia giusto essere preoccupati. Io, poi, a quell'opera sono molto legato, nacque in un momento particolare, e poi ha avuto tanti riconoscimenti». Come ebbe l'idea di creare quella scultura, che rappresenta la sua testa, il suo volto, con gli occhiali? E perché le diede il titolo «L'incidente»? «Ero stato nominato direttore del'Accademia di Brera, andavo e venivo da Milano in auto e uno dei miei pensieri ricorrenti riguardava un incidente - immaginario, per fortuna - con la mia testa che finiva contro il parabrezza. E così che creai il modello in gesso, al quale feci poi aderire un foglio di una plastica. La feci vedere a Peppe Morra che venne al mio studio in compagnia di Hermann Nitsch, che come vide 'L'incidente' scoppiò a piangere: pochi giorni prima era morta la sua prima moglie, in un incidente automobilistico». Ma lei sarebbe contento se «L'incidente» restasse al Madre? «Sapere che la mia opera è al museo mi fa piacere, ma temo per quello che sta accadendo. E non capisco perché le istituzioni non intervengano per dare al museo d'arte contemporanea una certezza di continuità ad alto livello, anche se comprendo la questione dei costi. Ma queste son cose che non devono penalizzare l'arte, gli artisti. Ecco, quel che mi preoccupa è il silenzio, l'indifferenza dell'istituzione, mentre invece apprezzo la mobilitazione, gli appelli di quanti sollecitano chiarezza. E apprezzo pure il sindaco di Sorrento che ha subito appoggiato "Casa Madre" nel suo Comune, con opere di Paladino e Biasiucci». Momento difficile per l'arte a Napoli: il Madre in agonia, il Pan propone iniziative ma senza una programmazione, a Casoria bruciano le opere... Che ne pensa? «Il momento è terribile: il Madre è stato semisvuotato, corro il rischio di perdere questa mia opera. Ecco, contatterò gli eredi del collezionista che la prestò al Madre e magari la ricompro io». Pan e Cam? «Faccio i miei auguri perché il Pan possa programmare un'attività certa e di buon livello; quanto a Casoria, trovo assurdo dare alle fiamme le opere. Capisco che è una provocazione, ma è un gesto estremo e io non avrei accettato di bruciare un mio lavoro».