I molti nodi che ruotano attorno alla biblioteca napoletana e una bella iniziativa: la proposta di cittadinanza onoraria per Caglioti e Montanari. Il primo tempo della vicenda della biblioteca nazionale dei Girolamini, che eddyburg ha seguito costantemente contribuendo alla diffusione e al successo dell' appello per la rimozione di Massimo De Caro, ha dunque trovato un esito clamoroso imposto dalla magistratura: sigilli alla biblioteca e pesanti accuse al suo Direttore, Marino Massimo De Caro, nominato con il benestare del ministro Ornaghi di cui era Consigliere. Ma molto resta ancora da fare perchè questa battaglia a difesa del nostro patrimonio culturale e non solo, possa dirsi vinta. Come spiega esemplarmente Tomaso Montanari nell'articolo di oggi che riportiamo di seguito, uno degli elementi che hanno pesantemente giocato è il ruolo delle consorterie politiche. Anche per questo la vicenda dei Girolamini è esemplare: non per competenza o scienza in qualsiasi modo verificata, De Caro è stato posto a capo di un'istituzione di antico prestigio quale la biblioteca napoletana, ma per appartenenza di lobby. Lo spregio del merito a favore di criteri di questo tipo è uno dei vizi che ha condotto questo paese nella situazione in cui si trova, ancora in bilico fra modernità e feudalesimo. E che questa deriva sia oggi presente e grave più che mai lo dimostrano le interrogazioni e gli interventi dei parlamentari appartenenti alla stessa consorteria che nei giorni immediatamente successivi all'appello che denunciava l'incredibile situazione dei Girolamini, hanno attaccato i due principali protagonisti di questo atto di coscienza civica, Montanari e Caglioti: intimidazioni e minacce hanno trovato così spazio in un luogo come il Parlamento, i cui esponenti hanno dato prova dell'ennesima vergognosa difesa "a prescindere" di casta e di parte. A salvare la dignità del luogo, un altro parlamentare, Barbato, ha suggerito al Sindaco di Napoli di attribuire a Caglioti e Montanari la cittadinanza onoraria. E ci pare effettivamente una straordinaria dimostrazione di amore civico da parte dei due docenti dell'Università Federico II la loro iniziativa di denuncia a difesa di un patrimonio culturale napoletano che la città stessa aveva per lungo, troppo tempo, abbandonato ad un grave declino. Ma ancora per un altro aspetto la vicenda dei Girolamini sottolinea con brutalità l'attuale situazione di degrado del paese: veri protagonisti in negativo, al di là dello stesso De Caro, sono senza dubbio il ministro Ornaghi e l'alta dirigenza Mibac che, negando ogni responsabilità, si sono vergognosamente trincerati dietro la pretesa autonomia di scelta dei frati di San Filippo Neri nella nomina del Direttore e che, pur se informati da tempo della situazione, l'hanno lasciata marcire fino al suo scoperchiamento da parte di un'azione civica di un gruppo di intellettuali prima e della magistratura poi. La gravità del comportamento di Ornaghi e dei suoi dirigenti appare però non solo in quest'ultima fase, ma fin dalla nomina a consigliere Mibac di De Caro, privo di qualsiasi titolo per esercitare quella carica cui l'aveva designato Galan, ancor meno costui poteva essere nominato in un ruolo squisitamente tecnico scientifico quale la direzione di una storica biblioteca nazionale. Eppure la considerazione dell'istituzione che dirigono è tale che nessuno, nè Ministro, nè Dirigenti generali ha ritenuto doveroso opporsi alle pressioni della lobby partitica che appoggiava De Caro. Di fronte a questa trahison des clercs conclamata non suscita alcuna sorpresa la situazione di irrilevanza politica, culturale, sociale in cui il Mibac attualmente si trova inabissato, incapace sempre più spesso financo di una dignitosa gestione degli ordinari compiti di tutela, come il caso dei Girolamini dimostra. Nell'articolo di Tomaso Montanari che potete leggere in rassegna, vi è un termine che chi scrive ha letto, considerato il contesto, con vero rammarico: politica. Quella politica arrivata ad un tale livello di degenerazione da considerare possibile lo stravolgimento di ogni criterio di trasparenza e competenza. E' da lì, evidentemente, che dobbiamo ricominciare: a partire dal Mibac e dal suo ministro pro tempore il cui primo compito dovrebbe essere l'elaborazione, prima che sia troppo tardi, di una politica dei beni culturali in grado di affrontare la crisi di sistema del ministero e del paese. Il paese che quel 25 aprile di 67 anni fa festeggiò nelle piazze d'Italia voleva opporsi anche a queste degenerazioni; i firmatari della lettera scritta da Francesco Caglioti si pongono per questo in linea di diretta continuità con quegli ideali che oggi ricordiamo, purtroppo non come conquista acquisita o consolidata, ma come traguardo cui giungere. Prima o poi, ma i nostri avversari sappiano che abbiamo molta... Resistenza.