LEGGERE in questi giorni sulla cronaca cittadina le entusiastiche righe sulla card di Bologna che dovrebbe «fare sistema» delle realtà museali cittadine pubbliche, private e dell'Ateneo, cambiare il volto turistico della città portando torpedoni di entusiasti e felici turisti, ma anche riottosi bolognesi con famiglie a scoprire i tesori contenuti nei nostri musei mi fa sorridere perché la novità più grande è che non è una novità: la card musei e il progetto collegato « Bologna dei Musei» nasce alla fine degli anni novanta, era un progetto comunale. Coinvolgeva università, Ministero dei Beni Culturali e la Regione Emilia Romagna. A questi soggetti si affiancava un Comitato promotore e finanziatore di enti e istituzioni cittadine. Subito si dotò di un logo, un biglietto comune un giorno o tre giorni, un abbonamento annuale e iniziative che mettevano in collegamento fra loro i vari musei, iniziative per bambini e genitori riunite in una rassegna «Il museo si diverte». Bologna dei Musei è nata contemporaneamente all'esperienza di Torino che a differenza di Bologna ha potuto contare su continuità politica ma soprattutto sull'intelligenza dei dirigenti pubblici ed è ora un sistema collaudato e maturo. Qui è stata distrutta nell'indifferenza e nell'ignavia di ufficietti comunali perché creava ombre a qualche piccolo direttore di museo (direttrice?). Ora ben venga la card che fa felice tutti, o meglio ben ritrovata, le auguro maggiore longevità. Camilla Giorgini, attività didattica Bologna dei Musei