ROMA. «Far partire un'opera pubblica sarà più facile: alcuni veti incrociati posti dalle amministrazioni già sui progetti potranno essere superati da un'amministrazione decisa a realizzare a tutti i costi l'opera. Ad aggiungere un altro tassello sulla strada della semplificazione dei passaggi burocratici per aprire i cantieri delle infrastrutture è la nuova legge 2411990, approvata dalla Camera e in attesa solo di essere pubblicata sulla «Gazzetta Ufficiale». La legge contiene anche la riforma della Conferenza di servizi, lo strumento nato per riunire intorno a un tavolo tutte le amministrazioni coinvolte a vario titolo nella realizzazione di un'opera pubblica e ottenere, con un passaggio solo, il loro via libera. Il sì della Conferenza di servizi, infatti, sostituisce tutti i pareri, i nulla osta e le autorizzazioni necessarie per cantierare il progetto. La nuova legge interviene su alcuni elementi di debolezza della Conferenza. In primo luogo cerca di limitarne la durata: non sarà più possibile, per le amministrazioni,rinviare la decisione con tattiche dilatorie. La Conferenza potrà durare al masssimo 90 giorni. Scaduti questo periodo, l'amministrazione che propone l'opera ed è anche la responsabile della riunione potrà decidere comunque, anche in senso favorevole alla realizzazione. Cambia anche il criterio di decisione: non più a maggioranza. La formula utilizzata è volutamente ambigua: l'ente potrà decidere «tenendo conto delle opinioni prevalenti» in modo da poter emarginare anche eventuali dissensi numericamente forti ma che provengono da piccole realtà locali. Anche il democratico principio della maggioranza infatti (peraltro poco utilizzato dalle amministrazioni che spesso preferivano ottenere l'unanimità prevista in un primo momento dalla normativa) a volte non bastava a sbloccare le opere. Di fatto il «no» di un piccolo Comune contava quanto il sì di una grande metropoli. Ora l'amministrazione può andare oltre il semplice conteggio numerico e dare un peso diverso alle varie opinioni. Nella nuova Conferenza mantengono il potere di veto le amministrazioni «sensibili (ministeri di Ambiente, Salute. Beni culturali) alle quali si aggiungono quelle che tutelano la sicurezza. Ma non si tratta di un vero e proprio stop: la decisione in questo caso è rimessa al Governo se il dissenso è tra amministrazioni statali. Se, invece, a scontrarsi sono un'amministrazione statale e una regionale il compito di mediare è affidato alla Conferenza Stato-Regioni. Quando c'è di mezzo anche un ente locale viene coinvolta la Conferenza unificata. La legge si adegua al nuovo assetto Stato-Regioni e prevede, per contrasti in materie di esclusiva competenza regionale, che l'ultima parola spetti alla Conferenza Stato-Regioni. In caso di inerzia però tutto è di nuovo centralizzato al Consiglio dei ministri. Per la prima volta, poi, per opere in project financing, cioè finanziate da privati, può partecipare alle riunioni anche il privato concessionario dell'opera. Ma senza diritto di voto.