Ancora un rogo al Cam di Casoria, dove ieri pomeriggio è stata bruciata l'opera della tedesca Astrid Sefhas. «Dalle istituzioni ancora nessun segnale», sottolinea Antonio Manfredi, il direttore del piccolo museo di arte contemporanea nato sette anni fa nel quartiere assediato da immondizia e camorra, che ora spera di non essere costretto a bruciare tutte le mille opere della sua collezione. Ma se dalle istituzioni non arrivano cenni, se il ministro dei Beni culturali Lorenzo Ornaghi, che Manfredi avrebbe voluto avere in visita al museo, continua a tacere, e tace anche il governatore della Campania Stefano Caldoro, l'Art War del Cam trova sempre più solidarietà fra gli artisti underground di mezza Europa. Dopo il gruppo inglese che tre giorni fa ha bruciato una serie di opere, è la volta ora degli artisti del centro d'arte "Tacheles" di Berlino, che hanno fatto loro la stessa forma di devastante protesta, annunciando un rogo d'arte per il 26 giugno alle 17.30: «Come nel Sud Italia anche a Berlino la libertà dell'arte e della cultura nel suo complesso rischiano di soccombere sotto la struttura mafiosa del mondo degli affari e della politica», scrivono gli artisti Barbara Fragogna, Petrov Abner, Alexander Rodin e Martin Reiter. Da loro anche un appello ai capi di Stato: «Signor Monti, signora Merkel, signor Wowereit, avete il dovere di prevenire il conflitto sociale verso cui stiamo irrimediabilmente precipitando». Le «nostre opere d'arte - spiegano gli artisti tedeschi - bruciano per dichiarare che la città di Berlino dovrebbe sviluppare, proteggere e preservare lo spazio creativo e culturale del Tacheles. Non è una mera operazione decorativa che specula sugli abusi della politica a indebito vantaggio dell'arte contemporanea, è un'azione dell'Arte».