Dopo aver ricevuto l'esposto di Forza Italia su Palazzo Grassi, la Procura della Corte dei Conti ha aperto un fascicolo sul caso. Ma l'indagine sull'operazione di acquisto da parte della Casinò spa non può partire fino a quando non ci sarà la firma effettiva sul contratto con la Fiat. Solo in quel momento i magistrati contabili potranno verificare la legittimità dell'affare. L'aspetto da valutare è quello dei debiti pregressi che il Casinò si accollerebbe acquistando un'impresa in perdita com'è ora Palazzo Grassi. Oggi intanto torna a riunirsi il Consiglio d'Amministrazione della casa da gioco per valutare la documentazione inviata dalla Fiat. Prima però il sindaco Costa incontrerà gli alleati della maggioranza, ai quali dovrà chiarire la situazione, in particolare per quanto riguarda l'ingresso di soci privati Palazzo Grassi, indaga la Corte dei Conti L'esposto di Brunetta chiede di verificare i debiti pregressi che la Casinò spa erediterebbe da Fiat La Procura apre un fascicolo ma deve aspettare la firma VENEZIA. Ricevuto l'esposto del forzista Renato Brunetta sulla legittimità dell'affaire Palazzo Grassi, il procuratore contabile Cannine Scarano ha aperto un fascicolo. Aperto, ma anche subito «congelato». La Procura della Corte dei Conti, infatti, non ha potere preventivo e per essere legittimata ad indagare su un caso deve rilevarvi i presupposti dell'«attualità del danno»: solo dopo la firma del contratto tra Fiat e Casinò, la magistratura potrà mettervi il naso per verificare se tutto sia in regola. Oggi come oggi, l'accordo è solo nella testa del sindaco e dei vertici della spa: danno per le casse pubbliche, per ora non c'è. Nel caso in questione non sarebbe comunque la scelta imprenditoriale del Casinò a venire messa in dubbio, essendo insindacabile la discrezionalità negli investimenti di una società, anche se pubblica, alla quale è pure concessa una certa dose di rischio. A venire valutate sarebbero, invece, le premesse dell'accordo, l'eventuale carico di debiti pregressi che il Casinò si accollerebbe rilevando un'impresa in perdita com'è ora Palazzo Grassi: se fosse palese - ad una verifica tecnica - che l'operazione parte già con molti «rossi» al passivo, allora si potrebbe rilevare un danno, dal momento che ad essere investiti nell'operazione sono milioni di euro di una società a capitale pubblico, come la Casinò Spa, che rientra nella sfera d'azione della Corte dei Conti. Nell'esposto, Brunetta rileva come sia «risaputo che la gestione della società Palazzo Grassi spa è da molto tempo in perdita, con passivi anche molto pesanti negli ultimi anni. L'acquisto di una società che produce perdite che si rifletteranno inevitabilmente sui bilanci del Casinò non possono che, presumibilmente, ridurre in via indiretta le risorse derivanti dai proventi di gioco che dovrebbero essere destinati al Comune di Venezia». Oggi, intanto la vicenda tormentata di Palazzo Grassi vivrà due appuntamenti cruciali: una nuova seduta del Consiglio di amministrazione della Casinò spa, che potrebbe teoricamente dare il via libera all'acquisto del 51 per cento, se la documentazione mancante da parte della Fiat risulterà finalmente completa, e la riunione di maggioranza convocata a Ca' Farsetti in cui Paolo Costa tenterà di ottenere l'ultimo via libera all'operazione. Pare ormai chiaro che la quota di Palazzo Grassi sottoscritta dal Casinò sarà ben superiore a quella concordata con i partiti del centrosinistra non il preventivato 30 per cento, ma una quota vicina al 43, visto l'impegno dei due soci privati Skira e Arteria a sottoscrivere in questa fase complessivamente non più dell'8 per cento. La linea del sindaco e del casinò sarà probabilmente quella che i nuovi soci chiariti gli aspetti ancora oscuri della trattativa e i conti economici potrebbero nel giro di poco tempo elevare le loro quote al previsto 20 per cento complessivo. «Se questa è l'idea commenta il capogruppo di Rifondazione Comunista Pietrangelo Pettenò diciano fin da adesso che non ci stiamo, perché gli accordi erano altri. Casinò e Comune devono inoltre valutare attentamente la disponibilità del finanziere Guido Angelo Terrazzi ad acquistare da subito una partecipazione importante nella Palazzo Grassi spa, che è quello che si chiedeva ai privati. Se Arteria e Skira non possono o non vogliono farlo, è giusto lasciare spazio a chi invece è disponibile, riducendo al minimo l'esposizione economica del Casinò, pur salvaguardando l'attività di Palazzo Grassi». Proprio su questi punti Pettenò e il capogruppo dei Ds a Ca' Farsetti Livio Marini hanno scritto una lettera a Costa, in vista della riunione del Consiglio del Casinò di oggi, chiedendo un incontro di maggioranza per valutare l'offerta di Terrazzi e invitandolo «a non dar corso a scelte irreversibili». In realtà il tentativo di Costa e del Casinò sarebbe quello di congelare l'offerta di Terrazzi, rinviandola all'acquisizione del successivo 49 per cento di proprietà della Fiat e trattando, così, da posizioni di forza, con in mano il pacchetto di maggioranza di Palazzo Grassi, il Casinò oggi dovrebbe innanzitutto approvare una nuova delibera che non vincoli più l'acquisto di Palazzo Grassi all'approvazione della nuova convenzione tra Comune e Casinò (attualmente discussa in commissione). Ma il tentativo è anche quello di mettere la maggioranza di fronte al fatto compiuto.